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Di Carlos Mayer
L’anno 2025 inizia con grandi aspettative di cambiamenti nelle relazioni commerciali tra l’Unione Europea e il Mercosur, grazie alla conclusione dei negoziati per l’accordo di partenariato tra i due blocchi alla fine dello scorso anno. Un’iniziativa avviata nel 1999, che si è trascinata per un quarto di secolo e che ora sembra avvicinarsi alla fase finale. È importante sottolineare che l’accordo è molto più ampio di quanto le nostre bottiglie di vino possano filosofare; esso riguarda questioni ambientali, investimenti, condivisione di tecnologie, proprietà intellettuale e commercio in svariati settori dell’economia, tra cui minerali, automobili, alimenti, prodotti chimici, farmaceutici e molti altri, oltre al settore che ci interessa direttamente, quello delle bevande.
Gli anni impiegati per finalizzare l’accordo si giustificano non solo per l’enorme portata di quello che potrebbe diventare uno dei più grandi blocchi economici al mondo, ma anche per il crescente dibattito su clima e ambiente, nonché per eventi imprevisti come la pandemia da COVID-19 e la guerra in Ucraina, che hanno contribuito a rallentare le trattative. Un negoziato di tale portata, che coinvolge numerosi settori economici e interessi specifici di diversi paesi, non poteva certo concludersi rapidamente. Da questo lungo processo, che ha richiesto oltre due decenni per trovare un equilibrio, alcuni settori trarranno beneficio e altri dovranno adattarsi per non subirne gli effetti negativi. Dal lato europeo, il settore dei vini e dei distillati sarà certamente tra i favoriti dall’accordo.
I pro e i contro dell’Accordo
Due sono gli aspetti principali che avvantaggeranno direttamente l’industria vinicola europea: la riduzione dei dazi all’importazione e il riconoscimento delle Indicazioni Geografiche di provenienza. Entrambi saranno applicati progressivamente a partire dall’entrata in vigore dell’accordo. Per quanto riguarda la riduzione dei dazi, il primo taglio sarà effettuato già nel primo anno dopo la firma. In maniera graduale, entro otto anni i dazi saranno completamente azzerati, rendendo i vini dell’Unione Europea molto più competitivi nei paesi del Mercosur.
Analizzando in particolare il mercato vinicolo brasiliano, la barriera geografica, ovvero la sfida logistica legata alla distanza tra i territori, continuerà a rappresentare un ostacolo, ma la concorrenza con i vini cileni e argentini, che solitamente dominano il segmento degli importati, diventerà molto più equilibrata con l’eliminazione dei dazi. Il Cile non fa parte del Mercosur, ma ha un accordo bilaterale con il blocco, che gli consente di esportare i suoi vini in Brasile alle stesse condizioni, ovvero senza dazi e con agevolazioni doganali. Con un panorama competitivo più equo in termini di tassazione, fattori come la qualità e la provenienza dei vini, l’efficienza lungo tutta la filiera e, soprattutto, le strategie commerciali e di marketing adottate dai vari operatori del settore diventeranno ancora più determinanti. Il consumo di vino in Brasile continua a crescere costantemente e il mercato matura anno dopo anno. I consumatori abituali cercano nuove etichette e nuove esperienze, spostandosi verso vini di maggiore qualità e prezzo più elevato, un trend che sta rafforzando sempre di più il segmento dei vini premium in Brasile.
Dall’altro lato, nel segmento dei vini entry-level, rivolto a consumatori meno esperti ed esigenti, con un potere d’acquisto più basso ma che rappresentano il maggior volume di vendite, le decisioni di acquisto sono fortemente influenzate da promozioni e offerte, senza una chiara preferenza per l’origine del vino. Si tratta di un pubblico aperto a provare etichette e provenienze diverse, una fascia di mercato sempre in espansione grazie all’ingresso di nuovi consumatori.
Oltre alla progressiva riduzione dei dazi, l’accordo prevede anche un sistema di quote di importazione, ovvero limiti ai volumi commercializzati per regolamentare l’ingresso di vino in Brasile e proteggere l’industria locale. Un meccanismo simile sarà adottato dall’UE per tutelare altri settori sensibili che potrebbero subire ripercussioni con l’apertura del mercato, come ad esempio quello della carne bovina. Per quanto riguarda il vino, l’accordo non contempla il commercio di vino sfuso, mosto o succo d’uva. Il formato massimo consentito per l’importazione sarà di cinque litri.
Il riconoscimento delle Indicazioni Geografiche di provenienza, non solo per i vini, ma anche per numerosi prodotti italiani e di tutta Europa, è stato un altro punto di consenso raggiunto solo in questo ultimo incontro di una trattativa durata decenni. L’Italia, così come altri paesi della comunità europea, ne trarrà vantaggio, poiché vanta una gamma molto più ampia e valorizzata di prodotti con identità di origine riconosciuta. Anche le indicazioni geografiche brasiliane dovranno essere rispettate nell’UE, ma si tratta di un numero esiguo, oltre che giovane e sicuramente poco o per nulla conosciuto nel mercato europeo. Se in Brasile si fa ampio uso dei nomi di molte IG europee, non si può dire che l’uso sia stato scorretto, poiché fino ad oggi, in assenza di leggi e accordi specifici, l’utilizzo di termini come “Parmigiano”, “Bologna”, “Gorgonzola” o “Prosecco” è stato consentito nel paese. Ma in questo caso, sarà l’industria brasiliana a dover adattarsi.
Le IG europee e la nuova regolamentazione per i paesi del Mercosur
L’uso dei termini che fanno riferimento alle IG europee dovrà essere gradualmente regolamentato. Tuttavia, ci sono casi specifici che meritano attenzione. I tempi di adeguamento delle etichette variano a seconda dell’IG e possono essere diversi tra i vari paesi dei blocchi. La regolamentazione dell’IG Prosecco, ad esempio, dovrà avvenire entro 5 anni in Argentina e entro 10 anni in Brasile. È importante sottolineare che, durante il periodo di regolamentazione, non sarà possibile registrare nuovi prodotti con il termine protetto, e potranno beneficiare del periodo di transizione solo le aziende che possano dimostrare di averlo utilizzato in modo continuativo. Inoltre, sarà obbligatorio indicare in maniera chiara e ben visibile la reale regione di produzione, per evitare di indurre in errore i consumatori.
Tra i vari documenti che definiscono i punti dell’accordo, esiste un’ordinanza del Ministero dell’Agricoltura, Allevamento e Approvvigionamento del Brasile, emessa il 24 maggio 2022, che elenca diverse aziende brasiliane e di altri paesi del Mercosur che saranno esentate dal divieto di utilizzo dei nomi legati alle IG europee, anche dopo l’entrata in vigore dell’accordo. Per la stragrande maggioranza, si tratta di aziende casearie, mentre solo tre operano nel settore delle bevande, nessuna delle quali nel comparto vitivinicolo. Difficile dire se i produttori di vino abbiano accettato facilmente il cambiamento o se siano stati semplicemente lenti nel richiedere tale autorizzazione speciale. In ogni caso, il Ministero dell’Agricoltura ha mantenuto un canale aperto per l’invio di nuove richieste e documentazioni.
Ci sono poi altri aspetti interessanti che, pur non essendo esplicitamente trattati nell’accordo, potrebbero evolvere parallelamente alla sua entrata in vigore. Non è difficile immaginare una maggiore armonizzazione dei termini utilizzati nel settore vinicolo, non necessariamente legati all’origine, ma piuttosto allo stile o alla qualità del vino, come per esempio “Riserva” o “Gran Riserva”, che attualmente hanno significati molto diversi nei vari paesi. Un altro punto, forse ancora più rilevante e con un impatto significativo sul mercato del vino, riguarda il riconoscimento delle pratiche agricole e produttive che oggi rappresentano una barriera commerciale importante per l’ingresso dei vini europei in Brasile. Certificazioni biologiche, biodinamiche o pratiche sostenibili potranno essere riconosciute più facilmente tra i paesi del blocco. Attualmente, per esempio, la certificazione biologica europea non è valida in Brasile e, paradossalmente, può persino impedire l’importazione dei vini se l’etichetta riporta il termine “biologico” senza una certificazione riconosciuta in Brasile. Le normative sanitarie, fitosanitarie e le regolamentazioni sull’etichettatura di ciascun paese continueranno comunque a valere e dovranno essere rispettate.
In attesa della ratifica definitiva è necessario essere pronti alle nuove dinamiche di mercato
Le negoziazioni dell’Accordo di Partenariato tra Unione Europea e Mercosur sono concluse: non è più possibile rivedere i termini dell’accordo. O si approva così com’è, oppure non si approva. Esiste la possibilità che non venga ratificato, ma le aspettative sono orientate verso una firma definitiva. Attualmente, il testo è in fase di revisione legale e traduzione in tutte le lingue ufficiali dei due blocchi, oltre alla necessaria approvazione da parte dei gruppi e di ogni singolo paese. Questa fase potrebbe richiedere dai 2 ai 3 anni per essere completata.
Sebbene ci siano ancora tempi da attendere prima che gli effetti dell’accordo siano percepiti concretamente, è già possibile anticipare il cambiamento e prepararsi alle nuove dinamiche commerciali. Comprendere le nuove regole, i nuovi percorsi, le opportunità che si aprono e le strategie che si possono costruire. Dal lato europeo, non è solo l’Italia a guardare con interesse al mercato brasiliano in continua crescita. La Francia, pur essendo contraria all’accordo, avrà grandi possibilità per i suoi Champagne e altri vini di alta gamma. In termini di volumi, il Portogallo ha venduto al Brasile nel 2024 più del doppio dell’Italia e più del triplo della Francia, secondo gli ultimi dati disponibili. Se il commercio tra i paesi sarà ulteriormente facilitato, non è difficile immaginare che il Portogallo possa guadagnare qualche punto percentuale nel 40% di quota di mercato che il Cile detiene oggi tra i vini importati in Brasile. Aspettare passivamente l’evolversi dell’accordo non sembra la migliore strategia per chi vuole cogliere al meglio le opportunità che verranno.

