di Francesco Annibali
Il 21 agosto è scomparso a Milano Ampelio Bucci, fuoriclasse del Verdicchio di Jesi con l’azienda Villa Bucci e uno dei maggiori bianchisti nazionali. Aveva 89 anni. Nativo di Senigallia ma milanese di adozione, docente universitario di marketing, Ampelio Bucci nei primi anni Ottanta aveva intrapreso la strada del Verdicchio di qualità abbandonando la tradizione, che allora voleva la vinificazione del Verdicchio in semi-rosso, per ricercare la strada della finezza e della longevità. Decisivo, in questo cambio di paradigma, l’incontro con il grande enologo alto-atesino Giorgio Grai, che aiutò Ampelio Bucci a plasmare vini bianchi affusolati e sussurrati.
Poco potenti e poco profumati – per questa ragione più adatti alla tavola che alle degustazioni – i Verdicchio di Villa Bucci hanno sempre bisogno di una buona sosta in vetro per esprimere quel mix di finezza e persistenza che li posiziona ai vertici dell’enologia nazionale. Se il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, affinato solo in acciaio, dà il meglio di sé attorno al quinto anno dalla vendemmia, la Riserva, maturata in legno grande, richiede sempre il doppio del tempo: un’attesa che viene spesso ripagata da un bianco di classe mondiale.
Imprenditore lungimirante e uomo dai modi squisiti, Ampelio Bucci lascia un segno profondo in tutti coloro che lo hanno frequentato.
Nel 2024 ha venduto l’azienda alla famiglia Veronesi di SignorVino, che non ha modificato lo stile aziendale.
“La perdita di Ampelio Bucci lascia un vuoto incolmabile nel mondo del vino delle Marche e soprattutto italiano. Con la sua passione instancabile ha messo una pietra fondamentale per elevare il Verdicchio a un livello di eccellenza riconosciuto a livello internazionale. La sua visione, sempre audace e lungimirante, continuerà a essere d’ispirazione per tutto il Consorzio”, ha commentato Michele Bernetti, presidente dell’Istituto Marchigiano di Tutela dei Vini e AD Umani Ronchi.

