“E tu da che parte stai? Dimmelo nei commenti!”. La domanda arriva dopo un reel di poco più di un minuto che affronta un tema delicato e complesso come quello di alcol e salute. Qualche spiegazione sul metabolismo dell’alcol e i rischi collegati, una frase sul consumo moderato, l’affermazione “passe-partout” che il vino non è (solo) alcol e poi la domanda. A farla è una comunicatrice del vino, il luogo è la sua bacheca di Instagram. Non chiede che cosa ne pensi o che cosa ne sai, chiede di schierarsi, come se si trattasse di una gara sportiva o come se i suoi follower fossero membri della giuria popolare di una puntata di Forum.
Non è un caso isolato: per creare engagement – coinvolgimento – e alimentare il thread – la discussione – continuiamo, anche nel mondo del vino, a creare squadre (o partiti, come volete voi) che si affrontano anche sugli aspetti più tecnici o complessi.
Abbiamo cominciato con i vini naturali contro tutti, abbiamo visto nascere quelli che solo il tappo a vite e quelli che mai senza il sughero, quelli che i dealcolati non sono vino e che però il vino non è alcol e addirittura quelli che le TEA no e i PIWI sì (e quelli che viceversa PIWI giù e TEA su).
Mettendoci e schierandoci dalla parte del nero, da quella del bianco o nel gruppo del rosso, ci siamo dimenticati del grigio e del rosa che, diciamocelo, nella maggior parte dei casi sono molto più eleganti e vestono benissimo i nostri pensieri.
Nel mare tiepido dei cuori e dei like che galleggiano sotto i nostri post, ci siamo dimenticati di cosa ci sta sotto e abbiamo perso la capacità di immergersi nella profondità di quanto ci circonda: la dimensione più interessante e ricca da scoprire e da osservare. Eppure, senza uscire dal linguaggio del web, l’attività di cercare, raccogliere e approfondire in rete si definisce navigare. Non dividere, non banalizzare, non essere spettatori passivi di una comunicazione ipersemplificata, ma navigare. Come Ulisse.
Come è successo?
A rispondere e spiegare il ruolo che hanno avuto i social media nel fenomeno della polarizzazione (delle opinioni e delle posizioni, in qualsiasi contesto), è la psicologia sociale. C’entrano i bias di conferma, le bolle social o echo chamber e naturalmente gli algoritmi, che tendono a mostrarci i contenuti in grado di soddisfare il nostro bisogno di approvazione o di sollecitare in noi emozioni contrastanti, spingendoci a intervenire nelle discussioni e creare engagement, l’unico obiettivo. L’ho fatto anch’io sotto al post del quale parlavamo in apertura: l’ho fatto e in tal modo ho contribuito al successo di un contenuto che non condividevo del tutto.
Certo si può fare buona divulgazione anche sui social e utilizzarli per raccontare la complessità: il problema è che gli algoritmi non premiano la qualità e la sopravvivenza di chi si muove su quei mezzi dipende sostanzialmente dai numeri.
Ma se i social hanno questo funzionamento, che ci piaccia o meno, si può scegliere di informarci altrove, in modo più approfondito e anche più lento.
La scienza e la tecnica, con la viticoltura, l’ambiente e l’enologia, sono temi complessi, a volte non facili e immediati ma sicuramente affascinanti e interessanti, che si sia professionisti o semplici appassionati. Dedicando il giusto tempo all’approfondimento si è in grado di fare proprie le tante sfaccettature e visioni di un argomento, scoprendo che le cose non sono mai banali, a volte portano a scelte complicate ma non necessariamente divisive.
Non è un momento facile per l’editoria e per chi realizza, pubblica e vive di approfondimenti. Un esempio su tutti è la disputa degli editori nei confronti di Google per l’uso dell’AI Overview, quella sintesi dei contenuti della ricerca che compare prima dei link, che utilizzano i contenuti dei link ma evitano a chi cerca un argomento la fatica di andarsi ad aprire le fonti e leggere gli originali.
Leggere, assimilare, ascoltare voci diverse, fare scelte richiede un tempo che ci dobbiamo riprendere. Ogni numero di Millevigne è ricco di approfondimenti necessari per restare informati dandosi tempo: ci sono tre mesi tra un numero e l’altro. Tre mesi per leggere e navigare in quello che potremmo definire un sano e ricco slow reading. Un abbonamento a Millevigne, che oggi si presenta in una nuova veste grafica ma con la profondità di sempre, è un investimento per stare dalla parte giusta.
E tu da che parte stai?
Nota: In questo editoriale sono contenuti diversi anglismi che si usano nel linguaggio dei social media. A volte i termini corrispondenti in italiano esistono, a volte no, ma chi bazzica Facebook, Instagram o TiK Tok li usa così e tradurli sarebbe una forzatura. Nessun Accademico della Crusca è stato maltrattato.

