Maggio 2024

Assovini, l’associazionismo efficace

Unità, collaborazione, comunicazione efficace, sostenibilità e ricambio generazionale sono i tratti distintivi e vincenti di Assovini

Assovini, l’associazionismo efficace

di Elisabetta Tosi

Non sono molti, ma anche nel vino si possono trovare degli esempi di associazioni riuscite, gruppi di persone che si sono messe insieme per raggiungere scopi condivisi. Facile a dirsi, molto meno a farsi. Un esempio di quando l’associazionismo funziona possiamo vederlo nella FIVI, un altro è sicuramente Assovini Sicilia.

Assovini è una scommessa vinta, fatta 25 anni fa in una terra di grandi contrasti, dove la gente spesso tende a non collaborare. Nel 1998  tre amici – Diego Planeta, Giacomo Rallo e Lucio Tasca – tutti imprenditori vinicoli,  decisero di unire le loro forze per un comune obiettivo:  far conoscere all’Italia e al mondo i vini siciliani.

Venticinque anni fa i nostri tre fondatori decisero di fare squadra. Era una squadra maschile – ha esordito Mariangela Cambria, dell’azienda Cottanera, attuale presiedente di Assovini, nella conferenza di chiusura dell’edizione 2024 di Sicilia En Primeur – Oggi questa squadra è guidata da donne (l’attuale c.d.a. è infatti formato da Lilly Ferro della Casa Vinicola Fazio, e Josè Rallo, di Donnafugata, n.d.a.), e la Sicilia riesce a essere un progetto corale. Non solo: oggi le aziende di Assovini sono un centinaio.  Non siamo più solo un’associazione, siamo diventati il racconto di una visione”. Il grande merito che viene riconosciuto ad Assovini non è solo quello di essere riusciti in un quarto di secolo a far conoscere la Sicilia fuori dai soliti stereotipi, e di aver trasformato una terra nota per i vini sfusi in una regione famosa per i suoi brand prestigiosi, ma anche di aver dimostrato che l’associazionismo può essere efficace, e da questo, se si vuole, si possono trarre cinque interessanti – e replicabili – spunti d’azione.

  • Puntare sull’unità. In Italia “fare sistema” diventa impossibile solo se ci si arena sulle singole individualità, su ciò che divide anziché su quello che può unire. Se si continua  a parlare in termini di contrapposizioni. Ma quando si vogliono trovare i minimi comuni denominatori dai quali iniziare a costruire qualcosa insieme, alla fine si trovano sempre. Planeta, Rallo, Tasca erano tre produttori che volevano la stessa cosa: promuovere l’isola nella sua interezza e completezza, come un tutt’uno che nella sua complessa molteplicità trova nel vino il suo comune denominatore. Un obiettivo che nel tempo molti altri produttori hanno scoperto di poter condividere.
  • Cercare la collaborazione. Se si vuole pensare e agire in grande bisogna saper dialogare e collaborare anche con altre istituzioni: dall’amministrazione regionale, con il cui Assessorato all’Agricoltura fin da subito Assovini instaurò un dialogo proficuo, ai diversi Consorzi di Tutela e associazioni sul territorio, fino all’Europa.
  • Comunicare. Un’associazione che voglia “far conoscere al mondo, oltre che all’Italia, il vino siciliano con le sue caratteristiche distintive”, come si legge nel loro manifesto online, deve saper comunicare. In tutte le lingue, e con tutti i mezzi oggi disponibili. Per questo nel 2004 Assovini ideò Sicilia En Primeur, evento annuale nato per comunicare la qualità dell’ultima vendemmia e dei vini presto in commercio. Le prime edizioni si tennero a Palermo, ma nel 2007 divenne itinerante, diventando per i giornalisti invitati (stranieri, ma anche italiani) un’occasione irrinunciabile di scoperta della varietà e ricchezza del territorio siciliano, oltre che di incontro con i produttori nelle loro cantine. E sempre per comunicare, Assovini supporta un magazine online, WIS – WineinSicily, rivolto al pubblico finale.
  • Promuovere la sostenibilità. Se un’associazione vuole avere un futuro deve saper pensare a medio e lungo e termine. Uno scopo per il quale nel 2020 è nata la Fondazione SOStain, il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura siciliana creato da Assovini e dal Consorzio DOC Sicilia. Oggi conta 43 aziende aderenti, per un totale di oltre 5 mila ettari di vigneto e 21 milioni di bottiglie certificati. Lo scopo è contribuire a valorizzare il vino generando un valore aggiunto per il consumatore che remuneri, almeno in parte, gli sforzi dei produttori per ridurre i propri impatti.
  • Promuovere il ricambio. Anche se l’argomento è spinoso e delicato per tutti, in ogni azienda arriva il momento in cui si deve passare il testimone. Nel caso di Assovini, la Generazione Next, formata dai nipoti dei fondatori e dai figli di alcuni soci, è già scesa in campo, e si è presentata ufficialmente all’ultimo Vinitaly. Il suo obiettivo è portare nel mondo i vini siciliani parlando ai propri coetanei, e cercando nuovi linguaggi per avvicinarli.

Sono grata a chi lavora ogni giorno per tenere alta la nostra bandiera – ha detto la presidente CambriaFare squadra vuol dire vincere le sfide, e il futuro  ora sono i giovani, le nuove generazioni. A loro dico: fate. Osate. Ma non dimenticate le vostre radici.”

In perenne equilibrio tra passato e presente, in Sicilia il futuro si coltiva anche così.