Gennaio 2024

Auguri alla DOC Gavi che festeggia il mezzo secolo

Dal 1974 la denominazione cresce, raccoglie successi intorno al mondo e investe sul futuro sostenibile

Auguri alla DOC Gavi che festeggia il mezzo secolo

CS – Il Gavi festeggia nel 2024 i 50 anni dal riconoscimento della DOC. Correva l’anno 1974 quando il Cortese di Gavi veniva annoverato tra le denominazioni di origine controllata, istituite con l’obiettivo di valorizzare i prodotti di qualità rappresentativi di una specifica area territoriale.

“E’ un anniversario importante, un traguardo storico: premia il lungo percorso, l’impegno e la dedizione dei produttori che, insieme, hanno costruito la reputazione di un vino oggi presente in oltre 100 paesi nel mondo”. Commenta Maurizio Montobbio,  presidente del Consorzio Tutela del Gavi, organo che dal 1993 vigila sulla denominazione che ha ottenuto nel 1998 la DOCG.

Gli oltre 1600 ettari di Cortese compresi negli 11 comuni della provincia di Alessandria – Bosio, Carrosio, Capriata d’Orba, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, Pasturana, San Cristoforo, Serravalle Scrivia, Tassarolo – costituiscono l’enclave quasi totale della produzione nazionale di Cortese; vitigno che in questo territorio – angolo più orientale del Sud del Piemonte al confine con la Liguria, favorito da un’eccezionale posizione geografica – ha trovato la sua massima espressione: il Gavi, Cortese in purezza.

Dalla sua nascita, la denominazione ha conosciuto una costante crescita: in particolare negli ultimi 20 anni:  + 58% di superficie vitata, da 1021 a 1600 ettari; + 75 % di bottiglie prodotte, da 8 a 14 milioni; + del 85 % della produzione destinato all’export; 180 tra produttori, vinificatori e imbottigliatori sono soci del Consorzio; 65 milioni di fatturato delle aziende produttrici e 5000 persone impiegate nella filiera.

Sono numeri molto positivi che suggellano l’affermazione del Gavi, confermati anche nel  2023 appena concluso, con oltre 14 mln di bottiglie vendute e la presenza fissa del Gavi sui principali mercati internazionali, in particolare in UK, USA e Germania. 

Prosegue il Presidente Montobbio: “Il mercato sta premiando i vini bianchi e questo ci consente di performare bene nonostante la contrazione dei consumi e l’aumento delle accise nel nostro primo mercato (UK). In  questo anno celebrativo continueremo a realizzare –  a livello consortile  – attività orientate al consolidamento del valore del Gavi  nei mercati in cui siamo già presenti, proseguendo i progetti di promozione nazionale  e internazionale  già avviati lo scorso anno”.

Questo traguardo è stato raggiunto grazie alla sempre crescente dedizione dei singoli produttori che hanno puntato alla produzione di un vino capace di esprimere nel bicchiere la tipicità delle proprie vigne e a una maggiore conoscenza delle vocazioni del proprio territorio. Non ultima, la scelta di una viticoltura non invasiva, rispettosa di una biodiversità unica che è la principale ricchezza, insostituibile, del patrimonio vinicolo del Gavi.

GAVI ETICHETTA ISTITUZIONALE

“Nell’ultimo decennio la viticoltura nel territorio del Gavi ha dovuto confrontarsi con stagioni profondamente diverse tra di loro, in qualche caso anche estreme – spiega Davide Ferrarese agrotecnico del Consorzio – e per mantenere l’alto livello di qualità che caratterizza questo vino è emersa la necessità di un confronto sui temi di sostenibilità e cambiamento climatico”.

Il Consorzio Tutela del Gavi ha quindi avviato un progetto di analisi agronomica e meteorologica sul territorio, con lo scopo di improntare la viticoltura a un’agricoltura di precisione: come la realizzazione di una rete di stazioni meteo per raccogliere dati sull’ambiente di coltivazione, conoscerne meglio le caratteristiche e monitorare l’andamento climatico.

“Il vitigno Cortese, anche nel corso dell’ultima vendemmia così come in quella precedente, ha dimostrato una eccezionale capacità di adattamento: come se l’insediamento secolare di questo vitigno nella zona avesse fornito all’uva la memoria genetica per affrontare anche situazioni estreme” – conclude Ferrarese.

Un anniversario, quindi, che conferma la maturità di una viticoltura millenaria proiettata al futuro.