di Alessandra Biondi Bartolini
4 giugno 2026, Montespertoli (Firenze)
La Festa del Vino di Montespertoli è da 68 edizioni un appuntamento irrinunciabile per fiorentini e chiantigiani. Sette giorni di eventi, folklore, degustazioni, dibattiti, competizioni e partecipazione che già da soli dimostrano il valore del saper fare squadra e credere nel proprio territorio.
Un successo di pubblico e un calendario densissimo di avvenimenti nel quale il Comune di Montespertoli e la sezione Toscana di Assoenologi hanno voluto inserire un momento di riflessione sulla situazione e sulle criticità che il comparto sta attraversando: crisi climatica, cali nelle esportazioni, crollo dei prezzi delle uve e dei vini, incremento delle giacenze di cantina.
Lo workshop “Cambiare calice: cambiamenti, crisi e opportunità” moderato da chi scrive e introdotto dal Sindaco di Montespertoli Alessio Mugnaini e da Valentina Canuti dell’Università di Firenze, ha voluto andare oltre alle lamentele e al vittimismo e ha affrontato, dati alla mano, la situazione, le cause e le possibili strategie da adottare per accompagnare e assecondare un cambiamento che non si potrà evitare né arrestare.
Il quadro della situazione è stato introdotto da quattro relazioni con Paolo Brogioni, direttore di Assoenologi, Silvio Menghini, professore di Economia Agraria presso il DAGRI dell’Università di Firenze, Alessio Mugnaini, Sindaco di Montespertoli e delegato di ANCI Toscana per l’agricoltura e Marco Giuri, giurista e consulente legale di Assoenologi.
Consumi che cambiano, consapevolezza e strategie
I dati presentati da Paolo Brogioni evidenziano, a livello mondiale, un progressivo calo dei consumi di vino negli ultimi 20 anni, passati da 27,3 nel 2006 a 20,2 miliardi di ettolitri nel 2025. In Italia il trend non è diverso. Si beve meno, con frequenza minore e ad aver ridotto il consumo abituale, rendendolo sempre più occasionale e legato a particolari occasioni, sono soprattutto le fasce di età dei giovani e degli under 44.
Eppure non è così in tutto il mondo: al di fuori della vecchia Europa e della Cina, soprattutto in alcuni paesi, consumi e consumatori evidenziano un trend positivo. Osservati speciali sono quindi non solo le nuove generazioni, ma anche paesi come Australia, Messico, Giappone, Perù, Colombia, Corea del Sud, India, per alcuni dei quali saranno cruciali i futuri accordi di libero scambio.
Di come affrontare la crisi attuale nei suoi diversi aspetti, congiunturali (la situazione geopolitica, i dazi, la riduzione del potere d’acquisto) e strutturali (la crisi climatica e il ricambio generazione, i cambiamenti nei consumi e negli stili di vita delle persone, la crisi demografica), ha parlato Silvio Menghini. Una volta che il quadro è chiaro, ha spiegato il docente fiorentino, occorre definire gli ambiti nei quali identificare la soluzione, sia internamente all’azienda, differenziando i canali di vendita, introducendo innovazione di processo e di prodotto e lavorando sulla comunicazione. Ma occorre anche uscire dai confini aziendali, collaborare e rivolgersi alla filiera e al territorio – le amministrazioni, la società civile e le reti di impresa
“Cercare di affrontare la crisi pensando solo di salvare il vecchio modello produttivo e difendere le attuali posizioni – ha concluso Menghini – potrebbe non bastare. E tuttavia superare una crisi è possibile, ci siamo già riusciti in occasione dello scandalo del metanolo, quando il vino cessò di essere una commodity. Adesso dobbiamo prendere atto del cambiamento strutturale dei consumi, assecondare il mercato senza tuttavia necessariamente inseguirlo, rafforzare il rapporto con il territorio e costruire intorno al prodotto l’esperienza, oltre che prendersi cura con attenzione del ricambio generazionale all’interno delle aziende”.
Nella tavola rotonda “Linguaggio, giovani e occasioni di consumo” si è successivamente tornati a parlare di consumi e comunicazione con la giornalista enogastronomica Barbara Amoroso Donatti, Massimo Rovai, Presidente di Slow Food Toscana e Ivangiorgio Tarzariol, presidente della sezione Toscana di Assoenologi.
Etichettatura e health warning
Quello che cambia oggi, ha aggiunto Marco Giuri, è che il settore si sta trovando ad affrontare non una, ma molte crisi e cambiamenti contemporaneamente, non ultimi quelli legati alle nuove normative sull’etichettatura: quelle già avvenute negli anni scorsi con l’introduzione delle indicazioni nutrizionali e l’elenco degli ingredienti e quelle che, come chiede OMS Europe, potranno avvenire nei prossimi anni con l’introduzione delle avvertenze di rischio per il consumo dell’alcol.
“Il percorso che conduce dal QR Code ai warning sanitari si inserisce in una strategia europea orientata ad accrescere la trasparenza verso il consumatore e, parallelamente, a ridurre i consumi di alcol con strumenti informativi sempre più incisivi. La sfida per il settore non è soltanto giuridica, ma anche economica, sociale e identitaria” ha spiegato Giuri.
Con l’entrata in vigore del Reg 2021/2117 anche sull’etichetta dei vini sono state inserite le informazioni nutrizionali e la lista degli ingredienti, con la possibilità, prima e unica per il settore vitivinicolo, di utilizzare anche uno spazio digitale. Alcune informazioni, come il valore nutrizionale insieme a quelle relative agli allergeni che erano già presenti, sono riportate sull’etichetta fisica, mentre elenco degli ingredienti e tabella nutrizionale completa possono essere raggiunti dal consumatore attraverso un QR code.
Nel febbraio 2025, l’OMS Europa ha pubblicato un rapporto nel quale si evidenziava il fatto che in Europa esiste un basso livello di consapevolezza sui rischi legati al consumo di alcol e si sottolineava la necessità di riportare sulle etichette degli alcolici avvertenze chiare sul rischio di tumori associato. E la richiesta per gli heath warning è di riportarli sull’etichetta fisica (come è già per altre avvertenze legate ai rischi per la salute, ad esempio gli allergeni ndr) e non nella e-label, il cui accesso è volontario e fruito solo da alcuni consumatori.
“Nel passaggio agli health warning – ha evidenziato Giuri – lo scopo delle indicazioni cessa di essere trasparenza informativa e passa a essere prevenzione. Si aprono così anche una serie di scenari ancora non dipanati sui possibili conflitti tra le politiche europee agricole e di promozione (ad esempio gli OCM) e quelle sanitarie”.
A fare il resto saranno, nei prossimi mesi, le attività di lobbing presso le istituzioni europee.
Sui territori una governance forte e unita
Il collegamento con il territorio e gli aspetti legati alla necessità di identificare, soprattutto nei momenti di difficoltà, una governanceforte, rappresentativa e unificante, è stato affrontato da Alessio Mugnaini.
“In Toscana esistono 21 Strade del vino e dell’olio, 12 distretti rurali, 9 comunità del cibo, 11 distretti biologici, 2 distretti rurali e bio, oltre naturalmente ai Consorzi di tutela delle varie denominazioni (11
DOCG, 41 DOC e 6 IGT)” ha riportato Mugnaini “Non è facile dialogare tra così tante realtà e per questo Anci sta lavorando con Regione Toscana per una nuova legge di riordino e semplificazione della governance all’interno dei territori”.
I Comuni da parte loro, ha aggiunto il Sindaco del comune chiantigiano, hanno un ruolo fondamentale nella pianificazione urbanistica realizzata in modo coordinato all’interno del distretto, ma possono essere anche parte attiva nel raccogliere le istanze delle aziende presenti sul territorio, come avviene negli incontri Idee in campo, promossi da ANCI per creare delle condizioni perché si creino occasioni di collaborazione all’interno della filiera.
La discussione sulle necessità di governance e sugli interventi necessari per sostenere i produttori e la filiera è proseguita all’interno della prima delle due tavole rotonde nella quale sono intervenuti Brenda Barnini, Consigliera regionale e Presidente della Commissione Sviluppo economico e rurale della Regione Toscana, Saverio Galli Torrini, direttore del Consorzio Vino Chianti e Giulio Tinacci, presidente dell’Associazione Viticoltori di Montespertoli.

