Novembre 2023

Cassiodoro il cantore del Recioto della Valpolicella candidato agli onori dell’altare

Un Ministro Imperiale sulla via della santità e la sua epistola sul Recioto

Cassiodoro il cantore del Recioto della Valpolicella candidato agli onori dell’altare

Elisabetta Tosi

“Questo è veramente vino puro, regale di colore, eccelso di sapore, sicché tu penseresti o che la porpora sia tinta dalle sue fonti, o che i suoi liquori si credano spremuti dalla porpora. Lì la dolcezza si sente con ineffabile soavità; non so da qual vigore è rafforzata la concentrazione; al suo assaggio la densità cresce, così tu diresti essere o un carnoso liquore o una mangiabile bevanda”.
Così Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore, Prefetto del Pretorio alla corte di re Teodorico, scriveva nel 533-535 d.C. al Canonicario delle Venezie (l’equivalente del moderno esattore delle tasse), descrivendo con ricchezza di aggettivi e di particolari l’esatto vino che dovevano procurare per la mensa del re goto Teodorico. Un vino definito “acinaticium” nel testo originale in latino, cioè nato dagli acini: in breve, quello che i veronesi oggi conoscono come Recioto della Valpolicella.
La lettera, tratta dal Libro XII delle “Variae” di Cassiodoro, è considerata la testimonianza più antica del prestigio attribuito al “padre” dell’Amarone – e Cassiodoro il suo miglior “testimonial” ante litteram. Oggi questo antico personaggio nato in Calabria nel 485 ca. d.C., è ricordato dagli appassionati di vini dolci per la sua predilezione per i Recioto veronesi (oltre al rosso della Valpolicella, la sua famosa lettera cita anche quello di Soave, “che riluce in una lattea coppa… lì il biancore è di decorosa e serena purezza”), ma gli studiosi di storia della Chiesa lo conoscono soprattutto per i suoi scritti e la sua intensa attività politica di consigliere personale del re e suo rappresentante. Non solo: Cassiodoro fu anche un importante letterato, che svolse un ruolo cruciale nel preservare e trasmettere la conoscenza classica in un’epoca di sconvolgimenti politici e sociali, e un cristiano che non venne mai meno alla sua fede. Ancora oggi la sua vita e le sue opere continuano a essere studiate e apprezzate per il loro significato storico e intellettuale. Alla fine della sua carriera politica, Cassiodoro si ritirò a Squillace, dove fondò un monastero e una biblioteca. Morì ultranovantacinquenne verso il 580 e, come si dice, in odore di santità. Nel 2007 la diocesi di Catanzaro ha iniziato la causa per la sua canonizzazione. Non sarà una cosa breve, sia per la lontananza nel tempo del personaggio, sia per la necessità di presentare moltissime e inoppugnabili prove documentali. “Dovremo presentare anche prove archeologiche, perchè ad oggi non sappiamo nemmeno dov’è stato sepolto”, ha spiegato don Massimo Cardamone, Postulatore diocesano della causa di canonizzazione di Cassiodoro durante la recente serata intitolata “Cassiodoro – Un Ministro Imperiale sulla via della santità e la sua epistola sul Recioto” e tenutasi di recente a S.Floriano di Valpolicella (VR). “Gli archeologi cercheranno i siti delle due istituzioni da lui fondate, e le prove dell’esistenza di un culto a lui dedicato fin dall’antichità. Ma per lo studio che ho fatto sin qui – ha proseguito il sacerdote – sono più che convinto della sua santità. Cassiodoro era un uomo aperto, moderno, che ha sempre parlato solo di pace e che sognava l’unione tra i popoli (nel suo caso, si trattava di Romani e Goti). Avrebbe tanto da dirci anche oggi”. In attesa di vederlo riconosciuto anche come santo, gli appassionati di Recioto veronese continueranno a ricordarlo come il Ministro che amava bere il vino del re.

Foto in apertura: Formella Cassiodoro, altare Pieve di S. Floriano di Valpolicella