Maggio 2024

Come il Vino ha cambiato la storia dell’uomo

Conferenza ad alto livello ad Asti nella nuova sede dell’ONAV

Come il Vino ha cambiato la storia dell’uomo

Maurizio Gily

Il presidente ONAV Vito Intini e i professori di enologia Vincenzo Gerbi, Presidente del Consiglio Scientifico dell’ONAV, e Luigi Moio, presidente dell’OIV, hanno proposto agli ospiti una ricca serata di divulgazione scientifica e storica  giovedì 9 maggio nella nuova sede ONAV di Asti.

Il presidente Intini ha ricordato come ONAV sia la più antica organizzazione italiana che si occupa a livello divulgativo di didattica del vino e sua degustazione. Divulgazione ma, fin dalla fondazione nel 1951, con una solida base scientifica, oggi rappresentata da un autorevole comitato scientifico. Gerbi ha introdotto il tema di come gli studi sul vino siano stati in molti casi alla base dei progressi della chimica organica e della microbiologia negli ultimi tre secoli, anche in relazione all’interesse suscitato dal suo potere antisettico in tempi in cui la potabilità dell’acqua non era sempre garantita. Una proprietà già nota agli antichi romani e utilizzata nell’alimentazione dei militari. Argomento poi ampiamente sviluppato da Moio in un excursus storico in cui sono comparsi molti scienziati noti a tutti gli studenti, ma forse non per i loro studi sul vino: da Galileo a Lavoisier, da Gay-Lussac a Pasteur, il più importante di tutti sotto questo aspetto. Dal riconoscimento del vino come bevanda “sana” in quanto non contaminabile da microrganismi patogeni, allo studio della rifrazione dei cristalli dei sali tartarici come base per la comprensione di vari aspetti di quella che si sarebbe poi chiamata biologia molecolare. Moio ha anche spiegato la natura e le importanti funzioni dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino), di cui è presidente, e di cui ricorre quest’anno il centenario dalla fondazione, che sarà celebrato con l’apertura di una nuova, prestigiosa sede a Digione, per la quale la Francia, da sempre sede dell’OIV, ha investito 20 milioni di euro. Ha concluso infine con alcune considerazioni sul presente e sul futuro che si possono riassumere nel concetto di vocazione: i vini di qualità nascono da uve di qualità, e non esiste buona enologia senza buona viticoltura. I vini che hanno bisogno di correzioni strutturali in cantina nascono da zone non vocate, dove è stato un errore impiantare vigneti, oppure dove sono stati piantati vitigni non adatti a quel territorio, perché le uve non hanno una maturazione equilibrata e richiedono poi pesanti interventi di cantina. L’enologo deve essere un “facilitatore del processo”.