Marzo 2024

Diversità microbiologica e salute del suolo: i primi risultati del progetto MiSalVi in Toscana

Presentati a Pistoia i primi risultati del progetto MiSalVi finanziato dalla Regione Toscana: l’obiettivo è di verificare l’efficacia in vigneto di diversi inoculi di funghi micorrizici in combinazione con la semina di colture di copertura interfilare

Diversità microbiologica e salute del suolo: i primi risultati del progetto MiSalVi in Toscana

di Alessandra Biondi Bartolini

La diversità microbiologica e l’interazione dei microrganismi con le radici delle piante sono fondamentali per la salute del suolo e del vigneto. In questo quadro un ruolo particolarmente importante in tutte le piante di interesse agrario è svolto dai funghi micorrizico-arbuscolari che, protagonisti di una simbiosi mutualistica con le radici delle piante, moltiplicano la loro capacità di esplorare il terreno, migliorano la resistenza delle piante agli stress biotici e abiotici e favoriscono la sintesi di alcuni composti bioattivi come gli antociani o le sostanze volatili o VOCS quali il metil-salicilato o la benzaldeide. Per favorire le simbiosi micorriziche nel vigneto è possibile perseguire diverse strategie, che vanno dalla stimolazione delle popolazioni microbiche già presenti nei suoli più ricchi per fertilità biologica, all’inoculo di complessi e preparati micorrizici di diversa natura e provenienza.

Il progetto MiSalVi, che vede impegnate l’Università di Pisa e di Firenze con il coordinamento di FoodMicroTeam, ha lo scopo di indagare il ruolo svolto dagli inoculi micorrizici sulla fertilità biologica del suolo in vigneto e  il loro l’impatto sul microbiota dei suoli e della pianta, la qualità delle uve e le caratteristiche dei vini.

I risultati del primo anno di attività sono stati presentati il 19 febbraio scorso presso Toscana Fair a Pistoia. L’uso degli inoculi micorrizici è stato associato alla semina delle colture di copertura dell’interfilare inerbito e il piano sperimentale, ha spiegato Simona Guerrini, presidente e amministratrice delegata di FoodMicroTeam, ha previsto quattro diverse tesi presso i vigneti di due aziende dell’area del Chianti Classico: un controllo negativo, una tesi inerbita ma non inoculata, una tesi inerbita e inoculata con un preparato commerciale e un’ultima tesi inerbita e inoculata con un inoculo micorrizico autoctono selezionato in un’area di particolare interesse naturalistico della Toscana.  Il secondo anno di attività, che non prevede di ripetere l’inoculo, potrà permettere di valutare come e se gli inoculi possano evolversi e divenire stanziali.

Il sito scelto per il prelievo e la selezione dell’inoculo micorrizico toscano è considerato un hotspot per la diversità dei funghi micorrizico-arbuscolari ed è presente nei campi sperimentali del centro di ricerca Enrico Avanzi che si trova a sua volta all’interno di una zona protetta nel Parco Regionale Migliorino San Rossore Massaciuccoli e della biosfera chiamata Riserve Costiere Toscane.

“In questi terreni”, ha spiegato Alessandra Turrini dell’Università di Pisa “è presente una quantità e diversità di specie di funghi micorrizico-arbuscolari elevatissima. Si parla di almeno 30 specie che, considerando che sono più o meno 350 le specie conosciute di questi funghi, sono  un numero molto elevato”.

L’inoculo è stato preparato e distribuito nei due vigneti sperimentali di Borgo di Sugame e del Palagio di Panzano e i suoli sono stati poi monitorati per controllare la presenza e la vitalità dei propaguli fungini nel tempo. In una delle due aziende al termine del primo anno di rilievi i livelli di colonizzazione si sono rivelati maggiori nel caso dell’inoculo micorrizico dell’Università di Pisa. Saranno nei prossimi mesi anche i risultati della caratterizzazione e l’evoluzione delle popolazioni microbiche presenti prima e dopo l’inoculo che potranno spiegare il diverso comportamento nei due vigneti. Questa attività è oggetto dell’attività del gruppo di studio di Carlo Viti dell’Università di Firenze.

L’analisi della diversità microbica del suolo si basa sull’analisi del DNA ha spiegato Gergely Ujvari dell’Università di Firenze: “Dal momento che molte delle specie di microrganismi del suolo, compresi i funghi micorrizici, non sono coltivabili in laboratorio i metodi molecolari applicati sono quelli definiti di Next Generation Sequencing, che non prevedono la coltura e l’isolamento delle specie da analizzare ma il sequenziamento di tutto il DNA presente nel campione e la successiva analisi dei risultati con particolari tecniche di data analysis, che permettono di identificare e quantificare le specie presenti, così come le loro distanze filogenetiche”.

Ma c’è una relazione tra la salute biologica del suolo trattato con gli inoculi micorrizici e la qualità microbiologica e compositiva delle uve e di conseguenza le caratteristiche dei vini?

La risposta a questa domanda nell’ambito del progetto MiSalVi è oggetto dell’attività del gruppo di ricerca di Lisa Granchi dell’Università di Firenze e di FoodMicroTeam.

“Sappiamo che i microrganismi che vivono a contatto con le radici della pianta hanno un’azione sulle sue radici, ma gli effetti non finiscono qui – ha spiegato Granchi, – perché quanto accade nelle comunità microbiche del suolo può influenzare, come avviene per altre condizioni ambientali e colturali, anche la composizione del microbiota associato alla fillosfera della vite, foglie e grappoli, dove si trovano molte specie e ceppi diversi di muffe, funghi e batteri”.