Gennaio 2024

Barbera, Nizza DOCG e le sfide future

Il Forum Nizza è stato anche l’occasione per chiedere a Stefano Chiarlo come l’associazione Produttori del Nizza intenda affrontare il cambiamento climatico e la lotta alla Flavescenza.

Barbera, Nizza DOCG e le sfide future

 di Monica Massa

Lunedì 20 novembre nel cuore di Torino a Palazzo Carignano, pregevole edificio barocco che fu sede del primo Parlamento del Regno d’Italia, l’Associazione produttori del Nizza in collaborazione con AIS Piemonte si è presentata a un pubblico numeroso, costituito per la maggior parte da giovani, sia operatori che appassionati, che ha potuto dialogare direttamente con gli oltre 60 soci che condividono gli obiettivi di tutelare, promuovere e valorizzare la denominazione Nizza.

Inizialmente  riconosciuta come sottozona della Barbera d’Asti DOC Superiore (D.M. 13/10/2000) che ottiene la DOCG con la vendemmia 2008, nel 2014 il Nizza si affranca dalla sottozona della Barbera d’Asti e assume una denominazione propria, tesa a presentare un vino prodotto con 100% di uve Barbera provenienti esclusivamente dal comune di Nizza Monferrato e altri 17 adiacenti, un territorio da sempre fortemente vocato alla produzione della Barbera, anche se da qualche anno a questa parte il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova i produttori.

Forum Nizza 2023
Forum Nizza 2023 Masterclass

Entrambe sold out  le due masterclass orizzontali, delle annate 2019 e 2015 del Nizza, tenutesi nella splendida Sala Codici, con l’introduzione storica e tecnica sul vitigno e il vino Barbera del giornalista Roberto Marro e dell’agronomo  Matteo Monchiero.

Citata per la prima volta nel 1514, nel catasto di Chieri,  la Barbera era vino presente alla Corte dei Gonzaga. Il merito di aver dimostrato le capacità di invecchiamento della Barbera spetta a Filippo Antonio Asinari di San Marzano, diplomatico alla  Corte di Napoleone, che nel 1820 (il Barolo non era ancora nato) ne spedì alcune botti in Brasile, con risultati sorprendenti.  Purtroppo tra l’Ottocento e il Novecento ci fu il declino, ma ora la Barbera e il Nizza in particolare si stanno facendo conoscere sempre di più e con loro anche il territorio che, come ha espresso il Presidente del Consorzio  del Barbera d’Asti e Vini del Monferrato Vitaliano Maccario “Sono onorato di rappresentare”. “Il Nizza non è una operazione di marketing ma una presa di coscienza del territorio, è portare avanti un vino che ha una veste duplice: non solo una Barbera quotidiana, ma un vino che può invecchiare” lo ha detto e sottolineato Mario D’Amerio responsabile dell’Enoteca del Nizza di Nizza Monferrato.

Con una resa uva/ettaro che non può superare le sette tonnellate e un invecchiamento minimo di 18 mesi (di cui sei in legno) per il Nizza e di 30 mesi di cui 12 in legno per il Riserva, il Nizza si presenta come un vino con una identità precisa. Una crescita esponenziale a doppia cifra della Denominazione che ha raggiunto il milione di bottiglie e che, anche se a livello di superfici vitate può aspirare ad aumentare la produzione, rimarrà sempre un vino di nicchia, che è apprezzato soprattutto dagli stranieri.

Il merito va all’Associazione dei produttori del Nizza, che si sono impegnati e hanno fatto rete, anche a livello internazionale, per dotare il territorio non solo di una Barbera quotidiana, ma per far conoscere le potenzialità della Barbera da invecchiamento.

L’annata 2019 degustata, l’ultima annata definita “felice” dal Presidente AIS Piemonte Mauro Carosso – con riferimento alla siccità degli anni successivi -, ha evidenziato  la coesione e la determinazione dei produttori nel proporre vini di struttura ma con un buon equilibrio tra il frutto e le note speziate,  senza oscurare il tipico aspetto varietale del vitigno.

Stefano Chiarlo

Il Forum Nizza è stato straordinario per l’organizzazione, la sede presso il Museo del Risorgimento a Palazzo Carignano, le masterclass e i banchi d’assaggio con i produttori ma soprattutto per l’impegno e la passione che traspare e che anima tutti i viticoltori, molti dei quali giovani,  anagraficamente o perché hanno abbandonato la loro precedente professione per dedicarsi alla vigna.

Il Presidente dell’Associazione Produttori del Nizza Stefano Chiarlo è fiducioso che si riuscirà a difendere la Barbera dalla tante sfide legate ai cambiamenti climatici e alle fitopatologie, grazie al lavoro di squadra che ha sempre caratterizzato la Denominazione. “Come Consorzio della Barbera si sta facendo una ricerca importante sulle viti vecchie  e sui portinnesti che hanno dimostrato una maggiore resistenza agli eventi siccitosi che negli ultimi anni hanno interessato il territorio di produzione  della Barbera, oltre a mettere in atto le pratiche agronomiche più adatte a combattere le estati lunghe e siccitose, come  la copertura della fascia grappolo, il ritardare o il non fare i diradamenti, allo scopo di mantenere la freschezza e il frutto nei vini. Una ulteriore sfida consiste poi nel cercare di debellare la Flavescenza Dorata, una  fitoplasmosi a cui il vitigno Barbera è molto sensibile e che nonostante le misure messe in atto in Regione non ha portato a risultati soddisfacenti nella lotta all’insetto vettore. In quest’ottica è molto importante continuare nella ricerca e anziché affidarsi agli insetticidi, anche per una gestione sostenibile, tentare la strada del genome editing, che in laboratorio ha già dato dei buoni risultati per altri vitigni. Come è stato per la fillossera, io credo che si debba cercare una soluzione al problema della Flavescenza affidandosi alla ricerca genetica e all’impegno scientifico, unendo le forze tra i territori maggiormente colpiti da questo problema.”

Sarà un altro traguardo da raggiungere; questa volta Michele Chiarlo non sarà fisicamente presente, ma l’applauso che  ha riempito la sala quando Mauro Carosso lo ha ricordato dimostra che il papà del Nizza continuerà a esistere nel grande lavoro di sinergia fra tutti i produttori.

Foto di Monica Massa