Giugno 2024

Gamba di Pernice: l’uva della DOC Calosso che è buona anche da mangiare

Il vitigno salvato dall’estinzione festeggia quest’anno i 13 anni della DOC

Gamba di Pernice: l’uva della DOC Calosso che è buona anche da mangiare

Nella foto da sx  Albino Morando e Valter Bosticardo 

 Monica Massa

Il Gamba di Pernice o Gamba Rossa è un’uva rara e preziosa che è stata salvata dall’estinzione una quarantina di anni fa da un gruppo di viticoltori del paese di Calosso (AT), nella Langa astigiana, capitanati dal vignaiolo Valter Bosticardo, attualmente Presidente dell’Associazione Crota ‘d Calos, impegnata a far conoscere il vino e la sua DOC Calosso, che con i suoi 12 ettari di vigneto è tra le più piccole d’Italia. Personaggio determinante per la riscoperta del vitigno è stato Albino Morando, viticoltore e consulente, docente per diversi anni presso la Scuola Enologica di Alba e docente alla Scuola di Specializzazione in Viticoltura ed Enologia e al Diploma Universitario dell’Università di Torino. Albino definisce quest’uva “imprevedibile”, conosciuta grazie al suocero quando, “a causa della bassa gradazione del vino che se ne otteneva, si metteva un poco di zucchero per farlo spumare”.

L’intervento di recupero e moltiplicazione delle viti Gamba di Pernice

Morando a un’analisi attenta delle viti si rende conto che la maggior parte erano colpite da accartocciamento fogliare, una virosi che non provoca la morte della pianta ma ne ostacola l’attività fotosintetica, impedendo la completa maturazione del grappolo, il motivo per cui il vino registrava gradazioni alcoliche basse. Morando riesce ad individuare cinque viti sane e si rivolge ad Anna Schneider e Franco Mannini dell’Istituto di Virologia Vegetale – CNR, Unità Viticoltura di Grugliasco – Torino affinché ne effettuassero la moltiplicazione.

Nel 1983 venne fatta la prima vendemmia per un totale di 100 litri di vino, ottenendo un prodotto con caratteristiche molto particolari, Innanzitutto una gradazione alcolica buona e una speziatura interessante. “Nel 1987 impiantammo il primo vigneto sperimentale dalla quale furono selezionati i cloni messi a dimora nel vigneto ampelografico della Regione Piemonte. Il vino ottenuto è fine e leggermente aromatico con una nota balsamica caratteristica. E’ un vino versatile che si può conservare fino a 20 anni anche senza essere affinato in legno. Siamo partiti in 3 produttori nel 2011 con circa 3 ettari di vigneto, oggi siamo 13 e sono 50.000 le bottiglie prodotte ogni anno” – afferma con soddisfazione Bosticardo.

La gradazione alcolica poco marcata, la spezia e la sapidità lo rendono gradevole anche bevuto fresco e proposto come aperitivo: un vino che si adatta a tanti piatti e per tutte le tasche, dal momento che ha un rapporto qualità prezzo davvero interessante.

L’ottenimento della DOC Calosso

La richiesta della DOC risale al 2006 ma l’ottenimento come DOC Calosso è del 2011, in quanto alla dicitura in etichetta di Gamba di Pernice si opposero i produttori toscani di “Occhio di Pernice” – vitigno a bacca bianca fra l’altro-. La mancanza di altrettanta autorità e fermezza da parte della Regione Piemonte fece sì che in etichetta si dovesse scrivere non Gamba di Pernice ma Gamba Rossa, certamente una caratteristica del grappolo contraddistinto dal peduncolo rosso ma non attinente al nome storico del vitigno.

Sono tre i comuni dove si può produrre il Calosso DOC: Calosso, Castagnole Lanze e Costigliole d’Asti, anche se è Calosso il paese che ha saputo valorizzarla meglio, come ricorda anche Pietro Bussi, viticoltore e che ha da poco dato alle stampe, grazie al contributo del comune di Calosso “Guarda, sembra un giardino” un’opera che, ripercorrendo la storia di Calosso, vuole essere testimonianza futura dell’amore e della passione che hanno animato i viticoltori custodi del territorio. Nel suo libro (che può essere richiesto al comune di Calosso) Bussi ricorda che il Gamba di Pernice “è sempre stato presente sulle nostre colline, più come uva da tavola che da vino. Per me è un ricordo felice che mi riporta all’infanzia quando, andando a trovare mia nonna materna Severina, vedevo quell’uva appesa al soffitto della camera da letto dove dormivo”. “Quasi tutte le famiglie contadine del nostro paese ne possedevano qualche vite per uso domestico, quasi mai vinificata, almeno per quello che ne ricordo io”.  Nell’Ottocento il Piemonte era al primo posto in Italia per la produzione di uva da tavola e l’ampelografo Giuseppe di Rovasenda nel suo Saggio di Ampelografia Universale (1877) riferendosi al Gamba di Pernice scriveva  che era uva da mensa.

Gamba di Pernice non solo DOC da bere ma anche da mangiare, per uno storytelling da divulgare e diffondere.

Anche per questo l’Associazione  Crota ‘d Calos organizza da due anni a questa parte il Calosso Day  (nel 2024 è stato  domenica 19 maggio)  offrendo la possibilità a winelovers, operatori e giornalisti di degustare  10 annate  della denominazione  accompagnate a prodotti tipici del territorio.