Maggio 2024

GAVI DOCG, il vino tra Piemonte e Liguria

Il Gavi è un vino dalla storia antica, scritta grazie alla nobiltà ligure e ad alcune autorità ecclesiali.

GAVI DOCG, il vino tra Piemonte e Liguria

di  Lorenzo Tablino

Un vino bianco il Gavi di antica origine che nasce in un territorio al confine tra Piemonte e Liguria. Sul piano pedoclimatico i vigneti risentono delle peculiarità di ambedue le regioni: gli inverni sono freddi, le estati calde e ventilate. Il clima della regione risente del vento marino della Liguria e della temperatura mite, garantita dalla vicinanza dell’Appennino, mentre i terreni sono argillosi e calcarei.

Il Gavi è un vino dalla storia antica, scritta grazie alla nobiltà ligure e ad alcune autorità ecclesiali. Gli albori iniziano prima dell’anno mille, quando il vino era chiamato come il vitigno, Cortese. Sino agli anni sessanta del secolo scorso il vino era tuttavia del tutto carente di immagine, mentre la qualità era su livelli medi.

D’altronde il Piemonte era conosciuto soprattutto come terroir privilegiato per i vini rossi. A partire dalla fine degli anni sessanta il Gavi, grazie al fondamentale ruolo dell’azienda “La Scolca”, una proprietà della famiglia dello scrittore Mario Soldati, inizia ad affermarsi.

Gradualmente nelle cantine entrano nuove tecnologie, in particolare il freddo e l’inox e di fatto il Gavi migliora in generale la sua qualità. Escono così i primi articoli su riviste specializzate, mentre il riconoscimento alla DOC nel 1974 accelera il tutto. Altri produttori mostrano interesse e, mentre cresce sul mercato la richiesta dei vini bianchi a livello, grandi aziende piemontesi affittano spazi nelle cantine per vinificarlo nella zona di origine e per poi imbottigliarlo in sede. La DOCG del 1998 consolida la crescita e l’interesse per il bianco piemontese.

Oggi il Gavi viaggia verso importanti traguardi: il futuro obiettivo è sicuramente la crescita dell’immagine, un percorso impegnativo visto anche il successo di altri bianchi piemontesi, in primis il Timorasso. Entriamo allora nel merito delle varie problematiche, di questo territorio e di questo vino, intervistando consorzi, cooperative, piccoli e grandi imprenditori.

Il territorio d’origine comprende 11 comuni in provincia di Alessandria: Bosio, Capriata d’Orba, Pasturana, Carrosio, Castelletto d’Orba, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, San Cristoforo, Serravalle Scrivia e Tassarolo.

Nel 2021 il disciplinare è stato modificato riguardo alle tipologie del prodotto, con l’introduzione delle indicazioni geografiche e toponomastiche aggiuntive che fanno riferimento ai comuni e alle frazioni i cui confini catastali sono stati individuati su richiesta del Ministero, dopo una lunga ricerca in ambito storico, amministrativo, naturale e catastale.

Le 7 frazioni della D.O. sono le seguenti:

Comune di Gavi con Monterotondo, Pratolungo e Rovereto.

Comune di Bosio con Capanne di Marcarolo e Costa S. Stefano.

Comune di Parodi Ligure con Tramontana e Cadepiaggio

Gavi: qualche dato statistico

La superficie del Gavi iscritta alla DOCG è di 1600 ettari, per una produzione totale di circa 14 milioni di bottiglie (2023).

Il mercato è soprattutto estero (ca 85 %) con il 44% destinato al Regno Unito, il 15% agli USA , il 6% alla Germania e il 6% Russia il 6% e il rimanente a mercati minori.

Il mercato interno assorbe solo il 15 % della produzione.

Gavi: promozione e immagine

Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio Tutela Gavi ci riceve nella nuova e funzionale sede del Consorzio, in via Mameli a Gavi.  Con lui affrontiamo i più importanti aspetti della viticoltura nella zona del Gavi: “Prevediamo una crescita annuale e costante del 1% per il vino Gavi, un incremento mirato al mantenimento della qualità e dell’identità territoriale. Nonostante si tratti di una crescita minima, il mercato è attivo e tutta la produzione è già venduta. Tuttavia, crediamo che il Gavi possa migliorare la propria immagine presso i consumatori italiani, non solo grazie al suo fascino come grande vino bianco, ma anche attraverso la valorizzazione del territorio, storicamente interessante e paesaggisticamente suggestivo. Per quanto riguarda la raccolta dell’uva, sempre più spesso ci avvaliamo delle cooperative per affrontare i problemi di gestione comuni a tutte le zone vitivinicole. Le macchine vendemmiatrici sono ormai diffuse, tanto che oltre il 50% delle uve Cortese viene raccolto tramite questo metodo. È importante sottolineare che queste macchine sono dotate di tecnologie eccellenti, garantendo alle cantine uva sana, integra e priva di corpi estranei, anche se necessitano di essere utilizzate su grandi superfici. Per quanto riguarda il vigneto, disponiamo attualmente di ottimi cloni di Cortese, ottenuti da marze selezionate anni fa nelle migliori vigne della zona. Per quanto riguarda il Gavi, l’uso del legno è praticamente cessato, mentre alcuni produttori utilizzano ancora delle anfore per produrre vere e proprie “chicche”.”

Nel 2024 il Gavi festeggia i 50 anni della DOC, istituita nel 1974.

Interessante la crescita di questo vino, in particolare negli ultimi 20 anni: + 58% di superficie vitata, da 1021 a 1600 ettari; + 75 % di bottiglie prodotte, da 8 a 14 milioni; più dell’85 % della produzione destinato all’export.

180 tra produttori, vinificatori e imbottigliatori sono soci del Consorzio. Il fatturato delle aziende produttrici raggiunge i 65 milioni di fatturato e sono 5000 le persone impiegate nella filiera.

Il Consorzio Tutela del Gavi è stato presente a Vinitaly and the City sabato 13 aprile con il Wine Talk,”Gavi: il Signor Bianco Piemontese”, condotto da Sissi Baratella, mentre i giorni 11- 12 maggio il Gavi sarà, con il Derthona dei Colli Tortonesi, protagonista della manifestazione “Abaccabianca Special Editon”, un evento mirato alla promozione dei vini bianchi piemontesi nel quale a Villa La Bollina, a Serravalle Scrivia verranno presentati e analizzati due vitigni autoctoni e iconici: Cortese e Timorasso. All’estero il Gavi prosegue le attività di promozione e in particolare il 21/22 maggio sarà negli Stati Uniti, per una masterclass con Wine Enthusiast.

A tu per tu con i protagonisti del Gavi

Siamo andati a conoscere alcune aziende nella zona del Gavi per conoscere le loro realtà e raccogliere le loro testimonianze.

Andrea Mascherini, vignaiolo dell’azienda biologica La Zerba ci spiega il lavoro in vigneto: “ Le nostre vigne si trovano nelle terre rosse di Tassarolo dove abbiamo vigneti quasi 40 anni e impianti più recenti piantati tra il 2000 e il 2012.  La concimazione è solo organica con letame “Bio” che arriva dalle stalle della Val Borbera ed effettuiamo il sovescio, ma l’erba non viene interrata, per conservare maggiore umidità tra i filari. Non utilizziamo diserbanti e per il controllo dell’erba infestante usiamo l’interceppo. La densità d’impianto è di circa 5.000 viti per ettaro con i filari che distano 2,10 metri e le viti disposte a 0,80 metri tra loro lungo il filare. Nella difesa si sta sperimentando l’efficacia dell’olio di arancio e dell’estratto di legno. La potatura verde è limitata e contro l’eccesso di calore, alcune volte viene utilizzata la polvere di caolino sulle foglie. La resa in uva è sui 70-75 quintali per ettaro. Per la vinificazione usiamo pochissimo metabisolfito, la decantazione del mosto è statica e la fermentazione si svolge con lieviti selvaggi o selezionati, in base alla sanità dell’uva.

Il nostro Gavi è in buona crescita di mercato, soprattutto per quanto riguarda Usa e Inghilterra”.

Il consulente enologico dell’azienda Piero Ballario aggiunge le sue osservazioni sull’impatto della crisi climatica sul Gavi: “Negli ultimi anni i cambiamenti climatici hanno inciso parecchio sulle caratteristiche analitiche del Cortese e mi sento di dire in meglio se l’epoca di vendemmia viene gestita con attenzione. Maturando l’uva meglio di un tempo, si dà origine a un prodotto con una maggiore aromaticità e migliore struttura, preservando l’acidità, più tartarica che malica. Tuttavia si rende necessaria una maggiore tempestività nella vendemmia, al fine di evitare la surmaturazione dell’uva, che comporterebbe una perdita aromatica importante e un’eccessiva gradazione alcolica. In vinificazione, il controllo della temperatura diventa sempre più necessario al fine di evitare arresti di fermentazione.

Oggi è grazie a molti fattori che si trovano in commercio dei Gavi con ottime possibilità evolutive: in primis un corretto imbottigliamento, con utilizzo di gas inerti e pre-evacuazione, poi anche l’utilizzo razionale degli additivi in tutte le fasi del processo. Aggiungo infine che, nonostante le annate calde il Cortese nel Gavi mantiene un pH relativamente basso e stabile (3,1 – 3,2) e questo lo considero un aspetto molto positivo per la longevità”.

 Gian Lorenzo Picollo dell’Azienda Agricola Picollo Ernesto ci parla della presenza dei parassiti in vigneto: “La flavescenza dorata è scarsa, grazie alla valida attività di prevenzione durata 12 anni.  Al contrario inizia a essere presente il mal dell’esca, e di fatto le viti colpite vengono eliminate. Non ci sono particolari problemi con i lepidotteri, tignole in particolare, scarso il ragnetto rosso, e anche la metcalfa pare sparita.  In qualche vigna inizia invece a essere presente la nottua. Il Cortese è sensibile alla Botritis anche se con il clima caldo i problemi sono minori” “Negli ultimi anni” aggiunge Picollo “l’epoca di vendemmia è un po’ anticipata con l’ultima che è iniziata il 1 settembre per avere maggiore acidità e migliore freschezza aromatica”.

 Cristian Pomo è l’enologo dell’azienda “Le Terre di Stefano Massone” che gestisce 103 ettari di vigneti nella zona del Gavi DOCG: “Importanti sono i controlli prevendemmiali dell’uva, per stabilire le date di inizio raccolta per i singoli vigneti. Facciamo 3 o 4 curve di maturazione (zuccheri, acidità totale, pH, acido tartarico, malico, potassio, peso medio dell’acino) e poi i test di analisi sensoriale di buccia, polpa e vinacciolo. Grazie all’incrocio dei due aspetti di maturità tecnologica e maturità “sensoriale”, valutiamo per ogni carico di uva una prima destinazione. Conta molto anche la storicità del vigneto, sia in termini di età delle piante che di risultati pregressi. I vigneti vengono comunque vinificati separatamente e poi assemblati. Il mosto fiore subisce una flottazione e in parte una stabulazione con trattamento enzimatico. La fermentazione avviene con lieviti selezionati commerciali o autoctoni selezionati con il CREA di Asti. Tutto viene vinificato in acciaio e fermentato dai 15° ai 17°. Finita la fermentazione dopo travaso, il vino viene tenuto sempre in acciaio “sur lies” e agitato una volta ogni 7/15 giorni. Il Gavi evolve positivamente nel tempo: per i primi due o tre anni rimane intatto nella sua freschezza e franchezza mentre successivamente, grazie al patrimonio terpenico si evolve verso profumi più complessi che ricordano note fruttate e agrumate pur mantenendo una vena fresca data dai bassi pH e dall’acidità citrina”.

Andrea Pancotti, enologo della Cantina Cooperativa Produttori del Gavi racconta la storia dela cooperativa della regione: La cooperativa è stata fondata nel settembre del 1951 da un gruppo di agricoltori stanchi di essere in balia dei mediatori, che acquistavano uve per grandi cantine dedite principalmente alla produzione di Vermouth in quanto il Cortese allora era uno dei vini base utilizzati per le bevande aromatizzate.

Attualmente alla cooperativa aderiscono 65 soci, conferitori della totalità della loro produzione e con vigneti per la stragrande totalità in proprietà e piccole superfici acquisite a mezzo di contratto di affitto. La superfice totale è di 232 ha, di cui oltre il 95 % è atta a Gavi DOCG, meno del 5 % destinata a Piemonte Cortese DOC e pochi ettari a vino bianco generico.

I quintali conferiti in funzione della potenzialità delle diverse annate si attestano tra i 23.000 e i 25.000 quintali, per una produzione di vino compresa tra i 16.000 hl e i 17.500 hl per annata.

Gli investimenti negli ultimi 18 anni sono stati consistenti a partire dal posizionamento di nuovi serbatoi di acciaio totalmente coibentati, di un nuovo gruppo frigorifero, di nuova linea di imbottigliamento, più una nuova linea di scarico uve, passando quindi da 2 a 3 linee di conferimento, che ha reso possibile in tal modo una migliore separazione e parcellizzazione.

Le vendite si assestano su un 15 % in bottiglia, mentre il 85 % in sfuso è destinato ad altre cantine che necessitano del prodotto Gavi DOCG da imbottigliare e collocare sui vari mercati esteri. Il patrimonio vigneto e i relativi soci sono seguiti da più di un agronomo di zona e da me personalmente, soprattutto da luglio fino alla raccolta che avviene nel mese di settembre. Ormai da anni c’è l’obbligo di raccolta e consegna delle uve nello stesso giorno. L’azienda ha ottenuto importanti riconoscimenti per la qualità dei suoi vini e ormai da anni riesce a remunerare ai soci le uve con un valore che supera di circa il 20 % il prezzo medio di mercato”.