Giugno 2026

Gestione del vigneto in un clima che cambia

Lunedì 11 maggio all’Ampelion di Alba ricercatori e professionisti si sono interrogati su quali sono gli effetti del CC sulla qualità delle uve e dei vini, prospettando le possibili soluzioni

Gestione del vigneto in un clima che cambia

Nella foto  di Monica Massa da sx a  dx Tommaso Frioni, Andriani Asproudi, Maurizio Petrozziello e Giovanni Bigot

di Monica Massa

Lunedì 11 maggio all’Ampelion di Alba si sono affrontate le problematiche relative agli interventi che si rendono necessari in vigna e in cantina, a fronte del CC, per garantire la qualità delle uve e dei vini, presentando i primi risultati di un progetto di ricerca sulle uve Nebbiolo.

La mattinata, organizzata da CREA-VE di Asti con il contributo di Fondazione CRC di Cuneo, ha evidenziato le nuove sfide che produttori e tecnici si trovano ad affrontare, anche in Piemonte, a causa di eventi estremi e siccità prolungate, per garantire la qualità delle uve e di conseguenza dei vini. Andriani Asproudi ricercatrice del CREA e coordinatrice del progetto VIVA vitis, ha introdotto la discussione, sottolineando come negli ultimi anni si stiano verificando sempre più frequentemente fenomeni di  accorciamento delle fasi fenologiche, perdita di acidità e rapido aumento del pH del mosto, disallineamento tra la maturazione tecnologica dell’uva (anticipata) e quella fenologica (ritardata), aumento di situazioni di disidratazione degli acini e danni da scottature.

I relatori hanno cercato di indicare come sia possibile ovviare a questi problemi.

Nel primo intervento  Tommaso Frioni ricercatore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha parlato del  contrasto degli stress estivi a cui sono sottoposti in particolar modo i grappoli con  i risultati di alcune prove fatte con il caolino e la zeolite, arrivando alla conclusione che le polveri di roccia possono mitigare le alte temperature in quanto la foglia risulta avere una fotosintesi e traspirazione migliore rispetto a un vigneto non trattato, mentre per quanto riguarda la zeolite si notano effetti positivi anche sulle muffe.

 

Giovanni Bigot Agronomo titolare di Perleuve ha invece esposto i risultati di una ricerca fatta con l’azienda Sandrone negli anni 2024 2025 sull’ utilizzo delle reti ombreggianti zona grapppolo che ha confermato l’utilità dell’ombreggiamento nella protezione dell’acino di Nebbiolo, per limitare gli stress termici, preservare la qualità delle uve e migliorare l’equilibrio e la sostenibilità produttiva.

Nella sessione successiva, nella tavola rotonda moderata dal ricercatore CREA  Maurizio  Petrozziello, relatori e tecnici del territorio si sono confrontati sulle esperienze e le criticità operative che il settore vitivinicolo deve affrontare nel breve periodo per mitigare l’impatto negativo eserciatto dal global warming, attraverso la viticoltura di precisione e cambiando la gestione del vigneto. Una gestione accorta deve però pensare anche a pianificare gli interventi del medio lungo periodo, attraverso la vocazione vitivinicola, la selezione variatale e i vitigni minori e resistenti.

I presenti hanno potuto  verificare i risultati delle ricerche attraverso la degustazione dei vini sperimentali avvenuta a conclusione dell’incontro.

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Ascolta l’intervista di Andriani Asproudi sui primi risultati  progettuali di VIVA vitis.