di Maurizio Gily
Un intero teatro che si riempie completamente per ricordare una persona che non c’è più non è certo una cosa comune: dice molto di quella persona e del suo rapporto con quel territorio. Un evento dedicato alla figura e alla vita di Giacomo Oddero, a 100 anni dalla sua nascita, si è celebrato nel Teatro Sociale Busca di Alba.
Ad aprire l’evento è stata la rappresentazione teatrale “La Grande Sete delle Langhe”, scritta e interpretata da Paolo Tibaldi e ispirata al libro “Il farmacista di Via Maestra” di Attilio Ianniello. Lo spettacolo ha ripercorso l’infanzia di Oddero a Santa Maria di La Morra, gli studi, la professione di farmacista, l’impegno nell’azienda vitivinicola di famiglia e l’ingresso nella vita pubblica. Ne è emersa la storia di un uomo profondamente legato alla propria terra, che studiava, ascoltava e arrivava sempre preparato, traducendo le idee in risultati tangibili.
Uno dei temi salienti del racconto, a cui fa riferimento il titolo della piéce teatrale di Tibaldi, è stato l’impegno per la creazione dell’Acquedotto delle Langhe e delle Alpi, l’opera alla quale Oddero lavorò per quasi vent’anni, portando l’acqua potabile in aree che ne erano storicamente prive. Ricordo, dalla viva voce di Giacomo Oddero, il racconto personale dell’imbarazzo davanti a un medico in visita, per non avere a disposizione l’acqua fresca e pulita che il dottore chiedeva. Guardando alle Langhe di oggi sembrano tempi remoti, quelli della “Malora” di Fenoglio, invece sono pochi decenni.
Nella sua lunga vita, durata 98 anni, Oddero ricoprì molti ruoli nella pubblica amministrazione e in enti di tutela e promozione, sempre con umiltà, concretezza, spirito di servizio, ma anche grande capacità di visione. È stato presidente della Camera di Commercio di Cuneo per oltre quindici anni e primo presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (Fondazione CRC). Prestigioso produttore di vini, non limitò la sua attività al comparto enologico: a lui si deve la creazione dell’ONAF (Organizzazione assaggiatori di formaggi) e del Centro Studi sul Tartufo. (una battuta ascoltata nel corso della tavola rotonda: “Perché si chiama Tartufo d’Alba e non di Asti? Perché ad Asti non avevano Oddero”). Più volte respinse le sirene che lo volevano candidato al Parlamento, per restare al servizio della sua terra e vicino ai suoi abitanti.
Il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che, da albese, conosceva bene Oddero, ha inviato un commosso messaggio in video. Il “farmacista di via Maestra” è stato inoltre ricordato con gratitudine e simpatia dal sindaco di Alba Alberto Gatto, dal vescovo monsignor Marco Brunetti, da Patrizia Mellano, direttrice della Camera di Commercio di Cuneo, e da Mauro Gola, presidente della Fondazione CRC.
La tavola rotonda conclusiva, moderata dal giornalista e scrittore Nicolas Lozito, ha riunito l’ex senatore e docente universitario Sergio Soave, Antonio Degiacomi, presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo, la sindaca di La Morra Marialuisa Ascheri e l’ex presidente dell’ATL Claudio Alberto. I loro interventi hanno ricostruito il “metodo Oddero”: piedi ben piantati a terra e sguardo rivolto lontano, studio costante, ascolto, ironia senza narcisismo e capacità di coinvolgere persone anche molto diverse tra loro attorno a obiettivi condivisi. E, sempre, la sua attitudine a non arrendersi davanti alle difficoltà, a preparare con attenzione scrupolosa interventi e azioni, a comporre con grande equilibrio posizioni diverse per giungere a una sintesi positiva e pragmatica.

