di Alessandra Biondi Bartolini
Il trend dei vini a bassa gradazione alcolica naturale nasce dalla richesta espressa dai consumatori di vini più leggeri e a basso tenore acolico da un lato, ma anche dalla volontà di differenziare un prodotto low alcol dai vini parzialmente dealcolizzati.
Attenzione: non si tratta di prodotti sovrapponibili dal punto di vista merceologico. Un vino con bassa gradazione naturale è a tutti gli effetti un prodotto che rientra nella definzione di vino, con gradazione minima di 8,5 o 9 gradi alcolici e con la possibilità, nel caso in cui le gradazioni minime previste dai disciplinari lo contemplino, di rientrare anche nelle denominazioni di origine. Un vino parzialmente dealcolato è un prodotto con gradazione compresa tra 0,5 e 8,5 gradi alcolici, ottenuto applicando le tecniche consentite di sottrazione fisica dell’alcol fino alla gradazione desiderata. Prodotti diversi che tuttavia, per finalità e target di consumatori, potrebbero essere confusi.
In vigneto la genetica si allea alla tecnica agronomica
Tecnicamente la strategia per ottenere vini con bassa gradazione naturale è legata a una combinazione di scelta varietale e clonale da un lato e tecniche agronomiche adatte a rallentare e modulare il processo di maturazione dall’altro. Lorenzo Tosi e Massimo De Candido ci raccontano i risultati ottenuti nella sperimentazione in corso svolta su diversi cloni di Pinot grigio da VCR in collaborazione con Università di Padova, veneto Agricoltura e Consorzio delle Venezie, la cui volontà è di inserire in disciplinare la tipologia del basso grado naturale.
Vini a bassa gradazione incontrati tra gli stand
Nel corso di Vinitaly 2026 sono stati diversi i produttori che hanno presentato le loro versioni a bassa gradazione, interpretazioni light di vini di diverse varietà bianche e rosse.
Un esempio è quello della cantina Tollo che ha lanciato recentemente la gamma TO BE, TO BE Fresh un rosso Terre d’Abruzzo IGP con il 12,5% di alcol da consumare fresco, e TO BE Light, un bianco con 9,5 gradi alcolici.
Daniele Di Nardo, enologo presso Cantina Tollo, ha spiegato a Millevigne le caratteristiche e le scelte tecniche applicate nella produzione dei due vini.

