Maggio 2026

Il microbioma del vigneto in scena a Lazise

Il convegno organizzato dal Comune di Lazise il 27 aprile scorso in concomitanza di Irresistibile PIWI. Disponibile il video completo

Il microbioma del vigneto in scena a Lazise

di Alessandra Biondi Bartolini

Il miglioramento delle conoscenza sulla fitta rete di relazioni e interazioni esistenti tra il suolo, la pianta e i microrganismi che li abitano, rappresenta una delle frontiere di ricerca e di sviluppo più avanzate in campo agrario e viticolo. I microrganismi permettono di migliorare l’efficienza del suolo nel fornire servizi ecosistemici all’interno dell’agro-ecosistema, sviluppano relazioni con i tessuti della pianta, offrono prospettive di utilizzo per la loro protezione e contribuiscono in senso più generale ad avere un ambiente e un cibo più sicuri.

Se ne è parlato a Lazise il 27 aprile scorso nel convegno “Il microbioma del vigneto: un alleato invisibile da scoprire” organizzato dal Comune di Lazise in occasione della concomitante manifestazione Irresistibile PIWI, giunta alla sua terza edizione e dedicata ai vini ottenuti da varietà resistenti.

Nel convegno, il cui programma è stato sviluppato a Emanuele Tosi e del quale Millevigne è stata media partner si è parlato delle ultime scoperte e ricerche scientifiche e delle implicazioni agronomiche e produttive che, dal suolo al vino, coinvolgono le relazioni tra microrganismi e vigneto.

La registrazione dell’incontro è disponibile sul canale You Tube di Millevigne:

Salute del suolo e sostenibilità ambientale

Vincenzo Michele Sellitto, direttore del Museo del Suolo di Pertosa e autore di numerosi articoli e libri tecnici e divulgativi sui microrganismi del suolo, ha messo al centro della relazione introduttiva il concetto di microbioma del suolo come elemento chiave del terroir contemporaneo: non più soltanto clima e geologia, ma anche l’insieme delle relazioni biologiche tra pianta e microrganismi. Sellitto ha quindi introdotto il concetto di “olobionte”, l’organismo concettualmente formato dalla pianta e dall’insieme delle comunità microbiche che la accompagnano. In questa prospettiva, la qualità biologica del suolo e la sua biodiversità assumono un valore più ampio, collegato alla visione “One Health”, ha concluso Sellitto, secondo cui salute dell’ambiente, delle colture e dell’uomo sono strettamente connesse.

Il tema della sostenibilità ambientale e della risposta al cambiamento climatico è stato sviluppato da Claudio Zaccone, professore di Chimica agraria al Dipartimento di biotecnologie dell’Università di Verona e presidente della Società di Scienze del Suolo. Affrontando il tema del sequestro di carbonio nei suoli vitati, Zaccone ha ricordato come i vigneti, siano spesso caratterizzati da erosione, ridotta biodiversità e bassi livelli di carbonio organico. Il progetto SUSTAIN, presentato da Zaccone, analizza il diverso impatto nella capacità di stoccare carbonio delle pratiche agronomiche di gestione del suolo. L’obiettivo è individuare modelli di gestione in grado di garantire uno stoccaggio più stabile del carbonio e una maggiore resilienza dei vigneti, fornendo anche basi scientifiche utili alle future politiche agricole europee.

I microganismi della vite come chiave per il benessere delle piante

Sul concetto di olobionte è tonata Ilaria Pertot, professoressa di patologia vegetale presso il Centro Agricoltura Alimenti e Ambiente dell’Università di Trento e ricercatrice della Fondazione Edmund Mach.  La vite, ha spiegato, deve essere considerata un olobionte, cioè un sistema composto dalla pianta e dall’insieme dei microrganismi che popolano la superficie e i tessuti interni di radici, foglie, grappoli. In particolare gli endofiti, capaci di vivere all’interno della pianta senza provocare malattie, possono favorire crescita, tolleranza agli stress e resistenza ai patogeni. Pertot ha evidenziato come questi microrganismi rappresentino un importante serbatoio di funzioni biologiche utili per sviluppare nuove strategie di difesa sostenibile, basate non soltanto sull’azione antagonista verso il patogeno, ma sulla gestione complessiva delle interazioni tra pianta, ambiente e microbiota.

Sull’argomento si è inserito quindi l’intervento di Micol Guaschino, ricercatrice e assegnista di ricerca post doc presso il CREA Viticoltura ed Enologia di Conegliano, dedicato alle dinamiche del microbioma radicale e alle comunità microbiche sintetiche. La relazione ha illustrato come la vite selezioni attivamente i propri partner microbici attraverso le radici e come differenti portainnesti possano adottare strategie diverse nel reclutamento delle comunità associate, selezionando specifici taxa microbici e confermando il ruolo attivo della pianta nella costruzione di microbiomi funzionali. Da queste conoscenze nasce lo sviluppo delle SynCom, comunità microbiche sintetiche progettate per riprodurre le funzioni chiave del microbioma naturale. I casi studio illustrati indicano che tali comunità possono rafforzare la resistenza della vite ai patogeni e migliorare la tolleranza agli stress ambientali, aprendo nuove prospettive per una viticoltura sostenibile.

Dai microrganismi del suolo a quelli della vite, fino alle popolazioni che costituiscono il microbioma delle uve nelle fasi di post raccolta: l’intervento di Tiziana Nardi, ricercatrice senior sempre presso il CREA Viticoltura ed Enologia di Conegliano, ha affrontato il tema della lotta biologica o bioprotezione contro Botrytis cinerea, nelle fasi successive al distacco del grappolo dalla pianta e durante l’appassimento. Lo studio presentato ha valutato nuovi isolati microbici, in particolare endofiti del legno della vite appartenenti soprattutto agli Attinobatteri, confrontandoli con ceppi commerciali già utilizzati nel biocontrollo. Le prove di laboratorio su grappoli infettati hanno mostrato una significativa riduzione dello sviluppo della muffa grigia grazie alla capacità dei microrganismi di colonizzare e mantenersi vitali sulla superficie dell’uva. I risultati si sono confermati promettenti anche nei fruttai di appassimento, dove gli isolati, impiegati singolarmente o in consorzi microbici, hanno raggiunto livelli di efficacia comparabili a quelli ottenibili con gli agenti commerciali. Secondo Nardi, queste ricerche aprono la strada a nuove strategie naturali di difesa dell’uva nella delicata fase post-raccolta, riducendo la dipendenza dai trattamenti chimici e ampliando le opportunità della bioprotezione in viticoltura.

Il microbioma e Irresistibile PIWI

La scelta del Comune di Lazise e del Sindaco Damiano Bergamini di affiancare alla manifestazione Irresistibile PIWi, un convegno di carattere tecnico e scientifico sul tema importantissimo della biodiversità microbica, conferma la necessità di affrontare le sfide poste dalla crisi climatica e dalla conversione verso una produzione sempre più sostenibile, forti di una strategia complessa e composita: piante resistenti, biodiversità, salute del suolo, lotta biologica, tecniche colturali. Un intero ventaglio di opzioni alle quali si aggiungono la competenza e la conoscenza, per formare le quali le occasioni di approfondimento rivolte a tecnici e agricoltori non possono che essere preziose.

La terza edizione di Irresistibile PIWI, l’appuntamento dedicato ai vitigni resistenti svoltosi domenica 26 e lunedì 27 aprile alla Dogana Veneta di Lazise, ha confermato alla manifestazione voluta tre anni fa da Luca De Palma e Igor Bonvento il ruolo di punto di riferimento per chi guarda ai PIWI con interesse per la qualità dei vini e la sostenibilità dei metodi di produzione.

Uno degli aspetti più significativi di questa edizione è stata proprio la qualità del network che si è generato: produttori, tecnici e operatori commerciali si sono incontrati, si sono confrontati, hanno costruito connessioni reali. Questa è l’anima profonda di Irresistibile PIWI: non una fiera, ma un luogo di incontro e di idee.

la foto finale dei produttori, gli sponsor, gli organizzatori e i collaboratori di Irresistibile PIWI 2026