Lorenzo Biscontin
Si è chiusa da poco l’edizione 2026 di Prowein Dusseldorf e vale la pena di fare alcune riflessioni a mente fredda per quella che, da parte di molte cantine italiane, era vista come l’ultima prova d’appello per decidere se continuare a partecipare anche a questa fiera, oppure concentrarsi solamente su Wine Paris.
Quello del 2026 è stato un Prowein tascabile rispetto alle edizioni di massima affluenza pre-Covid. La fiera si sviluppava solamente su 7 padiglioni, di cui un paio piccoli, e le meno di 600 cantine italiane presenti non occupavano nemmeno interamente il padiglione 3. Per dare un riferimento le cantine italiane presenti nel 2019 erano più di 1.700 e coprivano due interi padiglioni più un pezzo di un altro.
Il ridimensionamento di Prowein risulta evidente anche dai numeri complessivi: gli espositori sono stati in tutto 3.400 da 63 paesi ed i visitatori arrivati nei tre giorni di fiera sono stati 31.000 da 105 paesi.
Numeri non solo in calo rispetto al 2025, ma, soprattutto, che sono circa la metà rispetto a quelli raggiunti quest’anno da Wine Paris.
Vista così sembra la fotografia di un declino e invece praticamente tutte le cantine italiane interpellate personalmente durante la fiera (circa una sessantina di tutte le dimensioni e regioni produttive) hanno espresso soddisfazione per un’edizione che è andata oltre le aspettative ed hanno espresso l’intenzione di tornare anche nel 2027.
La prima ragione di questa soddisfazione deriva sicuramente dall’essere partiti con aspettative molto basse, perché in moltissimi casi si è arrivati in fiera con pochi appuntamenti fissati e “molti ci vediamo in fiera”. La sorpresa è stata che poi questi incontri si sono effettivamente realizzati.
Nessuno aveva previsto che la dimensione tascabile di Prowein 2026 avrebbe portato con sé un’atmosfera rilassata che non si vedeva da tempo, e che non si vede a Wine Paris.
Senza dover spostarsi un superfice che era diventata talmente ampia da richiedere un servizio di navetta interno per andare da un padiglione all’altro e senza un’agenda troppo fitta, gli operatori presenti erano più distesi, più disposti ad allungare gli incontri, “ad assaggiare un vino in più” per usare l’espressione di una cantina italiana presente.
D’altra parte, a guardare bene i numeri la situazione non era così negativa: a Prowein c’erano mediamente 9,11 operatori per espositore, cifra non così distante dai 9,72 di Wine Paris.
I paesi di provenienza degli espositori erano 63 per entrambe le fiere, segno che sostanzialmente tutto il mondo produttivo del vino era rappresentato a Parigi come a Dusseldorf. I visitatori a Prowein provenivano “solamente” da 105 contro i 169 di Wine Paris.
Sul dato di Dusseldorf può avere pesato la guerra in corso in medio oriente, che sicuramente a scoraggiato i visitatori asiatici, ma probabilmente di tratta di una differenza strutturale: a Dusseldorf si stanno concentrando gli operatori dalla Germania, Austria, Nord e Mittel Europa.
L’impressione è anche che a Prowein ci sia una maggior quota di operatori medio piccoli (es.: grossisti che operano a livello regionale, catene di enoteche, ecc…) rispetto a Wine Paris e che quindi sia una fiera più efficace per le cantine medio piccole.
In una Dusseldorf dove i costi degli hotel e dei ristoranti sono tornati a livelli normali, I punti dolenti segnalati dalle cantine italiane sono stati il costo dello spazio in fiera, per cui molti per l’anno prossimo considerano di ridurre la superficie dello stand o di partecipare in uno spazio collettivo, e l’anticipo dell’edizione 2027 al 7 marzo, meno di tre settimane dopo la fine di Wine Paris.
E’ evidente come il calendario fieristico del vino a livello mondiale sia diventato più articolato e frammentato. Per questo per il prossimo numero dell’edizione cartacea di Millevigne stiamo preparando un articolo in cui approfondiremo questo scenario, in modo che le cantine abbiano maggiori elementi per decidere la strategia da seguire.
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Crediti fotografici Messe Dusseldorf / Tillmann

