Giugno 2024

Il Rosso di Montalcino compie 40 anni e festeggia con l’aumento delle superfici

L’approvazione della Regione Toscana sull’estensione delle superfici destinate alla DOC è arrivata alla vigilia della manifestazione Red Montalcino

Il Rosso di Montalcino compie 40 anni e festeggia con l’aumento delle superfici

di Alessandra Biondi Bartolini

Il Rosso di Montalcino DOC, a lungo considerato il fratello minore del Brunello, è stato la prima denominazione di ricaduta italiana, nata con un’innovazione legislativa del tutto rivoluzionaria nel 1983 (la prima vendemmia fu quella del 1984). Oggi festeggia il suo quarantesimo compleanno, un traguardo che, come spesso avviene al raggiungimento degli “anta“, offre l’occasione per riflettere sulle potenzialità e le strategie che lo aspettano nella vita matura.

Se ne è parlato il 21 giugno scorso nel talkRed Evolution: origini e futuro del Rosso di Montalcino” tenutosi in apertura di Red Montalcino, la manifestazione dedicata al vino Rosso di Montalcino. Alla tavola rotonda moderata dalla caporedattrice di Rainews 24 Barbara di Fresco hanno partecipato Enzo Tiezzi, past president del Consorzio del vino Brunello di Montalcino e ‘padre putativo’ del giovane Rosso, Andrea Costanti tra gli artefici del successo commerciale di questo vino e Francesco Ripaccioli, produttore e nipote di Primo Pacenti, primo presidente di quello che fu il  Consorzio del Rosso poi unitosi al Consorzio del Brunello a metà degli anni ’90.

Con il Brunello il Rosso di Montalcino condivide elementi di forte appeal: l’essere un vino prodotto al 100% di Sangiovese e quello di vantare un brand forte e riconoscibile quale è quello di Montalcino, che ha fatto passare in secondo piano la scelta di un nome (Rosso) che inizialmente, come ha raccontato Andrea Costanti, non era sembrata del tutto felice.

Oggi i valori che tracciano la road map e il futuro di questo rosso che entra sul mercato nel settembre successivo alla data di vendemmia, sono la versatilità e la contemporaneità (i relatori lo hanno definito anche un vino rock). Caratteristiche interessanti alle quali si unisce un ottimo rapporto qualità/prezzo che ne fa un vino di avvicinamento per i consumatori che si affacciano a conoscere i prodotti di questo territorio, anche se negli ultimi anni stiamo assistendo a un processo di premiumizzazione e alcuni produttori stanno perseguendo politiche di prezzo che pongono anche il Rosso sui valori tipici dei vini delle fasce più elevate. “Una riflessione la suggerirei: per rendere il Rosso di Montalcino un po’ più “fashion” bisognerebbe forse inserire qualche orientamento in più anche nel Disciplinare, che vada oltre all’uscita del 1 settembre, e cercare di dare una maggiore identità e uniformità al Rosso di Montalcino” ha aggiunto Costanti.

364 ettari e 3 milioni di bottiglie in più

Il Rosso di Montalcino secondo quanto riportato dall’Osservatorio OIV e in controtendenza con il mercato globale dei vini rossi, ha continuato negli ultimi anni a crescere nella domanda, nei prezzi e sui mercati esteri, che oggi rappresentano il 47% del totale.

Un vino evidentemente molto ricercato ma non sempre disponibile per soddisfare una domanda in crescita se i produttori, e il Consorzio per essi, hanno sentito la necessità di aumentare, e non di poco, le superfici rivendicabili nella DOC.

Il via libera all’aumento del vigneto di Rosso di Montalcino è infatti arrivato dalla Regione Toscana il 18 giugno scorso e ha ratificato formalmente quanto già approvato dall’assemblea dei soci del Consorzio del vino Brunello di Montalcino lo scorso dicembre.

La superficie attuale della DOC è di 519,7 ettari e, secondo quanto approvato, potrà essere incrementata fino a ulteriori 364 ettari (+60%). L’ampliamento non comporterà tuttavia l’impianto di nuove vigne in quanto gli ettari aggiuntivi rivendicabili, dichiara il Consorzio, sono già parte delle mappe del territorio come quota di vigneti coltivati a Sangiovese ma non ancora compresi negli albi contingentati. In termini di bottiglie, la produzione potenziale aggiuntiva del Rosso sarà di poco superiore ai 3 milioni che si andranno a sommare alla media attuale di circa 3,6 milioni di pezzi l’anno.

Quasi un raddoppio quindi che dovrà accompagnarsi a una strategia che comprende uno sforzo di comunicazione ben concertato e la valorizzazione dell’identità e della diversità di questo vino, per fare in modo di guadagnare mercati e nuovi consumatori, portandoli per mano poi anche laddove è maggiore il valore aggiunto e cioè al Brunello di Montalcino: “Oggi e negli ultimi anni si è visto uno spostamento anche sul vino al bicchiere che incontra tendenze più giovani e di maggiore versatilità” ha spiegato Francesco Ripaccioli. “Il Rosso rappresenta un mercato di avvicinamento, il biglietto da visita (o il secondo pilota nella Formula Uno) che rappresenta l’azienda, il Sangiovese e il territorio, in una versione più immediata rivolta anche alle nuove generazioni, alle quali non si può insegnare a bere il Brunello partendo dal Brunello”.

“La delibera della Regione arriva proprio in occasione dei quarant’anni del Rosso di Montalcino. I nostri produttori potranno ufficialmente ampliare la propria produzione così da rispondere alla crescente richiesta di mercato, anche internazionale”, ha dichiarato il presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci, “Infatti, il Rosso è un prodotto versatile, di pronta beva che però si presta bene anche all’invecchiamento. Un vino in cui i vignaioli hanno sempre creduto e che ora sta ottenendo il giusto riconoscimento anche da buyer e consumatori”.

Dal 1993 al 2017: le vecchie annate del Rosso di Montalcino proposte nella masterclass hanno evidenziato la longevità e la capacità del vino di conservare le proprie caratteristiche di freschezza ed eleganza

Non più quindi un vino di seconda scelta per i produttori e per i consumatori, basato però su un meccanismo, quello della denominazione a caduta della DOCG e della DOC, che aiuta anche tecnicamente l’espressione di entrambi i prodotti che portano il nome di questo territorio dove i vigneti pensati per dare ottimi Brunello per 50 o 80 anni, sono utilizzati da molte aziende nei primi anni dopo l’impianto per fare dei grandi Rosso di Montalcino.

E non è un caso forse se nella degustazione dei Rosso di Montalcino delle vecchie annate guidata da Riccardo Viscardi, in alcune delle stagioni più fresche e meno apprezzate per la produzione del Brunello, come il 2014, la scelta e la selezione delle uve e dei vigneti abbiano permesso di dare nel Rosso risultati comunque ottimi.

Nonostante la data di uscita sul mercato lo proponga per un consumo giovane, il territorio e la natura del Sangiovese rendono poi il Rosso di Montalcino non solo elegante ma anche longevo, un’ulteriore chiave per proporlo con una strategia che dovrà affiancarsi e non sovrapporsi a quella del parente più blasonato.