Aprile 2024

Il sistema assicurativo delle uve da vino travolto dai cambiamenti climatici

Nuove politiche e nuove polizze per affrontare eventi calamitosi e i premi in aumento

Il sistema assicurativo delle uve da vino travolto dai cambiamenti climatici

Stefano Labate

Gli eventi calamitosi, sempre più frequenti e più diffusi per effetto del cambiamento climatico, stanno mettendo in difficoltà i viticoltori e mostrano l’inadeguatezza dei tradizionali strumenti di assicurazione e dei costi delle polizze che, per la forte crescita di eventi dannosi da risarcire da parte delle compagnie, sono fatalmente anch’essi cresciuti. Il 2023 è stato un annus horribilis e, nel contesto di un trend di aggravamento, ha evidenziato che il sistema non funziona più per nessuno. Istituzioni, politiche europee e nazionali, associazioni e consorzi delle aziende, nonché compagnie di assicurazioni, si interrogano sul da farsi per tutelare la produzione delle uve e un settore intero così strategico per l’Italia.

L’emergenza è stata dibattuta al Vinitaly durante la tavola rotonda “Nuove sfide per il mondo vitivinicolo: riflettori puntati sulla gestione del rischio”. Moderato da Antonio Boschetti, direttore dell’Informatore Agrario, l’evento è stato voluto dal Consorzio Difesa Verona (CODIVE), organizzazione di agricoltori ispirata ai principi del mutuo soccorso, che si occupa di difesa e di prevenzione del danno da avversità atmosferiche, fitopatie e altre calamità.

Davide Ronca, Presidente del CODIVE, ha sottolineato l’impegno congiunto con le diverse associazioni agricole, come Coldiretti e Confagricoltura, nel cercare soluzioni per affrontare “una fase particolarmente critica”.

Luca Cremadel Consiglio Nazionale degli Agronomi e Dottori Forestali,  auspica uno scatto diverso da parte delle aziende. Mentre tipicamente ci si concentra sulle perizie e sulla valutazione dei danni, pare necessario un approccio più ampio e prospettico, non limitato alla gestione del bilancio annuale, ma che integri “una gestione manageriale del rischio” che, secondo le nuove prescrizioni E.S.G. sulla sostenibilità, concorrerà anche a garantire l’accesso al credito.

Un altro punto sollevato durante il dibattito riguarda la problematica delle risorse e la loro distribuzione.

Davide Gaeta

Davide Gaeta, Professore dell’Università di Verona, punta l’indice contro la Pac, che è la stretta intesa tra l’Europa e le organizzazioni degli agricoltori, e forse la più importante politica di contribuzione dell’Europa al sistema produttivo. La Politica Agraria Comune 2023-2027 ha stanziato 35 miliardi di euro per cinque anni.

“Abbiamo però creato un mostro”, dice Gaeta, facendo notare che si potrebbe meglio sostenere il settore agricolo con più risorse da Bruxelles, ma soprattutto promuovendo lo sviluppo e non le posizioni di rendita sul mercato. “Oggi il mercato è in crisi e i nodi vengono al pettine”. Si dovrebbero poi affrontare gli squilibri nord/sud e le concentrazioni in poche province, in Veneto come in altre regioni.

Il professore sottolinea che il 90% delle aziende agricole censite non si assicura. Una polizza obbligatoria per tutti potrebbe intanto riequilibrare il mercato e contenere gli aumenti dei premi delle assicurazioni che, negli ultimi 7-10 anni, sono raddoppiati.

L’attuale sistema potrebbe essere gestito in maniera diversa?

Albano Agabiti, presidente di ASNACODI, scatta una fotografia diversa della copertura nel sistema agricolo in Italia. ASNACODI riunisce 43 Consorzi di difesa e Associazioni di agricoltori che si occupano degli strumenti di gestione dei rischi che danneggiano il reddito del settore.

Albano Agabiti

Agabiti invita a considerare solo le aziende agricole che generano un certo reddito e non tutte quelle censite dall’ISTAT (1 milione e 200mila), in cui sarebbero comprese realtà non economicamente significative. Secondo l’Agenzia delle Entrate, in Italia ci sarebbero per esempio solo 125 mila aziende agricole che superano i 50 mila euro di fatturato. Secondo Agabiti, al di sotto di quelle entrate annuali, non ci si può aspettare una qualche inclinazione alla gestione del rischio. Nel caso in cui poi si volessero assicurare anche i soggetti al di sotto di quella soglia non ci potrebbe essere alternativa alla polizza obbligatoria per tutti.

Agabiti parla di AgriCat, il fondo mutualistico agevolato nazionale, istituito con la nuova Pac, per la copertura di base parziale dei danni da gelo e brina, siccità, alluvione. L’adesione è automatica per tutte le aziende beneficiarie dei pagamenti diretti PAC. AgriCat viene finanziato al 70% dai fondi agricoli europei per lo sviluppo rurale e al 30% dagli stessi agricoltori attraverso il prelievo obbligatorio del 3% dai pagamenti diretti che arrivano appunto dal “Primo Pilastro” della Pac.

A proposito di polizze agevolate, andrebbe aggiunta la posizione del ministro Francesco Lollobrigida. Il ministro, che pure aveva già criticato il sistema attuale e i conti che non tornavano sulle contribuzioni, aveva poi annunciato la copertura del buco di 230 milioni che si era creato per le campagne assicurative agevolate del 2022 e 2023 ma anche l’avvento di un Nuovo Piano per la Gestione del Rischio in Agricoltura per “una più efficace e trasparente gestione delle risorse pubbliche, coperture sempre più aderenti alle esigenze del settore e una riduzione dei prezzi delle polizze per gli agricoltori”.

Che fare, intanto?

Secondo Agabiti, per un verso, serve un ruolo più consulenziale dei consorzi e una nuova cultura del rischio in azienda che non pensi più all’assicurazione come prima risposta certa al danno e, per altro verso, serve considerare che certe imprese non hanno margini per sostenere anche il costo assicurativo. Si guarda anche all’Europa, in vista delle prossime tornate elettorali: “un’Europa che si dimostri più favorevole agli agricoltori e meno lobbista sui temi dell’ambiente”.

Mentre si attende, i premi delle polizze agricole sono schizzati in alto, le coperture restano basse e le compagnie stanno mettendo in dubbio il loro interesse verso il settore, in particolar modo quello delle uve da vino.

Alessandro Bellini

A dare un’idea della situazione ci ha pensato Alessandro Bellini, di VH Italia, compagnia con 20mila ettari coperti e un budget del settore delle uve da vino che vale un terzo dell’intero portafoglio e clienti soprattutto nel nordest.

La quota di portafoglio assicurativo degli agricoltori, che richiedono un risarcimento, si sarebbe attestata sul 50%: “Come se io dovessi assicurare due case contro l’incendio e una brucia tutti gli anni”, dice Bellini. Si tratta di un dato sorprendente che evidenzia l’urgente necessità di trovare soluzioni per garantire la sostenibilità delle compagnie assicurative e delle aziende agricole.

Il 2023 è stato un anno particolarmente difficile. Bellini spiega che, in appena due giorni, l’intero mercato italiano ha subito una perdita dell’80-90% del rapporto sinistri-premi, a causa di una singola grandinata che a luglio ha colpito praticamente l’intera zona settentrionale d’Italia.

Le compagnie contano gli eventi calamitosi e i risarcimenti imboccando nuove strade, a partire dalla diversificazione dell’offerta, con un catalogo di polizze più ampio e che prenda in considerazione molti parametri, nuove franchigie e un maggior ricorso a coperture assicurative pluriennali – “pratica comune in molti paesi europei” – con durate da 5 a 7 anni, a seconda delle specifiche esigenze delle colture.

Inoltre, “l’assicurazione obbligatoria per tutti non è una soluzione”. Di certo l’obbligatorietà potrebbe essere presa in considerazione – non per tutelare un possibile danno per terzi come nel caso dell’assicurazione dell’auto – ma in ragione dell’impatto sociale della mancanza di copertura assicurativa: la mancanza di assicurazione in caso di gelate, ad esempio, potrebbe infatti causare gravi conseguenze per tutta la filiera, compromettendo la produzione, cosa accaduta proprio in questi anni.

Purtroppo, spiega Bellini, l’obbligatorietà non risolverebbe in ogni caso il problema e l’interesse delle compagnie ad assicurare il settore delle uve da vino. Il sistema di copertura agevolato del comparto andrebbe rivisto nel suo complesso per dare certezze agli assicuratori. “La partnership pubblico-privata, come quella del fondo AgriCat o di altra soluzione, deve svolgere un ruolo anche per la riassicurazione” (con la riassicurazione un’impresa di assicurazioni si libera di parte del rischio assunto dai propri clienti, trasferendolo a sua volta a un’altra di secondo livello, detta appunto riassicuratore).

Ettore Prandini

A margine del programma, Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, ha portato un saluto e parlato del lavoro concluso per garantire ai produttori il rispetto delle coperture assicurative. “Stavamo correndo il rischio che ciò che era stato stanziato non fosse sufficiente per il 2023”. La vera sfida per Prandini è però quella di rivedere “un meccanismo nel quale sono pochissime le regioni che si assicurano”. Contestualmente, servono ricerca e innovazione. “Per esempio con le TEA (Tecnologie di Evoluzione Assistita, un insieme di pratiche per il miglioramento genetico che possono portare a piante più resilienti, ndr). Siamo stati tra coloro che hanno aperto la discussione a livello europeo e oggi siamo a un passo da la possibilità di iniziare una ricerca significativa che possa dare risposte concrete per affrontare i cambiamenti climatici e le altre sfide degli agricoltori”.