La salute del suolo e la sua protezione dai rischi di inquinamento e perdita di fertilità biologica, biodiversità e capacità di fornire cibo e servizi ecosistemici, sono tra i temi più dibattuti a livello internazionale negli ultimi anni. Obiettivi, strumenti, ricerca e strategie per contenere l’erosione, la perdita di sostanza organica, la conservazione del microbioma del suolo e delle sue funzioni, sono necessari anche per preservare la fertilità del vigneto e la capacità dei vini di essere realmente espressione dei loro territori.
Perché parafrasando il titolo del Global Symposium on Soil Nutrition del 2022 (Soil, where food begins) della FAO è indubbio che il suolo è dove il vino comincia.
Sul numero 3 di settembre di Millevigne abbiamo dedicato al suolo un focus speciale: tre articoli sul microbioma e sulle soluzioni per la conservazione delle caratteristiche di fertilità biologica attraverso l’uso del compost e del biochar, completati dalla grafica di sintesi del Visual abstract realizzata da Jacopo Sacquegno.
Le micorrize: una collaborazione che non deve interrompersi
Quando si parla di suolo, fertilità e diversità microbiologica la firma di Vincenzo Michele Sellitto è sempre una garanzia: nel suo articolo l’autore descrive l’importanza del microbioma del suolo, l’insieme invisibile di batteri, funghi e protozoi che decompone la sostanza organica, rilascia nutrienti, protegge le radici e sostiene la fertilità. Tra i suoi protagonisti spiccano le micorrizze che instaurano una simbiosi con le radici della vite e di molte altre piante: in cambio dei nutrienti ricevuti dalla pianta, forniscono fosforo, azoto e altri minerali. Nell’articolo si spiega come le radici della vite e le micorrize stabiliscano il loro rapporto attraverso lo scambio di segnali chimici e come, grazie a una rete di ife sotterranee, le viti possano migliorare la loro resilienza e la tolleranza a siccità, salinità e patogeni, rafforzando le difese naturali e contribuendo alla qualità dell’uva.
Prodursi il compost in casa: tecniche e regole del compost “on site”
Marco Pierucci e Fabio Burroni, gli Agronomi in vigna, affrontano a 360 gradi il tema della produzione e delle normative del compost prodotto “on site”, in azienda, a partire dai residui vegetali e gli scarti di lavorazione. Sarmenti, sfalci, vinacce e paglia diventano una risorsa: disposti in cumuli aerati e controllati per umidità e temperatura, si trasformano in compost stabile, igienizzato e ricco di sostanza organica. Un ammendante organico che può restituire al terreno sostanza organica e nutrienti a lento rilascio. In viticoltura il compost migliora fertilità, struttura, capacità idrica e biodiversità del suolo, riducendo erosione e dipendenza dai concimi chimici.
Un progetto sugli effetti di lungo periodo del biochar in vigneto
Il biochar è un materiale ottenuto dalla pirolisi di residui vegetali di diversa origine, caratterizzato da elevata porosità, stabilità e capacità di trattenere acqua e nutrienti. In viticoltura, può migliorare la fertilità del suolo, aumentare la produttività, stabilizzare la sostanza organica e favorire il sequestro di carbonio, contribuendo a ridurre le emissioni di gas serra.
Nell’articolo di Silvia Baronti e gli altri autori del CNR IBE e delle Università di Bologna, Bolzano e Padova, si descrivono gli obiettivi e i primi risultati del progetto Bio C Vite, avviato nel 2024 in vigneti di importanti aree italiane, con lo scopo di valutare gli effetti del biochar da solo o combinato con compost e nel lungo periodo.
Millevigne 03/2025
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