Vigneti nel Roero, Azienda Malvirà
Lorenzo Tablino
Ho sempre scritto sul territorio del Roero. Per vari motivi: prima a Fontanafredda vinificavo le uve provenienti dal Roero, in particolare Nebbiolo, mentre in seguito, i giornali con cui collaboravo mi chiesero servizi sul Roero, uno in particolare ricevette il “Premio giornalistico del Roero”, nel 2011.
L’amarcord sul Roero, per quanto mi riguarda, inizia negli anni Sessanta del secolo scorso.
Scrivevo allora a proposito del vino Arneis: “Le grandi cantine del nostro territorio, Cinzano, Calissano, Fontanafredda, Coppa, Marenco, applicavano pratiche e processi di cantina per la produzione di vini bianchi per base spumante, utilizzando soprattutto uva Moscato, ma anche altre uve, spesso giunte dall’Alessandrino e dall’Oltrepò Pavese. Ma tra le uve non c’era l’Arneis. C’erano pochi filari nei vigneti di Nebbiolo ed era considerata comunque un’uva da tavola”.
La storia del vino Arneis, nell’attuale tipologia che otterrà il riconoscimento DOC nel 1989, inizia verso gli anni Sessanta del secolo scorso.
Cinque pionieri, tra grandi difficoltà, molte incognite e pochissimi strumenti tecnici, iniziano con entusiasmo a vinificare e imbottigliare questo nuovo vino bianco.
Doveroso ricordarli: grazie a Umberto Ambrois, Giovanni Negro, Bruno Giacosa, Currado Vietti e Sergio Battaglino e al loro coraggio, dalle poche migliaia di bottiglie prodotte nei primi anni ’70, siamo arrivati, oggi, a più di 7 milioni di bottiglie.
Venti anni dopo cosa è cambiato nel territorio del Roero?
Attraverso cinque interviste a produttori e al Presidente del Consorzio Tutela Vini del Roero, cerco di mettere a fuoco le più rilevanti innovazioni.
Il Roero è una zona del Piemonte, situata nella parte nord-orientale della provincia di Cuneo, tra la pianura di Carmagnola e le prime colline dell’Astigiano, con una superficie totale di 417,23 km quadrati che comprende 19 paesi, tutti posti sulla riva sinistra del fiume Tanaro.
La zona è prevalentemente collinare, con terreni di antica origine marina, ricchi di ghiaie, sabbie e argille.
Caratteristica importante del paesaggio sono le “Rocche”, rilievi scoscesi che tagliano il territorio da Pocapaglia a Montà.
L’agricoltura è fiorente nel Roero, in primis frutteti (pesche, nocciole e fragole) e vigneti con la produzione di vini DOC-DOCG di alta qualità: Roero, Roero Arneis, Roero Arneis spumante, Roero superiore, Favorita e Birbet.
Dal 2014, il territorio è stato ufficialmente incluso da UNESCO, assieme a Langhe e Monferrato, nella lista dei beni del Patrimonio dell’Umanità.
Le interviste
L’enologo Paolo Demaire racconta la realtà dell’ Azienda Agricola Demaire Giovanni (Vezza d’Alba)
“Siamo nati nel 1957 come azienda, con una filosofia che poneva al centro il rispetto del territorio, dell’ambiente e della naturalità – oggi definita biologico.
Oggi i trattamenti sono a base di zolfo, rame e induttori di resistenza. Da qualche anno ormai non utilizziamo diserbanti in vigna: pratichiamo esclusivamente l’inerbimento, anche per favorire una maggiore umidità del terreno.
Rispetto al passato, i cambiamenti in cantina non sono rilevanti: utilizziamo acciaio inox, lavorazioni a temperatura controllata e, soprattutto, adottiamo rigorose pratiche igieniche.
Parlando di sostenibilità, come cantina disponiamo di pannelli fotovoltaici, fabbricato in classe energetica A+ e caldaia a biomasse. I reflui sono trattati con impianto di fitodepurazione che gestisce tre tipologie di scarico delle acque: quelle bianche (piovane), le nere (provenienti dai servizi igienici) e le grigie (derivanti dai lavaggi con detergenti). Dal 2012 tutte le acque vengono depurate e in parte recuperate, per essere successivamente riutilizzate esclusivamente per l’irrigazione dei giardini o per la diluizione degli antiparassitari. Nei processi produttivi impieghiamo pochi additivi e coadiuvanti, aggiungo che la nostra cantina possiede due certificazioni: “BIO” e “SQNPI”.
Dal punto di vista del marketing, negli ultimi vent’anni abbiamo registrato una crescita sia del fatturato sia della clientela. Ottimi risultati arrivano dai mercati esteri. In Italia siamo presenti esclusivamente nel canale Ho.Re.Ca.
Per quanto riguarda l’immagine aziendale abbiamo una clientela selezionata e fedele. Per questo motivo organizziamo frequentemente iniziative come degustazioni guidate e seminari. Da circa un anno inoltre disponiamo anche di cinque camere per i clienti e amici che vengono a trovarci”.
Per l’Azienda Agricola Teo Costa di Castellinaldo (Cn) a parlare è Roberto Costa
“L’azienda ha ampliato la superficie vitata, sia nella zona di Roero e anche in Langa, ove siamo presenti a Novello e a Treiso. Abbiamo anche acquistato vigneti a Montechiaro d’Acqui, in provincia di Alessandria, zona che presenta un sottosuolo fatto di marne bianche, con buona presenza di pietre. Come vitigni abbiamo impiantato Albarossa, Barbera e Dolcetto. Abbiamo anche vigneti di Chardonnay e di Sauvignon e un piccolo vigneto coltivato a Moscato nero, dal quale ricaviamo il vino base per ottenere uno spumante rosé.
Riguardo al mercato, da venti anni siamo praticamente stabili, avendo un rapporto qualità/ prezzo interessante. Grazie al punto vendita aziendale, abbiamo anche una buona clientela ormai fidelizzata.
Ai mercati esteri destiniamo il 30 % del nostro volume commerciale, siamo presenti da anni in Svizzera e recentemente in Nord Europa (Olanda, Danimarca e Norvegia). Riguardo ai prezzi non ci sono molte differenze, tra Italia ed estero.
Negli anni è cambiata molto l’immagine del territorio del Roero: venti anni fa se una macchina arrivava a Castellinaldo, diceva subito che aveva sbagliato strada. Oggi per fortuna arrivano tanti clienti e da anni ormai nelle cantine si parla anche inglese e tedesco e i giovani si sentono responsabili, come i miei tre figli: Isabella cura l’accoglienza, Viviana segue il mercato estero ed Emanuele è un lavoratore a 360 gradi. Ho anche un fratello, contitolare che è veramente un esperto in marketing, grazie al suo fiuto fantastico: sotto certi aspetti mi ricorda Pol Farinasso (noto venditore di vini in Langa nel secolo scorso ndr). Abbiamo 25 dipendenti a tempo indeterminato e in vendemmia, se necessario, ricorriamo a manodopera avventizia”.
Giuseppe Correggia è enotecnico e parta dell’
Azienda Agricola Matteo Correggia di
Canale (CN)
“L’azienda possiede 21 ettari tra Arneis, Nebbiolo e Barbera, con un vigneto che ha più di sessant’anni. La potatura è un po’ ritardata, onde evitare il rischio di gelate tardive, mentre la sfogliatura è ridotta rispetto al passato. Essendo certificati BIO, la concimazione è solo organica. Usiamo letame, poi sovescio con leguminose, che vengono solo piegati con il rullo, anche per avere terreno più soffice.
Il diradamento, oggi, è ridotto rispetto al passato, eliminiamo solo il grappolo intero, se doppio. Riguardo all’epoca di vendemmia per l’Arneis è leggermente anticipata, a fine agosto in genere. Per il Nebbiolo valutiamo in base all’andamento climatico: se caldo si raccoglie a maturazione tecnologica, se è normale, la raccolta è leggermente ritardata, per avere maggior concentrazione fenolica. La raccolta è manuale, con scelta in vigna e un’ulteriore selezione sul tavolo vibrante. La pigiatura, soffice per mantenere integri i vinaccioli, avviene al massimo tre ore dopo la raccolta in vigna. In cantina usiamo dei lieviti selezionati nelle nostre vigne e per la fermentazione, che per i Nebbioli avviene a 28-29 gradi, usiamo dei rotofermentatori.
In 20 anni, il nostro fatturato è cresciuto circa il 40% e siamo presenti nell’Horeca per l’Italia, all’estero in Usa, Svizzera, Germania.
L’immagine del nostro territorio è in forte crescita, dalla Langa al Roero il passo è rapido, grazie anche alla ristorazione”.
Anche l’Azienda Agricola Malvirà si trova a Canale (Cn). A parlarne è Roberto Damonte, enologo (a dx nella foto col fratello Massimo Damonte, attuale Presidente Consorzio Tutela Roero)
“La nostra azienda possiede 42 ettari nel Roero e un ettaro nel comune di La Morra. Inizio con un dato rilevante: 20 anni fa avevamo 80% di uve bianche, il resto nere, oggi siamo pari, al 50%, grazie alla crescita del vitigno Nebbiolo. Oggi tutta l’azienda è certificata Biologico.
Riguardo ai cambiamenti in vigna, per noi le potature sono eguali ad anni addietro. La resa è in genere tre quarti del massimale, per quanto nelle ultime annate per vari motivi siamo arrivati solo al 50 %.
Lavoriamo in cantina con la tecnica della “riduzione”, ovvero assenza di ossigeno, sin dall’inizio della torchiatura. Non effettuiamo filtrazioni sui mosti, ma solo decantazioni statiche. L’imbottigliamento è solo isobarico.
Nei nostri vigneti le malattie alla vite sono scarse, Mal dell’Esca e Legno Nero quasi inesistenti e la metcalfa sembra sparita. Ci preoccupa invece la flavescenza dorata. Effettuiamo, comunque, trattamenti con olio di arancio e anche con il piretro.
Il mercato per noi si è sviluppato soprattutto in America, Scandinavia e Giappone.
In Italia siamo presenti solo nel canale Horeca, con prezzi di listino non molto differenziati rispetto all’estero al netto dei dazi.
L’immagine del nostro territorio è sensibilmente cresciuta, anche grazie alla correlazione vino e gastronomia.
Per valorizzare questo connubio, abbiamo anche una struttura agrituristica, denominata “Villa Tiboldi”. Aperta nel 2003 è in crescita sul piano della frequentazione, come del resto le visite presso l’azienda, in particolare di gruppi esteri, grazie a due guide professionali che abbiamo assunto con ottimi risultati”.
Giovanni Negro racconta la sua azienda Angelo Negro dal 1670 di Monteu Roero (Cn)
“Vorrei andare indietro di 60 anni, quando si vendevano soprattutto al mercato di Canale pesche e verdura. Mia madre mi aiutava nel trasporto, con enorme fatica.
C’era però la volontà di crescere. Dopo alcuni anni lasciammo perdere le pesche e la verdura e acquistammo terreni per impiantare i vigneti.
In seguito, vennero realizzate le cantine a Neive, in zona Basarin e a Serralunga d’Alba, a Baudana. La viticoltura è migliorata, con filari più stretti e minor distanza tra le viti, oggi sono circa 4.000 ceppi, con potature più corte e minor resa per ettaro.
Usiamo concimi naturali o compost organico con lombrichi, oppure sovescio con leguminose.
La raccolta è solo manuale, poi massimo un’ora e si pigia. La vinificazione avviene in impianti moderni verticali e orizzontali.
Abbiano in vigna un biotipo molto vecchio di Arneis che origina un vino che si conserva alcuni anni.
Il mercato per la nostra azienda è in leggera crescita, grosso modo vendiamo il 50% all’estero e il resto in Italia, nel canale Horeca.
All’estero i mercati di maggior rilevo sono i paesi scandinavi.
L’immagine del territorio è cresciuta in modo sensibile: in questi anni 242 giornalisti, da tutto il mondo, hanno scritto del Roero e del suo premio.
Aggiungo ed è rilevante che le aziende vitivinicole sono in mano locale, non a finanziarie o multinazionali.
Vedi, qui in cantina i miei quattro figli e altri nipoti continueranno il lavoro iniziato anni fa. Dai noi il futuro è positivo ma c’è ancora molto da fare”.
Massimo Damonte è il Presidente del Consorzio di Tutela del Roero e parla della Denominazione:
“Attualmente il Consorzio raggruppa 500 associati, che rappresentano il 65% dei produttori, pertanto rientriamo nelle normative “Erga omnes”.
È un consorzio giovane, formato da piccoli produttori, con un’unità di azioni e di prospettive.
Le quote di adesione variano in base alla tipologia della cantina: solo viticoltori, viticoltori e imbottigliatori o solo imbottigliatori.
Le esportazioni nel 2025 sono state a buoni livelli, nonostante il pericolo dei dazi americani e i rischi dell’embargo russo, causa guerra in Ucraina.
Le giacenze in cantina sono nella norma. Sul piano della promozione stiamo ottenendo buoni risultati, sia per le fiere nazionali, che internazionali, partecipando con “Piemonte Land” che ritengo sia un organismo utile ai produttori e che funziona molto bene. Col triennio 2025-2027 si sono avviate importanti iniziative promozionali all’estero, tra New York, Chicago e Canada; ovviamente i risultati si vedranno nel lungo periodo.



