Giugno 2024

Il Verduno Pelaverga e l’impegno costante dell’Associazione Verduno è Uno

Continua incessante la promozione del Verduno Pelaverga DOC e del territorio circostante così come la salvaguardia dell’ambiente, la ricerca di nuove opportunità di abbinamento gastronomico e la valorizzazione del vitigno Pelaverga Piccolo

Il Verduno Pelaverga e l’impegno costante dell’Associazione Verduno è Uno

Anna Emanuela Sacchetto

30 maggio 2024 – Il Pelaverga piccolo, un vitigno noto ormai per la sua produzione di alta qualità, è stato protagonista di un evento di interesse per la stampa di settore internazionale, catturando l’attenzione di giornalisti provenienti da tutto il mondo: “#verdunoè”, nel contesto del Ristorante La Sbornia di Verduno.

Questa manifestazione organizzata dall’Associazione ufficiale di produttori di Verduno Pelaverga DOC “Verduno è uno”, giunta alla sua seconda edizione, ha offerto agli esperti del settore l’opportunità unica di scoprire e degustare la nuova annata 2023 del  Verduno Pelaverga DOC in anteprima sotto l’esperta guida del wine writer Ian D’Agata collegato da Shanghai con la collaborazione di Sandro Minella, sommelier certificato e guida turistica.

L’impegno costante di “Verduno è Uno”

Il presidente dell’Associazione Diego Morra, insieme a Sergio Germano, Presidente del Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani hanno ribadito l’impegno incessante verso la promozione del Verduno Pelaverga DOC e del territorio circostante così come la salvaguardia dell’ambiente, la ricerca di nuove opportunità di abbinamento gastronomico e la valorizzazione del vitigno Pelaverga Piccolo.

L’Associazione è nata negli anni ’80 con l’obiettivo di far conoscere questo vino a livello mondiale e ufficialmente costituita nel 2000 grazie all’intuizione di sei aziende fondatrici: Castello di Verduno, Fratelli Alessandria, Comm. G.B. Burlotto, Gian Carlo Burlotto – Cantina Massara, Bel Colle e Vinandolo di Antonio Brero.

Dagli anni’ 50, momento in cui si producevano poco più di 1000 bottiglie agli anni’70 in cui si cominciarono a piantare nuovi vigneti di Pelaverga piccolo, la strada fino ad oggi è stata costellata di importanti riconoscimenti e nuovi associati.

La crescente partecipazione dei produttori aderenti infatti– arrivati a 18 – ne è la prova così come i 30 ettari vitati tra Verduno, Roddi e La Morra con una produzione tra le 15 e 180.000 bottiglie di norma e 204.000 solo l’ultimo anno.

“Il Pelaverga è unico e peculiare, e il nome dell’Associazione ne è la dimostrazione” afferma Germano, “Questo evento è un momento di incontro, con i nostri produttori e prodotti enogastronomici e per conoscere il nostro fiore all’occhiello che è il Verduno Pelaverga”, continua Morra.

Il Pelaverga piccolo (da non confondersi con la Pelaverga nera con acini grandi, tipica del saluzzese e non aromatica) ha gli acini piccoli e con una colorazione chiara capace di rispecchiarsi anche nel prodotto finale.

Il vino presenta inoltre delle caratteristiche che lo rendono unico e riconoscibile: aromi di frutti rossi, spezie dolci, fiori pungenti e soprattutto pepe (grazie alla molecola del rotundone presente in concentrazioni intorno ai 40 ng/L), capaci di sposarsi anche con piatti innovativi come quelli proposti a fine degustazione ed egregiamente preparati dallo chef finlandese Jyrki Sukula in uno show cooking di grande effetto.

Dai tannini meno predominanti rispetto a un Barolo e Dolcetto, al palato ricorda vagamente il Pinot nero: nella degustazione, composta da 15 calici dell’annata 2023, sono emerse differenze dovute principalmente al terreno di produzione, alla presenza o meno di carbonato di calcio originario da sedimenti marini, all’esposizione e anche alle temperature.

Cosa è emerso da questa annata 2023? Rispetto al 2022, dove il clima era risultato più secco, quella del 2023 sembra “non essere ancora del tutto pronta ma con una nota alcolica ben integrata e ben bilanciata, di grande beva e di appeal” afferma D’Agata, nonostante ciò però i produttori seguono una linea comune proprio per una volontà di preservarne la qualità e unicità in maniera coesa e territoriale in una fase climatica in cui diventa sempre più complicato fare previsioni.

“Il vino  è in continua evoluzione, non ne esiste uno uguale a un altro, ed è questa la sua straordinarietà” – Ian D’Agata.