Di Serena Leo
Può il settore food e wine trainare un’economia regionale? Certamente, e di come se ne è discusso a Terra di Lavoro Wines, l’evento dedicato ai vini di Caserta, promosso dal Consorzio Vitica. Una vera e propria “rivoluzione culturale” e a testimoniarlo sono i numeri. Infatti la provincia casertana si attesta già all’ottavo posto in Italia per valore sviluppato dalla Dop Economy, al primo posto tra le province campane per valore generato dalla filiera enogastronomica Dop e Igp (Fonte rapporto ISMEA – Qualivita 2023). Si può dire che questa sia una terra su misura di buongustaio.
Certamente in Campania a fare da padrona è la ben nota mozzarella di bufala, realtà Dop trainante da sempre, a cui segue il vino che, nel casertano, si esprime in tante piccole realtà come le denominazioni Galluccio Dop, Aversa Asprinio Dop, Falerno del Massico Dop, e le due Igp Terre del Volturno e Casavecchia. Queste le protagoniste della due giorni in casa Borbone e del forum introduttivo in cui, gli addetti ai lavori, si sono confrontati su quanto c’è ancora da fare per portare il vino casertano e il territorio circostante, all’attenzione di un consumatore sempre più attento.
La Dop Igp Economy necessita di cultura e sinergia
“La Dop Igp Economy è un primo passo per strutturare un sistema in grado di unire competenze produttive regionali, è utile per fare sistema tra consorzi, imprese rappresentative che devono saper lavorare insieme. Per realizzare ciò è necessario uscire dall’ottica dell’invidia e paura del vicino di casa – il produttore, si intende – piuttosto in lui bisogna trovare la forza di far meglio e aiutarlo se necessario, in modo che il territorio ne benefici nell’immediato e in futuro”. Queste le parole del Presidente del Consorzio Vitica, Cesare Avenia, che riconoscono l’impegno profuso per portare il vino campano all’attenzione nazionale, ma non è ancora abbastanza. “Fare sistema, come già succede altrove, è il segreto di un successo annunciato che fa grande un territorio – Continua il Presidente – Il nostro obiettivo è far sì che il consumatore si appassioni a ciò che beve, raccontandogli una storia, quella del vino della Terra di Lavoro, così chiamata tradizionalmente Caserta e dintorni. In questo modo si mette il consumatore nelle condizioni di ricordare ciò che beve non per l’etichetta o la cantina in primis, piuttosto per la denominazione che, al suo interno, nasconde bellezze paesaggistiche e opportunità enogastronomiche da non perdere”.
“Il vino deve essere ambasciatore di cultura”. Così Leone Massimo Zandotti (Federdoc) coglie l’occasione per commentare la Dop Igp economy come strumento aggregativo di cui tutti possono beneficiare. “Non dobbiamo guardare altrove e prendere come esempio gli altri paesi, piuttosto dobbiamo concentrarci sul patrimonio vitivinicolo che abbiamo e farlo crescere in Italia e all’estero, essendone orgogliosi. I consorzi servono proprio a creare aggregazione e confronto, in modo da porre strategie vincenti per il futuro”.
Sinergia è un’altra parola chiave emersa durante il wine forum e riguarda non solo la filiera dell’agroalimentare – già in pole position – ma anche la struttura monumentale della Reggia di Caserta e tutto ciò che rappresenta. “Il vino e la tavola campana possono diventare un viatico di cultura” afferma il direttore della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei. “La Reggia è il primo pretesto per arrivare in città, poi ci si deve avventurare altrove. Come sito Unesco vogliamo che i turisti, local ed esteri, scoprano non solo bellezze monumentali, ma un patrimonio enogastronomico legato alla tradizione che apre ad altri modi di fare turismo. Con il nostro piano d’azione assicuriamo ciò attraverso la consapevolezza della tradizione alimentare campana”.
Dop Igp economy ed enoturismo, a che punto siamo
“Con la legge regionale appena approvata la Campania ha gettato le basi per promuovere la cultura del vino e i suoi luoghi di produzione, sostenendo la crescita economica delle aziende vitivinicole”. Così Nicola Caputo, assessore regionale all’agricoltura, commenta il passo in avanti per la promozione del mondo vitivinicolo campano. Se tanto è stato fatto, molto c’è ancora da fare. “È necessario affiancare un serio sviluppo dell’attività di accoglienza che deve generare opportunità economiche per il territorio. Basti pensare che, ancora oggi, su 10 comuni italiani solo 6 hanno al loro interno un ufficio del turismo e non solo, sul turismo del vino non c’è ancora un personale adatto e formato per indicare ai turisti interessati un itinerario esaustivo. Bisogna agire su questo”. Secondo l’assessore le istituzioni possono lavorare per far sì che i fondi economici arrivino, ma è necessario incentivare la formazione degli operatori turistici tutti, a ogni livello, per creare maggiori opportunità.
Se Caserta non si è costruita in un giorno – permetteteci la citazione riadattata – certamente c’è ancora tanto da fare in termini di promozione enologica, e questo passa anche dal consumatore finale che, secondo il presidente Avenia, va candidato a vero ambasciatore di questa terra. “Gli appassionati devono saper cercare la qualità a casa propria e cercare, nelle carte dei vini di ristoranti casertani, le referenze di questo specifico e ricco territorio. Una vera e propria rivoluzione culturale serve, ed è ciò che farà grande la Terra di Lavoro del vino”.

