Di Alessandra Biondi Bartolini
Cresce l’interesse per le varietà PIWI resistenti alle malattie: da un lato ci sono i consumatori che cominciano a conoscerle e ad apprezzarle, dall’altro i produttori che, disponendo di una maggiore scelta e di più esperienza sulle prestazioni qualitative e agronomiche delle nuove varietà, le adottano con maggior sicurezza.
Restano l’incognita e la lentezza delle istituzioni che continuano a vincolare la libertà di scelta degli imprenditori, fuori e dentro le denominazioni. Non basta il doppio iter nazionale e regionale, che fa sì che oggi le varietà PIWI siano idonee per la viticoltura di 13 regioni ma non per le altre 7: a rallentarne l’adozione resta anche il divieto, solo italiano, di utilizzo delle varietà resistenti nelle denominazioni.
Si moltiplicano anche i momenti di discussione e approfondimento, nei quali accanto ai risultati tecnici e scientifici, si sollecita una maggiore diffusione ed elasticità nell’approvazione delle varietà resistenti: nell’ultimo periodo se ne è parlato il 22 gennaio scorso a San Michele all’Adige nell’evento organizzato dalla Fondazione Edmund Mach per la premiazione della V Rassegna dei vini ottenuti da uve PIWI e in occasione della presentazione delle prime sette varietà resistenti con genitore Glera organizzata dai Vivai Cooperativi Rauscedo tenutasi il 29 gennaio.
In Trentino i premi della V Rassegna vini PIWI e il punto sulla ricerca scientifica
Nella manifestazione trentina, patrocinata da PIWI International e PIWI Italia e dal Consorzio Innovazione Vite CIVIT, la premiazione dei vincitori uscenti dalle valutazioni fatte dal panel di degustazione il 12 e 13 novembre scorsi, è stata preceduta da un seminario moderato da Marco Stefanini, che ha riunito ricercatori ed esperti del settore per fare il punto sulle più recenti conoscenze legate alle varietà PIWI.
Maurizio Bottura, sostituto direttore generale della Fondazione Mach, ha spiegato che le varietà PIWI si stanno ritagliando una nicchia di mercato nella direzione della sostenibilità e rappresentano un’opportunità dal punto di vista tecnico e commerciale, mentre Enrico Giovannini, presidente del Consorzio Innovazione Vite, ha sottolineato la necessità di aggiornare il Testo Unico del Vino (Legge 12 dicembre 2016, n. 238), al fine di consentire l’utilizzo delle varietà resistenti anche all’interno delle DOC. Nel 2024 CIVIT ha avviato la procedura di protezione di altri quattro nuovi vitigni PIWI, discendenti da Chardonnay, Lagrein e Schiava, frutto delle attività di miglioramento genetico della FEM.
Parlando all’uso dei sistemi di supporto alle decisioni DSS nelle strategie di difesa delle varietà resistenti, Sara Elisabetta Legler di Horta ha spiegato che, intervenendo sulla parte dei modelli che informano il sistema sulle relazioni ospite-patogeno, è stato possibile, nell’ambito del progetto europeo GrapeBreed4IPM, caratterizzare le varietà sulla base della suscettibilità o della resistenza a oidio e peronospora, calibrando così i modelli esistenti anche per queste varietà.
Le ricercatrici del Centro Ricerca e Innovazione di FEM Silvia Vezzulli e Paola Bettinelli hanno approfondito il tema delle resistenze genetiche nella vite e dei programmi di breeding, con un focus sul marciume nero (Black Rot), malattia fungina emergente. Analizzando la resistenza al Black Rot delle varietà e degli incroci già esistenti nella collezione di germoplasma della Fondazione, è stato possibile dapprima individuare la posizione, sul cromosoma 14, dei geni di resistenza, scoprendo che per il Black rot i geni che conferiscono la resistenza al grappolo e alle foglie si collocano in due diverse posizioni. Il passo successivo sul quale ricercatrici e ricercatori trentini stanno lavorando è la selezione di alcuni genotipi parentali molto resistenti da utilizzare nei programmi di breeding: il campo di sezione in Valsugana, caratterizzato da una fortissima pressione della malattia, è il “campo di gioco” più adatto per questa attività.
Ma selezionare le nuove varietà non basta in quanto, perché gli agricoltori possano utilizzarle al meglio, è necessario anche studiarne le caratteristiche aromatiche e le potenzialità enologiche. Un esempio di questo lungo e approfondito lavoro di ricerca applicata, è stato presentanto da Tomas Roman del Centro Trasferimento Tecnologico, che ha proposto un excursus delle attività realizzate negli ultimi 10 anni per supportare il sistema produttivo nella valorizzazione del Souvignier gris. Dalla caratterizzazione aromatica, alla definizione delle caratteristiche sensoriali dei vini ottenuti con tecniche diverse di vinificazione e affinamento, il Sauvignier gris si è dimostrato un’uva caratterizzata da acidità sostenuta e adatta alla spumantizzazione , in grado di dare ai vini, a seconda dell’approccio viticolo o enologico adottati, quando tiolici e quando floreali o fruttati.
I criteri di assegnazione dei premi sono stati spiegati da Andrea Panichi docente e referente organizzativo della rassegna e Marco Stefanini: i vini sono stati valutati e classificati nelle categorie dei vini bianchi, vini rossi, vini bianchi macerati, vini frizzanti e spumanti prodotti con il metodo Martinotti o con Metodo Classico, oltre a quelli con residuo zuccherino naturale maggiore di 45 g/L. Al link tutti i vini premiati: https://fmach.it/Comunicazione/Notizie/Tutti-i-premiati-alla-rassegna-PIWI-2026
Gli interventi integrali son disponibili sul canale You Tube della Fondazione Edmund Mach : https://youtu.be/vdY0TO606Yg
Da Glera sette nuove varietà resistenti per il Prosecco del futuro
Sette nuove varietà resistenti, discendenti dalla Glera, sono state presentate ufficialmente giovedì 29 gennaio durante l’evento “La Glera del futuro”, organizzato da VCR – Vivai Cooperativi Rauscedo presso il VCR Research Center di Rauscedo (PN).
Quattro di queste varietà – Glera-R-VCR-2, Glera-R-VCR-4, Glera-R-VCR-5, VCR-15-1-1-99 – nascono dal programma di miglioramento genetico di VCR e sono in fase avanzata di iscrizione al Registro varietale nazionale, con disponibilità prevista tra febbraio 2026 e fine 2027. Le altre tre- VE 7_3_8 (Glaurum), VE 09_11_02, VE 13_04_05 – derivano dall’attività di ricerca del CREA Viticoltura Enologia di Conegliano (TV) e saranno disponibili a partire dalla fine del 2027.
Tutte sono caratterizzate da resistenza poligenica elevata a peronospora e oidio.
Un momento importante per fare il punto non solo sugli aspetti più tecnici, ma anche su attualità, scenari futuri e tendenze del mercato, grazie anche alla presenza dei Consorzi Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Asolo Montello DOCG e Colli Euganei DOCG, che tutelano il più esteso sistema vitivinicolo a denominazione d’Italia, un territorio che si estende “da Trieste in giù”, abbracciando tutto il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto fino alla provincia di Padova e che hanno tutti espresso il loro forte interesse per uno strumento concreto di risposta alla richiesta di sostenibilità e adattamento al cambiamento climatico quali sono le varietà resistenti.
«Disporre di una gamma di varietà resistenti — ha spiegato Yuri Zambon, direttore di VCR — significa poter rispondere alle diverse esigenze dei territori e alle differenti espressioni enologiche, mantenendo al centro l’identità della Glera».
«Le varietà resistenti — ha sottolineato Denis Pantini di Nomisma — rappresentano una risposta concreta alla crescente domanda di sostenibilità e leggerezza espressa dalle nuove generazioni di consumatori in tutto il mondo».
Il loro utilizzo consente infatti di ridurre in modo significativo l’impiego di agrofarmaci, soprattutto in prossimità dei centri abitati, migliorando il rapporto tra viticoltura, ambiente e comunità.
«Meno input, migliori output — ha aggiunto Riccardo Velasco, direttore del CREA VE — Oggi il miglioramento genetico, insieme alla digitalizzazione e a una difesa fitosanitaria meno impattante, è la strada più efficace per coniugare le esigenze produttive con la tutela della salute e dell’ambiente».
Le nuove varietà offrono inoltre una risposta concreta alle criticità legate al cambiamento climatico e rappresentano un potente fattore di innovazione e valorizzazione per l’immagine delle denominazioni.
«La Glera del futuro esiste già. Ora deve poter esistere anche nelle regole – ha commentato Zambon al termine dell’incontro- Oggi l’Italia è l’unico Paese europeo a non consentire l’impiego delle varietà resistenti nelle DOC, a causa del vincolo previsto dall’art. 33 comma 6 del Testo Unico della vite e del vino. Un limite normativo, sul quale Parlamento e Governo hanno avviato un percorso di revisione. La forte presenza e attenzione dimostrata dalle istituzioni a Rauscedo lascia ben sperare in un aggiornamento normativo coerente con l’evoluzione della ricerca, delle esigenze ambientali e delle aspettative del mercato».
Un nuovo libro e una manifestazione per far conoscere i PIWi a un pubblico sempre più vasto
La nuova guida ai produttori e ai vini PIWI “I PIWI ad oggi” di Marco Stefanini e Luca Gonzato è stata presentata con la partecipazione degli autori e della giornalista Sara Missaglia il 21 gennaio a San Michele all’Adige. Avremo ancora occasione di parlarne, così come sarà presto disponibile il programma della Terza edizione di Irresistibile PIWI a Lazise il 26 e 27 aprile prossimi e del Convegno organizzato in collaborazione con il Comune di Lazise del quale Millevigne, come nelle precedenti edizioni, sarà Media Partner.
fonti: CS Fondazione Edmund Mach, CS VCR Rauscedo



