Maggio 2024

In viaggio tra le cantine cooperative

Presentate a Vinitaly la guida realizzata da Alleanza cooperative e l’indagine di Ismea sulla propensione all’innovazione di questo segmento

In viaggio tra le cantine cooperative

di Alessandra Biondi Bartolini

Nate tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 per fronteggiare problemi di tipo commerciale, fare da volano nella contrattazione sui prezzi in mano a pochi commercianti e a sfavore di piccoli agricoltori, superare il gap tecnologico che impediva il progresso qualitativo dei vini italiani, le cooperative rappresentano da più di un secolo un settore estremamente vivace che sempre di più diviene anche in grado di raccontare i suoi valori e i suoi sforzi.

Uno spaccato molto interessante sul mondo delle cooperative si trova nel libro In viaggio tra le cantine cooperative  – vino, racconti, territori, un progetto editoriale curato da Alleanza delle Cooperative Italiane e Agra Editrice, con la partecipazione degli autori dei diversi capitoli, Luca Rigotti, coordinatore del settore vitivinicolo dell’Alleanza Cooperative Italiane per l’Agroalimentare, Denis Pantini di Nomisma Wine Monitor, Roberta Garibaldi Presidente dell’Associazione Italiana del Turismo Enogastronomico, Attilio Scienza Presidente del Comitato Nazionale vini DOP e IGP e Francesca Ciancio, giornalista enogastronomica.

Il libro è stato presentato il 16 aprile scorso a Vinitaly ed stato è un’occasione per riflettere sul presente e il futuro della cooperazione: quanto dei principi ispiratori di solidarietà delle origini sono ancora presenti e come le cooperative si sono evolute per affrontare, facendo leva anche sulla dimensione aziendale, i mercati globali e i nuovi trend di consumo.

Una guida con più di 220 schede delle realtà cooperative italiane per chi in viaggio o alla scoperta dei territori del vino voglia conoscere le cantine, i vigneti e le persone che fanno il valore di una cooperativa: “Una guida – non guida,- ha precisato Luca Rigotti – nella quale al centro non ci sono i vini o le loro valutazioni ma il senso del viaggio, che ha lo scopo di raccontare i territori dal Brennero alla Sardegna, più di 200 realtà, ognuna con una storia di lavoro diversa ma nate sotto un’unica tradizione cooperativa che collega economia, territorio, tessuto rurale e sociale”.

Oggi il mondo della cooperazione nel settore vitivinicolo rappresenta il 58% della produzione nazionale in volume e il 40% del suo valore, con un fatturato di circa 5 miliardi di Euro, si legge nel capitolo del libro firmato da Denis Pantini, impiega circa 9 mila addetti e riunisce 110 mila agricoltori, il 43% dei viticoltori italiani.

Realtà spesso piccole o piccolissime che non sarebbero altrimenti in grado di competere né di assicurare continuità nell’attività agricola, nella proprietà e nel tessuto sociale di molti territori.

Ed è il senso di comunità e di solidarietà che Francesca Ciancio ha richiamato citando anche le esperienze raccolte da alcuni dei protagonisti più significativi della cooperazione italiana, che sottolineano che la parola “cooperare” non è in contrapposizione con “competere”.

Solidarietà e innovazione sono state fin dalla loro nascita il traino economico e sociale delle cooperative italiane, che tuttavia ha sottolineato Attilio Scienza sono per la gran parte sconosciute, perché il mondo cooperativo ha spesso sottovalutato o sfruttato l’uso dei simboli forti, come la vocazione con il suo senso di rarità, capacità organizzativa, la dimensione ontologica, il processo di socializzazione legato al lavoro delle persone, ma anche la capacità di innovare, non solo negli strumenti ma nelle idee e nel pensiero. “Per molti questo libro sarà una grande sorpresa, perché le persone non sanno quante sono e quanto sono importanti le cooperative nella produzione e nelle società dei territori.”

“Noi” ha aggiunto Scienza riprendendo un tema di estrema attualità e richiamando anche a un ruolo politico della cooperazione viticola “non abbiamo un piano viticolo, uno scenario al quale tendere con gli obiettivi da affrontare a diversi livelli, da quello antropologico a quello tecnico. Dobbiamo farlo e in questo esprimere innovazione, pensare a un progetto dove non è l’espianto dei vigneti la soluzione, ma fare in modo che la vocazione diventi l’elemento determinante per scegliere dove tenere i vigneti e dove eliminarli, perché abbiamo piantato vigne dove non dovevano essere piantate. E dal momento che la cooperazione è determinante in questo, deve decidere che cosa fare, in quanto gestisce il territorio e la vocazione e tutto quello che serve per ricondurre la viticoltura in una condizione di produzione di qualità, di economia e di applicazione dell’innovazione”.

Un’indagine sulla propensione all’innovazione delle cooperative vitivinicole

La propensione all’innovazione delle cooperative italiane è stato anche l’oggetto dei due focus group dedicati in modo particolare alla sostenibilità e alla digitalizzazione, realizzati nell’ambito dell’indagine di Ismea “L’innovazione come motore della competitività e della sostenibilità della filiera vitivinicola: l’approccio delle cooperative”, presentato sempre nel corso di Vinitaly.

I risultati riportati nel Rapporto della Rete Rurale Nazionale riportano da un lato l’interesse di proseguire nell’innovazione tecnologica e digitale nel processo di produzione, dedicata soprattutto alla sostenibilità e utile per una mgliore gestione degli input e la riduzione dell’impatto ambientale e dei costi, anche un forte interesse nell’introduzione dell’innovazione nei processi organizzativi, nell’uso e la gestione dei big data e nel supporto delle nuove tecnologie, come l’IA, la blockchain, la tracciabilità, l’e commerce e il neuromarketing, per leggere in modo sempre più dettagliato il mercato e i comportamenti dei consumatori.

Importante per le aziende cooperative è poi investire sulla base sociale, creando valore sul territorio e introducendo innovazione non solo a livello aziendale ma anche nel contesto sociale e nelle comunità di riferimento.

I produttori e tra essi anche le cooperative, vedono tra le innovazioni che orienteranno lo sviluppo futuro e gli investimenti del settore la genetica, con lo sviluppo di nuove varietà resistenti PIWI e tecniche di evoluzione assistita in campo (TEA), la sensoristica avanzata, con l’Internet of Things (IoT) già in uso, che sarà di supporto alla gestione quotidiana del vigneto nell’immediato futuro, soprattutto in affiancamento all’automazione e all’informatizzazione. Emerge anche l’interesse a investire in soluzioni di intelligenza artificiale da impiegare nei processi produttivi aziendali e in campo,  per lo studio e l’analisi dei dati  in ottica predittiva e di riduzione degli sprechi.