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Dati definitivi Assoenologi: Italia sotto i 39ML di ettolitri

La seconda vendemmia più magra del dopoguerra dopo il 1947. Uve molto sane, ma la qualità non è uniforme

- 35% in Lombardia, - 45% in Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna, cali dal 20 al 30% nelle altre regioni, per una riduzione complessiva del 28% del vino prodotto a livello italiano rispetto alla vendemmia del 2016.

Sono i dati definitivi, anche se non ancora alla virgola, forniti oggi da Assoenologi.

Una stagione segnata da ogni tipo di stravaganza del clima: gelate tardive, grandine, bombe d'acqua, picchi di calore estivo estremo e una siccità che perdura tuttora in buona parte d'Italia.

Praticamente nessun problema sanitario per le uve, ma diversi casi invece di appassimento precoce e squilibrio compositivo, soprattutto a carico delle uve non autoctone a ciclo breve. Nei vigneti più giovani si è assistito in alcuni casi a un blocco completo della fotosintesi e della maturazione, ma più comune è stato il caso opposto, di gradazioni zuccherine molto elevate e maturazione tecnologica (acidi/zuccheri) non allineata con quella fenolica.

Nel complesso una débacle quantitativa ma non qualitativa dei vini italiani.  Per quanto abbiamo potuto osservare nelle ultime settimane, insieme ai nostri collaboratori regionali, ci sono stati risultati di eccellenza in alcuni casi e molto meno esaltanti in altri. In genere (e con tutte le eccezioni del caso) meglio i rossi dei bianchi e meglio le uve tardive (come Nebbiolo in Piemonte, Montepulciano in Abruzzo, Aglianico nel Vulture, rossi dell'Etna) di quelle precoci. 

Tornando alle valutazioni di Assoenologi, ecco il link al comunicato e la tabella delle produzioni:

 

 

 

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