Nell’ambito della diciottesima edizione della rassegna le Storie del Vino a Tagliolo Monferrato (AL) svoltasi il 28 settembre scorso, nella Sala d’Armi del Castello Pinelli Gentile, si è tenuto il Convegno “Innovazione e sostenibilità della viticoltura piemontese” con una tavola rotonda moderata dalla giornalista e scrittrice Cinzia Montagna e a cui ha partecipato anche la scrivente, in cui la discussione si è incentrata su Sfide e opportunità per il futuro dell’Ovadese e del Monferrato, con l’obiettivo di suggerire delle strategie per superare i fattori di crisi che insistono sul settore vitivinicolo del Piemonte sud-orientale, e in particolare sul Dolcetto, vitigno simbolo del territorio, che necessita di nuove visioni e strategie per essere valorizzato sui mercati di oggi .
L’innovazione come leva di sostenibilità
Il primo contributo di Alberto Cugnetto (Accademia di Agricoltura di Torino) ha trattato il tema della sostenibilità delle aziende vitivinicole, spesso alle prese con margini ridotti, costi di gestione elevati e una redditività non sempre garantita. L’analisi sottolinea con lucidità come il futuro del settore dipenda dalla capacità di integrare innovazione tecnologica, gestione agronomica avanzata e modelli di collaborazione più strutturati tra ricerca, istituzioni e produttori.
Tradizione e futuro: il Piemonte come laboratorio di innovazione
Accanto alla dimensione tecnico-scientifica emerge una riflessione più ampia sul valore culturale e territoriale del vino. Vincenzo Gerbi (AIVV e Accademia di Agricoltura di Torino) ricostruisce il ruolo della ricerca enologica nella valorizzazione delle varietà autoctone, soffermandosi in particolare sul Dolcetto, vitigno simbolo dell’Ovadese, la cui identità sensoriale e potenzialità produttiva richiedono nuove strategie di interpretazione e comunicazione. In questa prospettiva, il contributo di Monica Massa della rivista tecnica Millevigne evidenzia l’importanza della narrazione e della comunicazione territoriale come strumenti di competitività, capaci di trasformare il vino in un racconto di paesaggi, comunità, cultura e tradizioni locali. Un esempio riuscito di un’operazione di questo tipo è il progetto ORI (Ovadese Risorse Identitarie) avviato dall’Enoteca Regionale di Ovada (e a cui la rivista Millevigne ha dedicato la storia di copertina del numero di settembre 2025 ndr).
Nell’ambito della discussione alla tavola rotonda è stato di particolare interesse anche la prospettiva istituzionale e giuridica proposta da Diego Saluzzo (Accademia di Agricoltura di Torino e UGIVI) , che introduce il tema della sostenibilità sociale di filiera. Il vino non viene considerato soltanto come prodotto agricolo o economico, ma come risultato di un sistema territoriale in cui lavoro, governance consortile e responsabilità condivisa assumono un ruolo centrale. Questa visione amplia il concetto stesso di sostenibilità, includendo aspetti organizzativi e sociali. Elisa Paravidino (Fondazione Agrion) ha presentato il ruolo di Agrion per lo sviluppo della ricerca applicata e del trasferimento tecnologico, con focus sulle innovazioni in grado di migliorare competitività e sostenibilità della viticoltura collinare.
Il confronto tra i vari esperti ha offerto una lettura multidisciplinare delle trasformazioni in corso nel mondo vitivinicolo piemontese. Pur mantenendo una forte dimensione locale legata al territorio dell’Ovadese e del Monferrato, le riflessioni che ne sono emerse affrontano questioni di portata più ampia, come l’impatto del cambiamento climatico, l’innovazione tecnologica in viticoltura e la necessità di nuovi modelli di governance della filiera.
La sintesi dei singoli interventi è disponibile a questo link: ATTI DEL CONVEGNO

