Giugno 2025

LA COOPERAZIONE VITIVINICOLA: REGOLE, VALORI, PROSPETTIVE

Nel convegno organizzato da UGIVI il 7 giugno scorso presso la cantina di Quistello si è parlato del ruolo, le opportunità e le regole delle cooperative vitivinicole

LA COOPERAZIONE VITIVINICOLA: REGOLE, VALORI, PROSPETTIVE

di Filippo Moreschi

L’ormai tradizionale convegno organizzato in Quistello (MN) dall’Unione dei Giuristi della Vite e del Vino (UGIVI), ha avuto come oggetto, quest’anno, il ruolo della cooperazione vitivinicola.

Un modo per celebrare il virtuoso sodalizio dell’Associazione, che unisce studiosi ed esperti del diritto vitivinicolo, con la Cantina Sociale di Quistello. Dal 2018, infatti, la Cantina organizza presso i propri locali, insieme ad UGIVI, un incontro annuale di approfondimento sui temi del mondo e del diritto della vite e del vino. A sottolineare l’attenzione verso le nuove tecnologie applicate alla realtà vitivinicola, anche in questa edizione si è aggiunto, in veste di organizzatore, il chapter mantovano di Legal Hackers.

Millevigne è stata, come sempre, media partner dell’evento. Ha moderato gli interventi Fabrizio Binacchi, giornalista televisivo con una grande esperienza di temi di agricoltura e già conduttore della trasmissione RAI “Linea Verde”.

Non è esagerato affermare che in molte zone della Pianura padana la viticoltura, all’inizio del XX secolo, è stata letteralmente salvata dal sistema cooperativo, che ha consentito ai produttori di trasformare le proprie uve e di vendere il vino, così garantendo la sopravvivenza di una tradizione viticola che, per le aziende agricole del tempo, rappresentava una produzione di complemento, utile ai bisogni della famiglia o poco più.

Tuttavia, il convegno ha guardato soprattutto al presente ed al futuro. Ci si è interrogati sul valore della cooperazione oggi, in un momento di radicale trasformazione dell’agricoltura. Si è esplorato fino in fondo il valore del rapporto mutualistico che è la base del rapporto cooperativo e si è cercato di capire se questo vincolo abbia ancora senso e forza in un momento storico, politico e sociale come quello che la viticoltura, l’agricoltura e l’economia stanno vivendo.

La risposta che esce dal convegno è incoraggiante, ed è stata declinata, con sfumature diverse, in tutti gli interventi che si sono susseguiti.

Fare viticoltura in cooperativa: diritti, doveri e opportunità

Loredana Bocchini, Notaio in Porto Mantovano (MN), ha sottolineato l’asse su cui si regge il rapporto cooperativo, basato sulla obbligatorietà del conferimento e sulla stabilità del vincolo, che comporta necessariamente un affievolimento del principio delle “porte aperte”, soprattutto in uscita, in sede di recesso del socio, come previsto dall’art. 2532 Codice civile. A questa minore libertà soggettiva si accompagna tuttavia la sostenibilità del modello organizzativo. L’affermazione secondo cui nella cooperativa si comprime il lucro soggettivo, cioè la distribuzione degli utili tipica delle società, mentre si tutela il lucro oggettivo. La capacità della società di finanziare la propria attività e i servizi offerti ai soci, deve essere letta cioè in senso virtuoso, come segno della capacità profonda della cooperativa di remunerare i beni o i servizi dei soci e di soddisfare i loro bisogni, indipendentemente e oltre l’accumulo di ricchezza.

Il ruolo motore delle cooperative all’interno dei consorzi di tutela è stato specificato nell’intervento di Stefano Sequino, Direttore del Consorzio DOC Delle Venezie, alla luce del loro ruolo – e del loro peso specifico – sia quali produttori (in nome e per conto dei soci), sia quali vinificatori e imbottigliatori. Tuttavia ha ricordato anche la facoltà, in capo ai singoli cooperatori, di diventare soci diretti del consorzio di tutela, quali produttori, e contribuire al suo sviluppo. La recente riforma delle Indicazioni Geografiche, attuata con il Reg 1143/2024 UE, in vigore da un anno, ha ampliato il ruolo dei consorzi di tutela nella salvaguardia della catena del valore rappresentata dalla denominazione e ha aumentato la possibilità di intraprendere azioni per migliorare le prestazioni dell’Indicazione Geografica in termini di sostenibilità, ambientale ed economica. Sequino ha sottolineato come siano proprio le cooperative, nella loro struttura aggregativa di molte piccole o grandi realtà aziendale, a poter e dove essere a capo dello sviluppo del territorio e delle pratiche sostenibili, che l’art. 7 del Regolamento ha codificato.

Un patrimonio da tutelare

Partendo da alcune pronunce della giurisprudenza amministrativa, la relazione dell’autore di questo resoconto, ha raccontato di come in molteplici occasioni gli stessi fabbricati ove insistono le cantine sociali siano stati sottoposti a vincolo di bene culturale ex Legge Bottai o, più di recente, in base al Codice dei Beni Culturali. In ogni sentenza, i Giudici amministrativi hanno sottolineato la legittimità del vincolo imposto ai fabbricati non per ragioni di pregio artistico di volumetrie probabilmente standardizzate, ma per il valore economico, sociale e anche politico della cooperazione che in esse si svolgeva. La cantina sociale, insomma, diviene la testimonianza fisica della redenzione sociale di comunità di piccoli agricoltori o di braccianti. Sotto il profilo squisitamente urbanistico e paesaggistico, partendo da un esempio altoatesino, ho ricordato che anche oggi l’attività cooperativa riceve l’attenzione che merita nelle norme di governo del territorio e negli atti di programmazione. Tuttavia, la creazione di una cooperativa agricola sovente richiede infrastrutture di supporto, come lo era agli inizi del ‘900, quando le cooperative nascevano precipuamente vicino alle stazioni ferroviarie. Essa, perciò deve inserirsi armonicamente in un contesto paesaggistico segnato dalla contemporanea esigenza di tutela di areali, agricoli e non, di grande pregio e valore, come nelle zone montane, gli alpeggi, i masi, il bosco.

L’impegno per la sostenibilità e le sfide dell’Intelligenza Artificiale

Simone Mastruzzi, referente Area Qualità e Compliance di Progesa Spa, ha illustrato i vantaggi della politica dell’impresa, anche cooperativa, volta alla sostenibilità. A spingere in questo senso ci sono certamente le previsioni legislative contenute nelle norme europee e interne, su tutte le direttive CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive, n. 2464/2022) e CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive, n. 1760/2024), peraltro ad applicazione progressiva. Ma ci sono soprattutto i benefici che derivano dall’adozione di una strategia sostenibile: lo sviluppo e la resilienza, il miglioramento finanziario e la gestione dei rischi, la capacità di attrazione di nuovi investitori, una rendicontazione più trasparente che favorisce il dialogo con gli stakeholder e le istituzioni, il rafforzamento della conoscibilità del brand. In questo senso, l’adozione, da parte della cooperativa vinicola, di standard volontari di sostenibilità come Equalitas permette di coniugare questi scopi e di fare apprezzare la compagine sociale anche nella catena del valore.

Federica De Stefani, docente all’Università degli Studi Link di Roma, ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale nell’ambito cooperativo. Partendo dall’analisi dell’AI come strumento ci si è interrogati sulle sue modalità di sviluppo e impiego. Da un lato, l’AI rappresenta uno strumento, e, quindi per definizione dovrebbe essere neutro. Tuttavia, tale carattere è molto lontano dalla realtà delle cose. L’intelligenza artificiale, infatti, ha una declinazione fortemente maschile, connessa alla formazione dei team di progettazione e di sviluppo che hanno una predominanza di presenza del genere maschile. La voce e il nome dell’assistente virtuale, però, sono femminili, come Alexa e Cortana, Siri ed anche Julia, il chatbot del Giubileo. Questa caratteristica si riflette, poi, nelle modalità di realizzazione dei sistemi di AI che riprendono, riproducono e amplificano i bias che, ben lungi dall’essere un aspetto esclusivamente digitale, portano a discriminazioni che impediscono all’AI di essere veramente equa e giusta. Nell’ambito cooperativo, a queste criticità, si aggiunge anche un ulteriore elemento, ossia il principio mutualistico. Quest’ultimo rappresenta il perimetro entro il quale l’AI può essere impiegata, poiché laddove questo venisse messo in discussione dall’utilizzo di questi sistemi, verrebbe conseguentemente meno uno degli elementi fondamentali richiesti per la forma cooperativa, e la compagine non avrebbe più i requisiti richiesti dalla legge per rivestire tale forma societaria.

Le regole per cooperative e amministratori

Il sistema di adempimenti, obblighi e garanzie delineato dal Decreto Legislativo n. 231/2001 sulla responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reati commessi dai loro rappresentanti, amministratori, gestori è stato accuratamente descritto da Stefano Latorre, Magistrato in forza alla Procura di Sondrio, che ha illustrato il meccanismo sanzionatorio, sia dal punto di vista delle sanzioni pecuniare (c.d. “quote”) che delle sanzioni interdittive e della confisca, sottolineando anche il valore dell’adozione virtuosa di “Modelli 231”, ossia di protocolli di gestione, organizzazione, controllo e buone pratiche in grado di garantire che l’ente, anche in forma di società cooperativa, svolga la sua attività possibilmente in modo corretto e trasparente. In caso di reato contestato, i comportamenti riparatori o proattivi, volti alla eliminazione o alla riduzione delle conseguenze del reato, impediscono l’applicazione delle sanzioni interdittive. Latorre ha rimarcato la valenza soprattutto preventiva delle norme previste dal Decreto, e di come esse, spingendo verso l’adozione di modelli di gestione virtuosi, trasparenti e organizzati, debbano essere lette come aiuto a fare impresa anziché come un vincolo o un insieme di divieti dal sapore esclusivamente punitivo.

Gloria Trombini, Consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Mantova, ha affrontato il tema, di rilevante profilo deontologico forense, delle incompatibilità dell’esercizio della professione di avvocato con l’assunzione di incarichi di direzione, rappresentanza e/o gestione nella cooperativa. Trombini ha minuziosamente analizzato l’art. 18, norma della Legge Professionale forense (L. 247/2012), ove si afferma l’incompatibilità della professione di avvocato con la qualità di amministratore di società di persone, aventi a oggetto l’esercizio di attività di impresa commerciale, o con la qualità di amministratore unico o consigliere delegato di società di capitali, anche in forma cooperativa, o con la qualità di presidente di consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione. Mentre gli orientamenti del Consiglio Nazionale Forense sono stati finora piuttosto rigidi, un recente disegno di legge che mira ad attenuare o a eliminare queste forme di incompatibilità, aprendo la professione di avvocato a incarichi per i quali la sua formazione possa rappresentare un elemento di arricchimento per la compagine sociale, anche cooperativa.

Il valore della cooperazione

Il Direttore Confcooperative Lombardia, Enrico De Corso, ha riassunto i dati del vino in Italia, che vede ben il 55% del totale di produzione cooperativa, con 327 tra cantine e consorzi, circa 100.000 soci, oltre 4,9 miliardi di Euro di fatturato aggregato. Questo valore della produzione si colloca in un contesto di mercato in grande trasformazione, con una netta prevalenza, oggi, dei vini bianchi sui rossi (circa il 60% del totale prodotto, contro il 37% dei rossi), un rafforzamento dei prodotti ad Indicazione geografica (DOP o IGP), oggi pari al 75% del totale, una tenuta del mercato estero nell’ambito di una generale trasformazione dei consumi. La risposta a queste sfide passa, secondo  De Corso, certamente da iniziative del legislatore e delle pubbliche amministrazioni: semplificazione normativa (specialmente in tema di commercializzazione e di etichettatura), miglior gestione delle eccedenze produttive, maggiore flessibilità nelle autorizzazioni al reimpianto, incremento dei sostegni pubblici alle misure volte all’adattamento ai cambiamenti climatici, aumento a cinque anni della durata della misura Promozione verso paesi terzi. Ma anche le aziende produttrici devono fare la loro parte, diversificando la loro offerta, incrementando l’ospitalità e l’attività enoturistica, migliorando la comunicazione e sfruttando le nuove tecnologie, la digitalizzazione e i sistemi di intelligenza artificiale, a partire dai semplici chatbot di guida e assistenza al cliente-consumatore-turista.

In conclusione, il ruolo delle cooperative deve essere quello di guida del cambiamento e dell’adattamento ai nuovi consumi ed alle nuove esigenze del mercato del vino. La forza della cooperazione, che attraverso i soci muove il territorio, è davvero in grado di generare sviluppo diffuso, benessere, modelli di governance, tutela dell’ambiente e della risorsa idrica, qualità ed uso consapevole del suolo e del paesaggio. Con la cooperativa “camminano” i soci che in essa credono e in essa ripongono la speranza di una o più risposte ai loro bisogni, economici, sociali, culturali: un patrimonio di valori che non può essere disperso.