Aprile 2026

La Francia rivaluta il Moscato

La ricerca francese suggerisce qualche spunto di riflessione sui target di consumo che dovrebbe essere valutato anche in Italia, dove il Moscato ha una importanza economica rilevante, soprattutto in Piemonte

La Francia rivaluta il Moscato

Maurizio Gily

In Francia una ricerca interessante sul gusto dei giovani consumatori rivaluta il Moscato bianco, una varietà non particolarmente celebrata oltralpe. Una ricerca che si basa solo sull’olfatto ha dei limiti, considerando anche il sapore amaro associato ai terpeni che può creare qualche perplessità nell’assaggio delle varietà aromatiche vinificate senza residuo zuccherino. Tuttavia suggerisce qualche spunto di riflessione sui target di consumo che dovrebbe essere ben valutato anche in Italia, dove il Moscato ha ben altra importanza economica, soprattutto in Piemonte.

Da “La  revue des oenologues” n. 198, Gennaio 2026

Moscato, la splendida varietà dormiente
(abstract)

Ovvero, come i giovani stanno mettendo in discussione i nostri preconcetti rifiutando i vini “ricchi di tioli”

Olivier Geffroy, Mariane Gosset,  Scuola di Ingegneria Agraria  Purpan – Toulouse
Christian Chervin,  AgroToulouse – Auzeville-Tolosane.

Un recente studio condotto presso i nostri istituti di istruzione superiore di Tolosa sull’apprezzamento olfattivo dei vini bianchi secchi da parte dei giovani adulti mette in discussione diverse convinzioni consolidate, con risultati chiari e inequivocabili: il vino “tiolico”, che l’industria considera da oltre vent’anni uno standard di qualità moderno, non è il più apprezzato da questa fascia demografica. Ancor peggio, si posiziona al secondo posto dopo i vini con aromi fermentativi… e molto indietro rispetto ai vini con un profilo terpenico, prodotti con Moscato Bianco.

Questi risultati rappresentano una vera sfida alle attuali ipotesi enologiche e commerciali, in un contesto in cui l’industria deve reinventarsi e attrarre nuovi consumatori, dato che oggi un consumatore di vino su due ha più di 55 anni.
Questi risultati sono stati ottenuti attraverso una metodologia rigorosa e un approccio scientifico. Lo studio è stato condotto su 134 studenti di un corso di laurea in ingegneria agraria, senza specializzazione in viticoltura o enologia.
I partecipanti sono stati esposti a quattro profili aromatici molto distinti: un Colombard tiolico, un Moscato terpenico e due profili, fermentativi e di rovere, ottenuti dal vitigno Chardonnay. La degustazione è stata condotta esclusivamente olfattivamente, utilizzando bicchieri neri per eliminare l’influenza delle sensazioni gustative e concentrarsi unicamente sugli aromi. Seguendo un rigoroso protocollo a quadrato latino, ogni vino è stato valutato su una scala da 1 (“Questo vino non mi piace”) a 9 (“Mi piace molto”). I contesti di consumo associati a ciascun vino sono stati inoltre determinati tramite un questionario CATA (Check-All-That-Apply) somministrato prima della domanda di valutazione.

I risultati sono inequivocabili: il Moscato con note terpeniche ha ottenuto il punteggio di apprezzamento più alto, significativamente superiore a quello degli altri profili. I vini “tiolici”, invece, si sono classificati solo al terzo posto.