Maggio 2025

La marcia dei PIWI

Dalla due giorni di Irresistibile PIWI buone prospettive di crescita della produzione e di successo sul mercato per i vini da vitigni resistenti

La marcia dei PIWI

Elisabetta Tosi 

Non è ancora trionfale, ma le prospettive di crescita della produzione e di successo sul mercato ci sono tutte. È questa l’impressione che poteva avere chi, nei giorni scorsi,  si recava  alla Dogana Veneta di Lazise, dov’ è stata organizzata la seconda edizione di “Irresistibile PIWI – Mostra mercato dei vini da vitigni resistenti”.

Oltre 50 i produttori dall’Italia e dall’estero più vicino (Svizzera e Austria soprattutto) con quasi 200  etichette in degustazione: ce n’era più che abbastanza per attrarre anche dei semplici curiosi. E così infatti è stato: per due giorni  gli 800 mq della Dogana del Comune lacustre sono stati affollati da wine lovers, produttori, enologi, sommelier e altri operatori del settore, ma soprattutto da tanti giovani, semplici curiosi, e turisti. Tutti con il bicchiere in mano. “E’ fantastico” commenta entusiasta l’enologo Luca De Palma, che insieme al collega Igor Bonvento ha fondato nel 2024 Irresistibile PIWI e ha ideato e organizzato la manifestazione. “In sola mezza giornata abbiamo visto un flusso di persone pazzesco, e anche adesso sta continuando molto bene.  Era questo il luogo che sognavamo per questo evento, e finalmente siamo riusciti a ottenerlo, grazie anche al sindaco Damiano Bergamini, che è un amico da sempre e che ha sposato la nostra causa. L’ha fatto perché ci crede, per il bene dell’ambiente del lago, oltre che per Lazise. Quello dei PIWI è un movimento che sta crescendo in fretta”.

I primi a crederci ovviamente sono stati i produttori che oggi presentano al pubblico i loro vini…

“ I produttori sono tutti brave persone, prima che uomini aziendali e di mercato. Credono in questa opportunità. – spiega Luca De Palma – E fanno dei bei vini, perché l’esperienza sta valorizzando il vitigno. Quando all’inizio non lo conosci, non sai come lavorarlo, e anche la vigna è giovane. Ma con il tempo, con gli anni, tutti i tasselli vanno al loro posto, e tu riesci a ricostruire il puzzle, e i vini nel bicchiere lo dimostrano. Quando li assaggi, i sapori non sono così strani, e i pregiudizi che si poteva avere nei confronti di questi vini cadono. I vini sono perfetti, i profumi sono relativamente nuovi, non sono così insoliti. Alla fine, è solo il nome che può creare qualche difficoltà.”

PIWI è un  acrononimo che deriva dal tedesco “pilzwiderstandsfähig”, e significa “resistente ai funghi”. Si tratta di vitigni ibridi, ottenuti da incroci tra varietà di vite europee e americane o asiatiche, per trasferire la resistenza alle malattie alle varietà europee. Dall’incrocio tra il Pinot Nero e il “genitore resistente” 99-1-48, per esempio, si è ottenuto il Pinot Kors, una varietà rossa. Vinificata in purezza presenta tutte le caratteristiche organolettiche del padre Pinot (floreale di rosa, frutti di bosco e spezie sia al naso che al palato) e la resistenza a oidio e peronospora della madre. Anche se ad oggi sono ancora poche le aziende che presentano uno o più vini da vitigni resistenti in catalogo, il loro numero cresce di anno in anno.

Secondo una recente ricerca, Il Veneto è la regione in cui si stanno piantando più PIWI, a oggi sono 630 gli ettari coltivati con queste varietà, e poco meno di 200 le etichette di vini che li dichiarano. Perché proprio questa regione è così avanti?

“Perchè gode di una scelta di vitigni più ampia, e anche  le superfici su cui si possono coltivare uve PIWI sono più vaste- spiega De Palma –  Trentino e Alto Adige sono stati per anni i pionieri dei PIWI, ma non hanno tanto spazio da potergli dedicare, perciò l’incremento delle loro superfici vitate è in percentuale minore a quello del Veneto. Certo, la politica potrà aiutare: se i PIWI verranno introdotti nelle DOC, ci sarà un grandissimo sviluppo. Se invece ciò non succedesse, e questi vitigni restassero esclusi dalle denominazioni d’origine  – continua – , allora come vini a  IGT faranno più fatica,  perché senza il supporto della DOC  andrebbero spiegati di più.  I consumatori  non sanno che vitigni sono,  pensano che siano cose strane, e solo dopo averne assaggiato qualcuno non hanno più dubbi”. A questo proposito, chi già ora è convinto che i vitigni PIWI potrebbero riscuotere facilmente il favore dei consumatori  è l’agronomo Ermanno Murari dei Vivai Cooperativi Rauscedo, presente a questo Festival con alcune microvinificazioni dei vitigni PIWI sul loro catalogo: “I PIWI hanno successo perché danno vini con un profilo aromatico moderno. Oggi la gente non vuole più bere vini tipo il Moscato, così aromatici, che si percepiscono troppo dolci anche quando sono secchi, o altri che hanno sentori troppo acidi e citrini. Vuole vini freschi, leggeri, con profumi e gusti floreali e fruttati, ma non impattanti.”

Nonostante gli evidenti vantaggi offerti dalla coltivazione di vitigni PIWI, ancora oggi non tutte le regioni italiane la permettono. Quali sono perciò i vostri auspici?

“Innanzitutto speriamo che la legislazione sulla DOC prenda piede – dichiara Luca De Palma – e che le altre regioni si accodino. Dovrebbero farlo velocemente, però,  altrimenti si viaggia su due binari diversi, e si crea una dicotomia tra chi ha già vitigni PIWI ammessi nella DOC e chi non ha ancora nemmeno il permesso di piantarli. E questo potrebbe dividere le regioni tra loro.  Bisognerebbe partire tutti insieme.”

I francesi, come al solito, ci hanno già preceduto: alla fine del 2022 la varietà PIWI bianca Voltis è stata inserita nel disciplinare della DOP Champagne. E l’Italia?