Febbraio 2024

La nuova bollicina dell’universo Asti

Asti Rosé: una delle novità più discusse nel mondo del vino piemontese

La nuova bollicina dell’universo Asti

di Stefano Labate

Il Consorzio di Tutela dell’Asti e del Moscato d’Asti ha già approvato la modifica del disciplinare di produzione dell’Asti DOCG, aprendo così la strada a questa nuova tipologia di spumante dolce ottenuta da uve Moscato d’Asti e Brachetto.

Della nuova bollicina rosa se ne era parlato tra l’altro durante l’Assemblea dell’Associazione Comuni del Moscato, tenutasi poco prima di Natale a Santo Stefano Belbo, quando i vertici del Consorzio avevano illustrato le modifiche del disciplinare. A fine gennaio sono stati invece resi noti i dati relativi alla produzione “Asti” nel 2023 (da 102,6 milioni a 90,1 milioni di bottiglie, registrando un calo dell’11,8% rispetto al 2022). Le difficoltà incontrate dal Moscato d’Asti e dall’Asti Spumante nell’ultimo anno si traducono in maggiori aspettative per l’arrivo dell’Asti Rosé, chiamato a offrire una nuova opportunità di produzione e di domanda per l’uva Moscato bianco.

Per capire meglio che cosa sta dietro al nuovo progetto dell’Asti Rosé, può essere utile ricordare che il Consorzio Asti DOCG rappresenta tutti gli attori coinvolti nella produzione della denominazione “Asti”, dalla singola azienda vitivinicola alle grandi case spumantiere, agli imbottigliatori. La sua composizione comprende aziende produttrici di spumante molto diverse tra loro anche in termini di dimensione, dalle grandi aziende, come Martini & Rossi e il Gruppo Campari con il marchio Cinzano, alle realtà anche agricole più piccole come La Caudrina o Bera.

Ma quali sono le ragioni alla base della versione rosata all’Asti Spumante? Quali sono le aspettative reali del Consorzio per questo nuovo prodotto? E quando potremo trovare una bottiglia sugli scaffali?

Per rispondere a queste domande, abbiamo intervistato Giacomo Pondini, direttore del Consorzio di piazza Roma ad Asti, presieduto da Lorenzo Barbero.

 

Direttore Pondini, perché nasce l’Asti Rosé?

“La nascita dell’Asti Rosé è il risultato dell’interesse di alcune grandi aziende che conoscono bene il territorio e i mercati, che hanno ritenuto opportuno valutare l’inserimento di questa tipologia nel disciplinare dell’Asti. Si è deciso di lavorare su due vitigni estremamente tipici, il Moscato d’Asti e il Brachetto, per creare un prodotto che unisca le esperienze storiche e rappresenti un’ulteriore espressione di tipicità del nostro territorio”.

Come mai un vino rosato? Quali analisi hanno spinto verso questa decisione?

“Si è ancora in una fase di approfondimento, ma abbiamo già delle certezze. I mercati del Nord America, del Canada e della Gran Bretagna hanno mostrato un crescente interesse per questo tipo di prodotto. Quindi l’Asti Rosé risponde a una specifica richiesta di mercato”.

Quale è il posto dell’Asti Rosé sul mercato?

“L’identità del vino è quella di una bollicina aromatica, appartenente a una denominazione di origine controllata e garantita, e ottenuta da due vitigni entrambi aromatici, il Moscato bianco e il Brachetto. Questa è l’unicità del prodotto che ci differenzia nel mercato”.

Ci sono previsioni in termini di numeri e di tempi per l’Asti Rosé?

“Non abbiamo un obiettivo immediato, ma nel corso dei prossimi anni puntiamo a raggiungere una produzione di 2-3 milioni di bottiglie di Asti Rosé. Sarebbe un segno importante di apprezzamento da parte del mercato”.

Come si relaziona l’Asti Rosé all’Asti Spumante tradizionale?

“L’obiettivo è ovviamente quello di continuare a mantenere il consumatore che apprezza l’Asti Spumante, mentre l’Asti Rosé può integrare l’offerta, offrendo una nuova opzione ai consumatori”.

Alla presentazione del progetto Asti Rosé, alcune voci hanno richiamato la questione della redditività delle terre e delle uve e della sostenibilità per i viticoltori, chiedendo una diversa redistribuzione degli introiti. Cosa può fare il Consorzio in merito?

“Il Consorzio non ha il potere di intervenire su questo aspetto, poiché la normativa non ci consente di stabilire dei valori specifici di costo per i diversi passaggi di produzione. Stiamo però cercando di recepire la normativa europea che promuove la partecipazione degli agricoltori e il riconoscimento degli organismi interprofessionali. Questo consentirebbe a tutti i soggetti legati alla filiera di sedersi insieme a stabilire un prezzo di riferimento per i diversi stadi di produzione del prodotto. Vorremmo vederlo realizzato nei prossimi anni”.

Che cosa succede adesso? Quando avremo la prima bottiglia di Asti Rosé?

“Abbiamo appena completato il primo passaggio e ora attendiamo il compimento dell’iter burocratico presso la Regione e il Ministero. Potremmo avere il Rosé disponibile entro l’anno. La nostra speranza è di poter contare sulla prossima vendemmia. In questo caso, se le aziende saranno pronte a produrlo, potremmo avere l’Asti Rosé sugli scaffali verso la fine del 2024”.

In apertura grappoli di Moscato, foto di Daniele Eberle