Luglio 2025

La stagione 2025, voci dai vigneti italiani: il Piemonte

Un giugno caldissimo dopo mesi di continue piogge: Michele Vigasio ci racconta le conseguenze di questa ennesima anomalia per il vigneto Piemonte

La stagione 2025, voci dai vigneti italiani: il Piemonte

Alba, 1 luglio 2025

di Alessandra Biondi Bartolini

Un giugno caldissimo che arriva dopo mesi di continue piogge si aggiunge alla casistica varia e diversificata, che ha caratterizzato negli ultimi anni l’andamento meteo e quello delle fasi fenologiche e delle avversità nei vigneti del Piemonte.

Non è infatti come nelle altre annate calde: le viti sono vigorose e per il momento non manifestano sintomi di stress, ma la strada è ancora lunga.

Intanto il rischio di avere ancora un anno di presenza di danni da peronospora, date le abbondanti precipitazioni della prima metà della primavera, sembra scongiurato.

In attesa di analizzare i dati a partire da ottobre, Michele Vigasio coordinatore dell’assistenza tecnica e agronomica di Vignaioli Piemontesi e autore ogni anno delle schede sull’andamento della stagione dell’Annata Vitivinicola in Piemonte, ci racconta come è andata fino a oggi la stagione 2025.

Partiamo da qualche mese fa: la ripresa vegetativa per le varietà piemontesi è stata per lo più regolare.

“Il germogliamento è stato nella norma perché nella norma è stato finalmente l’inverno” comincia Vigasio “Un’unica eccezione che merita di essere citata è legata a un periodo più caldo che a fine marzo ha decretato l’anticipo del Nebbiolo, vitigno molto sensibile ai rialzi termici di fine inverno e inizio primavera. La partenza spinta del germogliamento e dell’accrescimento dei germogli tuttavia ha posto questa varietà in una situazione di maggiore rischio nei confronti delle infezioni primarie di peronospora”. Infezioni che si sono presentate puntuali e che hanno imposto un notevole anticipo nell’inizio dei trattamenti di difesa, “che sono iniziati” racconta Vigasio “già a metà aprile e mai era avvenuto così presto”.

I mesi di aprile e maggio, come in molte altre regioni italiane, sono stati molto piovosi. Da un lato questo ha permesso di migliorare la dotazione idrica dei suoli e dall’altro però ha aumentato il rischio di sviluppo dei patogeni fungini. Ma l’esperienza di un “annus horribilis” per le infezioni di peronospora, come Vigasio aveva definito lo scorso anno nell’Annata vitivinicola in Piemonte 2024, è servita per accendere tutti i riflettori e l’attenzione dei produttori sugli interventi di difesa.

“La massima allerta, l’allarme rosso si è acceso sia ricordando l’anno scorso sia per la presenza di infezioni primarie precoci e molto pericolose nei siti più precoci del Nebbiolo” racconta Vigasio.

Una gestione attenta dei trattamenti seguita ai forti segnali di allarme ha scongiurato un secondo anno di infezioni sul grappolo, ma non solo.

Dopo un primo tempo piovoso e fresco il secondo tempo della partita 2025 ha ribaltato completamente la situazione, con l’arrivo di temperature molto elevate a partire dall’inizio della seconda decade di giugno.

“Oggi possiamo dire che sotto il profilo della difesa antiparassitaria sia ”andata bene”, perché è chiaro che con il caldo torrido di questo secondo tempo del 2025 la  peronospora sia stata nettamente sfavorita nella sua progressione e possiamo pensare di poter considerare chiuso positivamente il bilancio della difesa, almeno a livello del grappolo. In compenso negli ultimi tempi è emerso prepotentemente l’oidio, per il quale abbiamo riscontrato una presenza diffusa seppur frequentemente di bassa intensità, non solo nell’area del Moscato, abitualmente molto soggetta, ma in modo piuttosto diffuso e anche in zone e varietà generalmente meno interessati da questo patogeno”.

Insetti dannosi e alieni da contenere

Anche in Piemonte le alte temperature stanno favorendo la diffusione e la crescita delle popolazioni di acari e insetti dannosi, con una presenza di tignoletta, già alla seconda generazione e della quale è terminato, con notevole anticipo, il secondo volo.
“La  forte presenza della Lobesia botrana”, spiega l’agronomo piemontese “ si è accompagnata alla comparsa precoce delle forme giovanili (L3) di Scaphoideus titanus. Questo ha imposto di anticipare il primo trattamento obbligatorio mentre, distanziatodi 15 giorni, si è da poco si è conclusa anche l’esecuzione del  secondo intervento, che se da un lato ha complicato le valutazioni nell’approccio di difesa insetticida, dall’altro con il ricorso all’uso ben calibrato degli insetticidi  piretroidi (notoriamente  multitarget), ha permesso di conseguire anche almeno un parziale contenimento delle popolazioni del lepidottero, senza necessità di specifici trattamenti aggiuntivi. Il monitoraggio attento di tutti i fitofagi e lo strettissimo coordinamento tecnico che si persegue a livello regionale, anche con il Settore Fitosanitario, ha permesso di programmare una strategia di assoluta ‘precisione’. Naturalmente resta l’incognita della terza generazione che andrà ulteriormente monitorata”.

Forte anche  la preoccupazione nell’Alto Piemonte per la diffusione crescente delle popolazioni di Popillia japonica, il coleottero di provenienza giapponese che da diversi anni sta prolificando e creando danni non indifferenti nei vigneti delle province settentrionali della regione.  

grave infestazione di Popillia japonica e conseguente defogliazione

“Dopo due anni di popolazioni sostanzialmente contenute quest’anno, nelle zone originarie del Nord della regione, Popillia sta dando segnali di diffusione e intensità molto importanti e al di sopra delle soglie di danno, per le quali parliamo di almeno 20-30 individui per vite. Sia la precedente estate molto piovosa, sia  ora, l’esordio primaverile-estivo molto umido hanno evidentemente favorito il suo sviluppo. La prima favorendo  l’ovideposizione, la seconda  avendone  determinato il rapido  sviluppo larvale. La forte presenza di questi giorni, assieme agli obblighi di lotta insetticida legati al contrasto del vettore di Flavescenza Dorata, sta portando le aziende necessariamente a  trattare, ma stiamo osservando e imparando a interpretare i suoi voli, che dipendono dal regime termo pluviometrico che precede lo sfarfallamento, e non possiamo ancora valutare se questo sia già il  picco definitivo della popolazione o solo un “assaggio” di quello che deve ancora arrivare. E se la seconda ipotesi dovesse essere confermata, potrebbe essere davvero una situazione difficile. In altre zone del Nord Alessandrino a Sud del Po, del basso Monferrato  e anche nel Casalese, Popillia è ampiamente segnalata ma ad oggi, nella maggior parte dei casi,  non ci sono segnalazioni di infestazioni che necessitino di trattamenti specifici”.

Un altro anno caldo ma non un altro 2022

Parliamo di crisi climatica: delle conseguenze più o meno indirette perché legate soprattutto al ciclo dei patogeni ne abbiamo parlato, ma come stanno reagendo le piante alle condizioni di caldo estremo che hanno investito il Piemonte e le altre regioni italiane in questo giugno 2025?

“Giugno 2025 ha raggiunto il podio dei tre giugni più caldi di sempre e trova un paragone solo con il 2003 e con il 2022, con la differenza tuttavia che a queste temperature quest’anno siamo arrivati con un’ottima dotazione idrica. Per dare un ordine di grandezza e differenziare le diverse zone del Piemonte, se al nord da aprile a tutto giugno sono caduti  500 mm di pioggia, al sud sono stati 250-300, con il fatto che però al sud i terreni sono più argillosi e quindi hanno una maggiore capacità di trattenere l’acqua”.

E infatti per il momento e nonostante il caldo, le piante vegetano bene, svolgendo senza difficoltà il proprio metabolismo e grazie alle rifornite riserve idriche nei suoli dei vigneti piemontesi per il momento non si vedono sintomi di stress. “Non abbiamo segnalazioni di stress idrici importanti, però è chiaro che se questa ondata dovesse andare avanti ancora per un paio di settimane ci dobbiamo preparare ad averli. Anche se probabilmente non ci saranno situazioni drammatiche come è successo nel 2022. Al tempo stesso però bisogna tener conto che c’è un apparato fogliare molto sviluppato, perché l’avvio della fase vegetativa è stato vigoroso, per cui paradossalmente le piante potranno avvertire di più lo stress idrico, perché la macchina traspirante, la parete di vegetazione, è quasi tripla di quella che avevamo nel 2022”.

 Che fare quindi in vigneto per proteggere grappoli e vegetazione dal calore estremo?

“Ci stiamo addentrando nella fase di pre-invaiatura, il momento più critico per quanto riguarda le scottature. Quindi con la prospettiva di rischio di stress termico e idrico, molto importante è la gestione in verde.  In particolare su Nebbiolo e su Moscato deve essere molto attenta la gestione delle operazioni di cimatura e di sfogliatura. Il consiglio, che diamo ormai da anni, è di intervenire molto presto e ovviamente farlo selettivamente sui lati del filare meno esposti, che sono l’Est o il Nord secondo l’orientamento dei filari. Ma è necessario comunque intervenire con molta accortezza e non fare sfogliature o cimature che espongano i grappoli in modo improvviso: alcune ustioni che si sono già manifestate nelle piante più deboli e con poca parete fogliare ci danno un segnale di quello che potrebbe accadere nelle prossime due settimane  se si interviene male”.

Sicuramente è presto per fare previsioni sulla qualità dell’annata e dei vini, che potremo in qualche modo stimare solo quando l’uva sarà ormai in cantina, ma possiamo ipotizzare qualcosa sulle prossime fasi fenologiche e sul periodo di raccolta.

“Siamo sicuramente di fronte a un’annata molto precoce, lo costatiamo da diversi segnali, non ultimo i primi fenomeni di lignificazione dei germogli (che si definisce agostamento ma che sta cominciando in giugno – nella foto di apertura ndr) sul Nebbiolo e sul Moscato. L’osservazione in vigneto assieme anche ad alcuni segnali esterni ad esso d  portano a pensare che non siamo lontani dall’inizio della fase di invaiatura. Quindi possiamo porci nella prospettiva di raccogliere le uve per le basi spumante  dell’Alta Langa  già nella prima metà di agosto. L’ondata di calore in presenza di una buona dotazione idrica è la vera novità di quest’anno. Nelle annate calde precedenti l’innalzamento della temperatura era coinciso con una situazione di scarsità idrica, quindi se allora probabilmente in questa fase tutto, a partire dalla fotosintesi, era rallentato per una condizione di deficit di acqua, quest’anno le condizioni non sono limitanti. Quindi è la prima volta che si verifica un’ondata di calore così potente con disponibilità idrica.

È presto per dirlo ma nei vitigni più precoci, potrebbe sicuramente essere una grande annata, con una condizione di lieve stress a partire dalle prossime settimane, seguita da maturazione e raccolta precoci. Sicuramente per esperienza e dai dati degli anni scorsi sappiamo che le annate calde favoriscono molto la sintesi dei terpeni nel Moscato, mentre deprimono il metabolismo di accumulo degli antociani nel Nebbiolo, che si gioverebbe molto di maggiori apporti piovosi e dei conseguenti   abbassamenti delle temperature, o per lo meno dei relativi sbalzi termici per portare al meglio a termine la sua lunga maturazione”.