Gennaio 2024

L’Asti DOCG: andamento, mercati, progetti futuri

Giacomo Pondini, direttore del Consorzio Asti DOCG, intervistato da Stefano Labate sulla situazione economica attuale del comparto e i programmi futuri di promozione

L’Asti DOCG: andamento, mercati, progetti futuri

di Stefano Labate

La produzione annuale di Asti Spumante e di Moscato d’Asti Docg ha perso, nel 2023, 12,5 milioni di bottiglie. Da 102,6 milioni si è passati a 90,1 milioni, con un calo dell’11,8%. Entrambi i vini hanno registrato una flessione di circa 6 milioni di bottiglie: lo spumante è sceso da 66,6 a 60,8 mentre il Moscato da 36 a 29,3 milioni.

I dati del Consorzio Asti DOCG fotografano il calo della produzione del 2023 ma sottolineano, allo stesso tempo, la sostanziale tenuta rispetto alla media dell’ultimo decennio 2014-2023 (-0,9%). Inoltre, ma solo relativamente all’Asti Spumante, si evidenzia una crescita sensibile, del 6% circa, rispetto alla media delle bottiglie dello stesso decennio: siamo passati da una media di 57,5 milioni ai 60,8 milioni del 2023.

Guardando la tabella dei volumi decennali del comparto, balza all’occhio la flessione decisa del Moscato che torna a numeri di bottiglie che non si vedevano dal 2015. Per Giacomo Pondini, direttore del Consorzio, la diminuzione del Moscato d’Asti nell’ultimo anno (-12.6%) si spiega in parte con la contrazione del mercato USA, dove il vino ha perso la maggior parte di quei 6 milioni di bottiglie che mancano all’appello rispetto al 2022.

“L’anno del Moscato d’Asti sconta il risultato negativo negli Stati Uniti, che è il mercato di riferimento per quel che riguarda la distribuzione di questo vino”, spiega Pondini. “Negli anni scorsi, nel periodo del Covid-19, avevano assistito ad un boom, con la corsa a rifornire i magazzini di bottiglie, pratica che ha però causato, come per molti vini, un eccesso di stock. Poi è arrivata la contrazione dei consumi dopo gli aumenti dei costi del denaro imposti dalla banca centrale americana. Così gli Stati Uniti hanno registrato un rallentamento generale nel consumo dei vini. Si tratta però di una contrazione che vale per tutto il mondo Moscato, non solo per il Moscato d’Asti”.

fonte Consorzio Asti DOCG

Parliamo ora dell’Asti Spumante.

Ancora Pondini: “L’entità del calo dello spumante si deve soprattutto all’ultimo trimestre. L’andamento è stato positivo per i primi nove mesi dell’anno, per poi chiudere invece con una performance effettivamente negativa negli ultimi mesi. Senza questo finale d’anno, accanto al segno meno avremmo avuto qualche punto percentuale, un risultato ben diverso da quel -11% con cui abbiamo chiuso.”

Guardando all’export, nei primi dieci mesi del 2023, l’Asti Spumante aveva segnato +5.2% rispetto allo stesso periodo del 2022, per un valore complessivo di 138 milioni di euro.

Continua intanto lo spostamento del mercato. Dal 2019 ad oggi, le esportazioni sono cresciute nel mondo del 33% con un continuo spostamento della distribuzione in Russia e in Europa.

Il dettaglio mostra la crescita di nuovi mercati accanto alla decrescita di mercati tradizionali. Russia e Lettonia (che è il Paese hub verso Mosca) sono cresciute del +43%, la Polonia del +100%. L’Europa Occidentale è cresciuta del 32% grazie soprattutto a Regno Unito (+76%), Belgio (+142%) e Austria (+97%). Sorprende il Sud America +44%, con Messico (+54,5%) e Perù (+93%). Resta positivo il Nord America (+1,5%) che però sconta il pesante -8% degli Stati Uniti (-8%), uno dei mercati consolidati per la denominazione. Forte segnale negativo anche per un’altra piazza di riferimento, quella giapponese (-16%) che trascina a -14% tutta l’area asiatica e australiana.

Immaginiamo la torta attuale dell’Export dell’Asti Spumante.

La fetta più grossa è dell’Europa Orientale e della Russia, con Russia e Lettonia che da sole arrivano al 25%. La fetta dell’Europa Occidentale vale il 30% mentre quella del Nord America non arriva al 15%.

La vendemmia 2023

Le uve raccolte sono state considerate ottime dal punto di vista fitosanitario ma a pesare è stato il calo delle rese: -10,8% rispetto al 2022.

L’andamento climatico, con le sue variazioni, continua a lanciare nuove sfide alla coltivazione della vite nel corso dell’anno con esiti anche molto diversi all’interno dell’area di produzione del Moscato d’Asti.

Va ricordato che la zona di produzione dell’Asti e del Moscato d’Asti include 51 comuni nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo: una zona molto ampia da ovest a est, che, proprio in virtù della sua estensione, contempla variazioni significative dei fenomeni e delle rese. “Ci sono stati episodi di grandine che hanno condizionato la produzione in determinate zone, precipitazioni intense in alcune aree e una quasi assenza di pioggia in altre. Quindi abbiamo avuto zone con un tenore produttivo simile a quello degli ultimi anni, dove la percezione del cambio climatico non c’è quasi stata, e aree che hanno invece accusato con gravità i mutamenti”. Il -10.8% del raccolto è dunque una media considerando che si sono registrate anche riduzioni più gravi, come nel Monferrato.

Al netto di queste differenze, i vigneti hanno dovuto fare i conti con periodi di caldo estremo e siccità prolungata, grandinate di luglio e agosto, e un settembre assolato con temperature sopra la media che sono state decisive per la qualità dell’uva, da un lato, e per l’alleggerimento dei frutti sulla pianta dall’altro. Alla fine, sono stati 838 mila i quintali di uve Moscato bianco raccolti nel 2023, per un potenziale produttivo di 83 milioni di bottiglie (dati elaborati dal Consorzio Asti DOCG sulla base dei rilevamenti SIAN, il Sistema informativo unificato di servizi del comparto agricolo, agroalimentare e forestale).  Vanno invece contati a parte gli 8 mila quintali della prima vendemmia del Canelli DOCG con un potenziale di 785 mila bottiglie con la nuova denominazione in etichetta.

Le tendenze per il 2024

Venendo all’oggi, il 2024 sarà un anno interessante per capire meglio quello che sta davvero accadendo al vino italiano e al comparto dell’Asti in alcuni mercati di riferimento.

Potrebbe essere l’anno che archivia l’impatto distorsivo del periodo del Covid-19, perlomeno degli effetti up and down negli Stati Uniti con corsa all’approvvigionamento prima e all’overstock dopo, e che consentirà una più agevole lettura di eventuali altri trend in corso.

Con la fine di gennaio, si definiscono intanto i programmi del Consorzio rispetto alle iniziative promozionali. “Per gli OCM i mercati focus continueranno ad essere Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Svizzera e Germania” chiosa Giacomo Pandini. “Stiamo valutando se avviare anche altre iniziative, legate ai nuovi bandi OCM che usciranno nel corso del 2024”. Per la promozione del brand, al di là dei circuiti del vino, l’Asti punta ancora all’accostamento con il tennis internazionale. Sarà di nuovo sponsor delle ATP Finals, il torneo tra i migliori otto tennisti del mondo che si ritroveranno a novembre a Torino. Il Consorzio conta sul prosieguo dell’effetto Jannik Sinner, fresco vincitore del prestigioso torneo di Melbourne. “Abbiamo prolungato la partnership con le ATP Finals per essere ancora lo spumante ufficiale delle finali di tennis a Torino”, conclude Pondini. “Siamo molto contenti. I successi di Sinner e la visibilità del tennis italiano, non solo in Italia, stanno facendo crescere l’interesse anche all’estero e l’esposizione dell’Asti DOCG”.

Ma la vera novità del 2024 si chiamerà Asti Rosé, una bollicina prodotta con Moscato bianco e Brachetto.

Il Consorzio, che ha già approvato la modifica del disciplinare di produzione dell’Asti DOCG, spera che già la prossima vendemmia possa vedere la nascita del nuovo vino e offrire uno sbocco ulteriore alla produzione delle uve nonché una occasione di crescita per tutto il comparto.