Luglio 2023

L’Italia del vino tiene, con qualche difficoltà

Presentata a Roma, nei bellissimi spazi di Casina Valadier, l’edizione 2023 dell’Annual Report di Valoritalia con un focus sul mercato UK

L’Italia del vino tiene, con qualche difficoltà

Il 2022 registra una flessione pari al 3,8% ma i primi mesi del 2023 inducono a un cauto ottimismo. Si aggira intorno ai 10 miliardi di euro il valore complessivo dell’imbottigliato certificato da Valoritalia nel 2022. L’ampiezza quantitativa delle DO il valore aggiunto della proposta italiana, la frammentazione il limite.

Italia-Regno Unito: survey a cura di Wine Monitor-Nomisma sugli orientamenti dei consumatori dei due Paesi.

Presentata a Roma, nei bellissimi spazi di Casina Valadier, l’edizione 2023 dell’Annual Report di Valoritalia. Un lavoro capillare con una panoramica ottenuta attraverso i dati emersi dai processi di certificazione di 218 denominazioni di origine italiane. Nell’ambito dell’incontro spazio alla ricerca a cura dell’Osservatorio Nomisma Wine Monitor – Valoritalia, con un’ampia analisi dei comportamenti e delle tendenze di acquisto, messe a confronto, tra i consumatori italiani e quelli del Regno Unito per ciò che concerne l’approccio e le scelte nell’ambito del vino.

Dall’Annual Report di Valoritalia, che analizza i dati inerenti al 2022, emerge un evidente cambio di scenario rispetto alla situazione presentata un anno fa. Se il 2021 aveva fatto registrare numeri estremamente positivi, nonostante problematiche importanti, i dati del 2022 mostrano un rallentamento che per il settore vino italiano si attesta intorno al -3,8%. In tal senso pesa il conflitto russo-ucraino, con il suo corollario di crisi energetica, che ha evidentemente imposto un rallentamento dei flussi economici in tutti i settori.

“Del resto il vino deve essere considerato a tutti gli effetti un sensibile indicatore degli andamenti economici generali ha dichiarato Francesco Liantonio, Presidente Valoritalia ed era quindi lecito attendersi questa contrazione. Va però sottolineato come, nel suo insieme, il sistema vino italiano abbia tenuto botta soprattutto a partire dal secondo semestre dello scorso anno e come i dati del primo quadrimestre del 2023 inducano a un cauto ottimismo. È un segnale importante, la cartina tornasole di come il mondo delle DO, a livello italiano, possa contare su una solidità che gli consente di attraversare anche momenti di grandi incertezza e difficoltà”.

La ricerca evidenzia infatti un dato fondamentale: nonostante le difficoltà sopra descritte, circa un terzo delle denominazioni tra quelle certificate Valoritalia ha comunque registrato una crescita dei volumi con le significative performance del ”Siste- ma Prosecco” formato dalle D.O.P. Prosecco, Asolo Prosecco e Conegliano Valdobbiadene. Ottimi anche i comportamenti del Franciacorta, dell’Asti e Moscato D’Asti, dell’Alta Langa, del Collio, del Lugana, dell’Oltrepò Pavese, del Vino Nobile di Montepulciano, del Frascati e del Castel del Monte. Un’altra trentina di Denominazioni ha registrato cali contenuti entro la soglia del 5%, alcune dei quali di natura fisiologica.

“Il nostro Annual Report è ormai diventato un punto di riferimento, la fotografia nitida di un sistema che rappresenta un fiore all’occhiello del Made in Italy ha puntualizzato il Direttore Generale di Valoritalia Giuseppe Liberatore Parliamo della certificazione di 47 DOCG, 184 DOC, e 37 IGT. Una massa critica che rappresenta il 56% della produzione nazionale DO, con 5.000 tipologie di vino per una produzione certificata che nel 2022 ha riguardato oltre 21 milioni di ettolitri con quasi 2 miliardi di bottiglie certificate, 1.353.930.245 di contrassegni di Stato gestiti, per un valore complessivo che supera ampiamente 9 miliardi di euro e che impiega circa 95mila operatori inseriti nel sistema dei controlli. E possiamo dire con orgoglio che il nostro staff, che conta 223 collaboratori e 1.250 consulenti qualificati, distribuiti in 37 sedi presenti in 16 regioni, ha collaborato alla realizzazione di quasi 800 mila movimenti di prodotto registrati e tracciati che ci offrono un quadro preciso del Sistema Vino a Denominazione di Origine del nostro Paese.”

Una enorme mole di numeri, quella presentata da Valoritalia, che lascia emergere anche i principali punti di forza e di debo- lezza della Viticoltura italiana di qualità. Nella prima categoria rientra, come principale fattore distintivo, l’ampiezza quantita- tiva della Denominazione di Origine e come le dimensioni siano in grado di garantire risultati performanti grazie alla capacità di affrontare i mercati con mezzi e continuità. Viceversa, il limite maggiore del nostro sistema è costituito proprio dalla frammentazione delle Denominazioni di Origine. Basti pensare che le prime 20 DO coprono l’84% dell’imbottigliato e che solo 27 Denominazioni su 218 commercializzano volumi annui superiori ai 10 milioni di bottiglie. Tutto questo, ha una sua precisa rilevanza soprattutto quando ci si confronta sui mercati esteri.

E a proposito di internazionalità, l’incontro ha offerto la possibilità di presentare l’approfondimento di Nomisma per Valorita- lia che in questo 2023, oltre al mercato interno, ha riguardato un focus sul confronto tra i consumatori italiani e quelli del Regno Unito. Due indagini parallele che hanno coinvolto 1.000 consumatori di vino per ognuno dei due mercati. Obiettivo della survey è stato quello di analizzare il ruolo delle certificazioni DO, IG, BIO, Sostenibilità nel vino e altri nuovi trend di consumo presso i consumatori dei due Paesi.

“È sempre interessante analizzare i criteri di scelta dei consumatori di diversi Paesi – spiega Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare Wine Monitor presso Nomisma Basti vedere come la presenza del marchio di denominazione sia rilevante per il 62% dei consumatori italiani contro il 36% in UK; al tempo stesso, la differenza si assottiglia quando si parla di marchio BIO o di sostenibilità ambientale (27% in Italia e 29% in UK). Fondamentale notare come l’80% dei consumatori italiani e il 60% di quelli del Regno Unito vorrebbero avere maggiori informazioni sulle certificazioni.”

RICERCA NOMISMA PER VALORITALIA 2023

Il 2022, per il vino italiano, è stato un anno dai diversi risvolti: da un lato il generale incremento dei prezzi al consumo ha fatto calare le vendite di vino nel canale off-trade (-2% a valore e -6% a volume rispetto al 2021), dall’altro la ripresa dei consumi fuori casa (+5% rispetto al 2019 e +39% rispetto al 2021) e del turismo (+24 milioni di turisti stranieri in Italia rispetto al 2021) hanno fatto riprendere il ns export di vino (+10% a valore rispetto al 2021). I primi dati del 2023 mostrano più o meno lo stesso trend.

L’approfondimento di quest‘anno di Nomisma per Valoritalia ha riguardato, oltre al mercato interno, un focus sul Regno Unito: un mercato top per le bollicine italiane (tasso di crescita medio annuo del +19% negli ultimi 10 anni), nonostante gli ultimi dati mostrino un primo quadrimestre 2023 in sofferenza (-8% import di vino a valore da Italia).

Sia per l’Italia che per UK sono state realizzate due indagini dirette rivolte a 1000 consumatori di vino in ciascun mercato. I risultati dell’analisi sul mercato interno sono state poi integrate da una indagine su 135 imprese vitivinicole distribuite su tutto il territorio italiano. L’obiettivo del sistema di survey (in continuità con le edizioni precedenti del progetto) è stato quello di analizzare il ruolo delle certificazioni DO, IG, BIO, sostenibile nel vino, oltre che nuovi trend di consumo sui due mercati.

Dai risultati della survey sui consumatori si rileva come, seppur in entrambi i mercati i criteri di scelta del vino si concentrino soprattutto su brand, territorio e prezzo, una quota rilevante di consumatori controlla la presenza del marchio di denominazione (62% in Italia e 36% in UK) o di un marchio bio o di sostenibilità ambientale (27% in Italia e 29% in UK) quando acquista vino.

I consumatori inglesi, ma molto di più gli italiani, riconoscono il valore aggiunto delle certificazioni in termini di tracciabilità, rispetto per l’ambiente, sicurezza, ma anche in termini di qualità e caratteristiche organolettiche, percepite come superiori rispetto ai vini non certificati (in media il 63% in Italia e 41% in UK)

Per accrescere diffusione, consapevolezza e interesse verso le certificazioni, è però indispensabile che il consumatore venga informato di più e meglio riguardo le caratteristiche e le garanzie che ciascuna certificazione offre: quasi 8 consumatori di vino su 10 in Italia e 6 su 10 in Regno Unito dichiarano infatti che vorrebbero avere maggiori informazioni sulle certificazioni.

Anche perché gli spazi di crescita per il vino certificato italiano sono ampi:

Se è vero che 9 su 10 in Italia e 1 su 2 in UK dicono di conoscere il vino biologico, solo una parte saprebbe spiegarne le differenze rispetto al convenzionale e ancora meno sono i consumatori che sanno riconoscere il logo del bio e (ancor meno) del vino sostenibile

In UK è alta la quota di chi consuma vini stranieri (80% degli users wine) e, di questi, 1 su 3 ha assaggiato i nostri vini, che vengono infatti posizionati al secondo posto – dopo i francesi – tra i vini di maggiore qualità nel percepito del consumatore inglese.

In UK gran parte degli attuali non users di vino italiano non ha ancora mai provato il nostro vino perché non sa bene come riconoscerlo (23%), non lo trova in assortimento (17%) o non ne conosce le caratteristiche distintive (23%).

Le certificazioni sono, dopo il fattore prezzo, la leva più forte per attrarre nuovi consumatori inglesi: complessivamente 1 su 3, tra chi oggi non consuma i nostri vini, li acquisterebbe se fossero certificati sostenibili (18%), DOC/DOCG (15), bio (12%) o semplicemente basandosi sulla sicurezza garantita dal fatto che sia un vino controllato e validato da un ente di certificazione italiano (17%).