Mi piace e mi dà consolazione pensare che quanto dichiarato alla nostra testata “MilleVigne” nel 2017 da Michele Rossetti, all’epoca Presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, sia il suo messaggio – testamento della direzione da seguire: “Il problema dell’Oltrepò Pavese è che si tratta di un territorio che fa vino, ma il nome del territorio non corrisponde a un unico vino. Tutte le altre zone del vino sono un nome, che è quello della denominazione, che è quello di un vino. Casi così sono molto più facili da comunicare. La soluzione sarebbe quella di giungere a quattro o cinque denominazioni chiare e forti e pianificare azioni di comunicazione dedicate a ciascuna di esse. Ricordiamo peraltro che l’Oltrepò ha il grande vantaggio di possedere terreni coltivabili a diverse altitudini, cosa non da poco dati i cambiamenti climatici degli ultimi anni che spostano le produzioni verso l’alto”. In questa dichiarazione, inserita nell’articolo che prendeva spunto dalla definizione che allora Massimo Zanichelli aveva dato dell’Oltrepò, “un colosso d’argilla: vocato nella terra quanto fragile nel sistema”, coesistono constatazioni, linee di prospettiva e la lungimiranza di quanto temi quali il cambiamento climatico richiedessero al mondo del vino nuove e mirate azioni. 
La forma mentale di Michele Rossetti, scomparso a soli 56 anni il 4 dicembre, era questa: aver chiaro il presente, comprese le sue criticità da lui mai taciute o ammorbidite; assumersi responsabilità forti e non sempre facili da gestire in un mondo del vino complesso e in un territorio del vino amplissimo, vocato per natura come pochi altri, dove coesistono microparcellizzazioni storiche e grandi strutture cooperativistiche; guardare oltre il contingente, affrontando tematiche che impongono cambiamenti e i cambiamenti non sono mai ben accolti, almeno non da tutti, spesso nemmeno compresi.
Con Michele ho condiviso molto sul piano del confronto e sul piano organizzativo. Per esempio, varie edizioni di “Oltrevini”, la storica fiera dei vini di Casteggio che si è tenuta sino a qualche anno fa. Dal 2004 al 2014, Michele è stato Assessore del Comune di Casteggio, con il Sindaco Michele Manfra e con il Sindaco Lorenzo Callegari. Seguiva “Oltrevini” in quella veste, ma anche come produttore, quindi consapevole delle esigenze dei produttori, non calato giù per politica, ma venuto su dalla terra. Una terra, quella della sua Azienda “La Costaiola” di Montebello della Battaglia, sul crinale spartiacque fra Casteggio e Montebello, che lui, insieme con il fratello Fabio e la cugina Simona Scrivani, aveva ereditato dai genitori, a loro volta eredi della famiglia Carbone. La famiglia Carbone formalizzò l’Azienda nel 1938, anno in cui disposizioni di legge nazionali imposero alle aziende agricole di farlo. E’ una data di fondazione frequente, infatti, in molte aziende italiane. Ma l’azienda esisteva già da almeno un secolo, nei fatti. Michele sentiva la responsabilità di questo e conservava, per affetto e perché era persona di cultura, oggetti, fotografie, testimonianze delle sue origini. Diventato enologo ad Alba, era considerato uno dei migliori enologi dell’Oltrepò Pavese e i vini della “Costaiola” hanno varcato in notorietà, apprezzamento e mercati i confini del territorio. Ma Michele era anche altro. E’ stato presidente dell’Oftal (Opera Federativa trasporto malati a Lourdes) della Diocesi di Tortona e barelliere. Ha avuto incarichi politici e in enti e associazioni del settore agricolo. Michele era nel mondo, con gli altri, informato, attivo, presente, con la battuta e il sorriso sempre pronti. E amava infinitamente le sue figlie, Letizia e Lucrezia.
Una grande perdita per noi tutti dell’Oltrepò Pavese: ora non va dimenticato quello che Michele ci ha indicato.
Alla famiglia le condoglianze mie e di tutta la redazione di Millevigne.
Cinzia Montagna

