Testo e foto di Monica Massa

Il convegno dell’11 ottobre scorso “Il Monte Baldo trentino, un dialogo tra viticoltura e paesaggio di montagna” tenutosi nella splendida sede di Palazzo Eccheli-Baisi a Brentonico e promosso da Albino Armani della omonima cantina per discutere del rapporto tra viticoltura e paesaggio di montagna, è stato un’ottima occasione di confronto tra amministrazione, abitanti e viticoltori locali per trovare il giusto equilibrio tra risorse naturali e paesaggistiche della zona e l’attività agricola, viticola in particolare, che fu abbandonata in epoca di sviluppo industriale e che ora sta rinascendo sul versante trentino del Monte Baldo, complice anche l’innalzamento delle temperature.
La viticoltura è una questione di stile
Moderatrice dell’incontro Sissi Baratella, enologa, degustatrice e wine writer, che ha sottolineato come la viticoltura nell’area del Monte Baldo, porta d’ingresso del Trentino che da milioni di anni domina la Vallelagarina, sia una questione di stile. Quello stile e quell’eleganza che –citando le parole di Giorgio Armani- non è ciò che si fa notare ma che si fa ricordare. Partendo da questo presupposto anche il ritorno della viticoltura in queste zone di montagna deve avvenire in punta di piedi e in dialogo costante con la collettività.
La vocazione viticola dipende da tanti fattori
Come ha evidenziato Attilio Scienza (professore, autore e promotore del mondo viticolo) nel suo lungo intervento, non si può disporre di un territorio solo sulla base del concetto di “vocazione viticola”, perché essa muta col tempo e a causa di diversi fattori: il cambiamento climatico, il mutamento dei gusti del consumatore e delle mode, gli effetti della globalizzazione della viticoltura e i processi di innovazione viticola ed enologica. Un intervento illuminante che ha messo in discussione alcune certezze e nello stesso tempo ha sottolineato in un ‘epoca di crisi climatica la relazione essenziale tra il vigneto, il suo terroir e la biodiversità, spiegando quanto sia importante la presenza del bosco per la mitigazione del calore. In un tale quadro di crisi climatica è dunque fondamentale la creazione e valorizzazione di alleanze sul territorio, che va conosciuto e difeso.
La valorizzazione passa anche attraverso la scelta dei vitigni più adatti a un determinato territorio di montagna e di questo ha parlato Andrea Faustini (CAVIT), che ha evidenziato fra l’altro come la tradizionale pergola trentina rispetto all’allevamento a spalliera offra la possibilità di mantenere più fertile il terreno.
Tornano quindi i concetti di identità e appartenenza capisaldi dell’idea di viticoltura di Albino Armani nei confronti del territorio del Monte Baldo, sua zona di origine. Anche Duilio Porro (Centro Trasferimento Tecnologico della F.E.M. ) testimonia la vocazionalità del Monte Baldo trentino alla coltivazione della vite, per la presenza di rocce sedimentarie, con la presenza di calcare, dolomia, scaglia rossa e basalto e nella sola zona di Crosano una matrice vulcanica.
Il senso di appartenenza col Modello Brentonico
Si è poi passati agli aspetti storici del territorio con l’intervento di Albino Armani che, anche per motivi di legami famigliari, è stato tra i primi ad aver creduto e investito nell’altopiano. La sinergia virtuosa con il coinvolgimento dell’intera comunità, ha sottolineato Albino Armani, è possibile solo se c’è “senso di appartenenza”. Il senso di appartenenza che per Albino si traduce nel conservare vitigni locali come il Foja Tonda che vinifica -lui solo- in purezza e nel metodo classico Trento DOC Clè ottenuto da uve provenienti da un solo appezzamento e in versione pas dosè, per esaltare l’identità del vino che significa identità del territorio, con ricadute positive anche per il turismo. La volontà chiara è di aprire un tavolo di confronto, auspicando un “modello Brentonico” in cui costruire valore per guardare al futuro, vedendo nella viticoltura una chiave di sviluppo economico e biodiversità.

L’importanza del contadino di montagna
Alessandro De Bertolini – della Fondazione Museo Storico del Trentino – ha sottolineato l’importanza del contadino di montagna “che è costruttore di paesaggi”. È grazie a questa figura che nei secoli l’ambiente naturale è diventato paesaggio culturale, grazie ad un’opera di addomesticamento della natura circostante necessaria, da non guardare con timore. Gianluca Telloli responsabile ricerca e sviluppo di proposta vini ha fatto un nuovo parallelo tra l’esperienza del Monte Baldo e quella del Vallese in Svizzera, ricordando che le Alpi non sono mai state terre di monocoltura e che con riferimento alla vite “Il patrimonio ampelografico che noi abbiamo è enorme porta in sé un patrimonio genetico che può essere fondamentale per affrontare il futuro . In collegamento con Michael Hock, enologo della Cantina St. Jodern Kellerei, viene rimarcato come il mantenimento delle pratiche agricole storiche e di piccoli frazionamenti renda più complesso il lavoro, ma riesca a valorizzare poi il prodotto finale.
Il tavolo dei produttori
Dopo il ricordo, da parte della Donna del Vino Rosaria Benedetti di Tiziano Bianchi, “Tano” per chi lo conosceva, genio ribelle, giornalista, esperto di viticoltura trentina ma soprattutto brentegano DOC, mancato la scorsa estate, il confronto tra i produttori che credono e stanno investendo sul territorio di Brentonico: da (nella foto da sx a dx) Albino Armani, Elisabetta Foradori, Paolo Endrici di Cantina Endrizzi, Giacomo Antonini di Sondelaite, Luca Cavallaro in qualità di Direttore Ufficio Tecnico Viticolo di Ferrari Trento , tutti presenti al convegno e alla parte conclusiva di dibattito.
Un dialogo proiettato per lo più al futuro di questa zona, che intende illustrare quali prospettive le stesse aziende vedono – ed auspicano – per l’equilibrio tra viticoltura e paesaggio di montagna in questo areale. Nonostante le chiare differenze a livello imprenditoriale e stilistico che caratterizzano le realtà intervenute, l’obiettivo è senz’altro comune: credere fortemente nel potenziale viticolo – e multivarietale – del Baldo e valorizzarlo attraverso un modo nuovo, da costruire insieme, con aziende, amministrazioni, enti per la promozione e non ultimo abitanti del luogo, quali partecipanti attivi. La gestione del paesaggio è una grande responsabilità in mano al viticoltore, che deve averne riguardo, sapendone cogliere il potenziale pur mantenendo grande rispetto e della cui cura può trarre anche un beneficio economico, con un aumento di prezzo dei terreni agricoli.
La volontà espressa da tutti i partecipanti è quella di riaprire questo dibattito entro la fine dell’anno costituendo un tavolo di lavoro collettivo che non coinvolga esclusivamente le componenti del mondo enologico ma tutto il tessuto sociale ed economico dell’areale dell’altopiano di Brentonico. “Nel momento in cui condividiamo un progetto comune – conclude Albino- tutti ne beneficiano”.

