di Alessandra Biondi Bartolini
“Il vino di domani: le sfide della nuova PAC, tra gestione delle produzioni e gestione del rischio”: questo il titolo del convegno organizzato da FIVI in occasione della quattordicesima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti il 17 novembre scorso a Bologna. A parlarne, moderati da Luigi Chiarello di Italia Oggi, sono stati i rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, insieme a quelli delle associazioni che rappresentano gli stakeholders della filiera del vino. Una successione di visioni e di approcci di fronte ad aspetti tecnici, agronomici, economici, congiunturali e finanziari, che richiedono di essere affrontati con strumenti di natura politica.
Siamo in crisi?
Secondo Francesco Lollobrigida non proprio o forse non ancora. “Ad oggi la situazione non si può definire negativa, perché i record raggiunti sull’export ci fanno ben sperare, ma quando dovesse accadere qualcosa di negativo dobbiamo essere pronti e continuare a lavorare” ha affermato il Ministro nel video-messaggio di saluti.
Eppure la stagnazione degli ordini degli ultimi mesi non è confortante e la tendenza legata alla riduzione dei consumi è ormai consolidata. Non ci sono solo i dazi imposti da Donald Trump, anche l’inflazione, la ricerca di nuovi mercati o l’impatto dei cambiamenti climatici richiedono di essere affrontati dalla politica, come sta avvenendo ad esempio nel caso dei negoziati per il MERCOSUR e come è già avvenuto in passato con l’accordo CETA con il Canada, che ha permesso di aprire nuovi mercati, ha detto Stefano Bonaccini, europarlamentare e membro della Commissione Agricoltura Parlamento UE.
Occorrono norme, misure e strumenti; “Il “pacchetto vino” ormai vicino al traguardo e risultato di una lunga concertazione che ha visto coinvolte tutte le diverse anime del mondo del vino europeo, ha spiegato Ignacio Sánchez Recarte, Segretario Generale del CEEV, il Comitato europeo delle imprese del vino, è la risposta politica alle sfide individuate, dal cambiamento climatico, all’aumento dei costi di produzione, dalle tensioni internazionali, al declino strutturale dei consumi nei paesi di maggior tradizione vinicola. Non sarà però risolutivo di una situazione di crisi (e chi dice che un intervento legislativo potrà andare a risolvere il calo dei consumi mente) ma potrà creare il quadro economico e normativo che permette di ridurre i costi di produzione e fare arrivare i fondi europei dove davvero possono aiutare a sostenere la competitività”.
Soldi che tuttavia saranno sempre meno, se l’architettura e il budget proposto dalla Commissione Europea per la nuova PAC saranno confermati. Il Piano post 2027 che smantella il ruolo delle regioni, riduce le risorse destinate all’agricoltura (si parla di tagli del 20%) e unisce grandi fondi come quello per lo sviluppo rurale e quello delle politiche di coesione, sta creando apprensione tra gli addetti ai lavori e non solo, ha spiegato Antonella Sberna, Vice Presidente del Parlamento Europeo, ma una volta compreso l’impatto sulle filiere e sulle regioni, potrà esserci ancora spazio per successive modifiche.
Regolare il potenziale produttivo
Samuel Masse, Presidente di CEVI, la Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti, ha parlato della necessità di avere un sistema di gestione del potenziale produttivo adeguato ai cambiamenti che mercato, clima e territori stanno vivendo: “È necessario trovare un equilibrio: produrre ciò che serve, proteggere i terreni, sostenere le aziende agricole a conduzione familiare. Il sistema di autorizzazioni per l’impianto e il reimpianto è lo strumento chiave per controllare la crescita dei vigneti e prevenire la sovrapproduzione. Il pacchetto vino, attualmente in discussione, rafforza questo sistema. Ora bisogna riaffermare una visione comune: produrre in base alla domanda reale, garantire una concorrenza leale e sostenere la diversità e la vitalità dei vignaioli indipendenti”. Eppure da più parti e nelle proposte della nuova PAC emergono dei tentativi di smantellamento del sistema delle autorizzazioni, che potrebbe tornare in futuro a essere volontario e definito su base nazionale dai singoli stati membri. Un rischio di deregolamentazione, ha ricordato Masse, che abbiamo già visto concretizzarsi con la cancellazione delle quote latte e della filiera saccarifera. “Si tratta di scelte politiche e non tecniche, che rischiano di frammentare il modello vitivinicolo e mettono in discussione il modello europeo di solidarietà per la regolazione della concorrenza e delle politiche agricole che sostengono il ruolo ambientale, sociale e culturale dei produttori”.
Per la gestione del rischio il sostegno è confermato anche nella PAC post 2027. Andrea Berti, Direttore Generale Asnacodi Italia, ha rivolto l’attenzione su un corretto approccio alla gestione del rischio, che potrà essere destinata non solo alla copertura del danno ma anche alla stabilizzazione del reddito delle imprese. “Partendo da un’analisi dell’impatto economico e agronomico del cambiamento climatico”, ha spiegato Berti, “è necessario adattarsi con una strategia consapevole, sfruttando le tecnologie e utilizzando al meglio informazioni e dati per aumentare la difesa attiva, e al contempo tutelarsi con gli strumenti assicurativi”.
Il pacchetto vino in dirittura di arrivo
“Negli ultimi anni, il numero delle sfide a livello sociale, economico e climatico è aumentato, mettendo in pericolo la sostenibilità a lungo termine delle imprese vinicole dell’Unione Europea”, ha ribadito Sánchez Recarte. “Questi cambiamenti, alcuni di natura strutturale, altri congiunturale, hanno creato importanti squilibri nel settore vitivinicolo e hanno reso necessario attivare delle misure di crisi in alcune regioni per superare situazioni difficili. Tali interventi pubblici di breve periodo evidenziano un disequilibrio del mercato che deve essere affrontato con un approccio più stabile e orientato al futuro”.
Il pacchetto vino serve a questo e a dare organicità alle norme di un settore che anche nella PAC post 2027 manterrebbe un’architettura di tipo verticale.
Le misure previste nella proposta del 28 marzo della Commissione, hanno integrato gli emendamenti avanzati dal parlamento UE e avuto il via libera della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo il 5 novembre scorso. I negoziati finali del Trilogo, con Il Consiglio, la Commissione e il Parlamento, tra pochi giorni, per concludersi, auspicabilmente entro dicembre.
Parlando di gestione del potenziale di produzione, è prevista una maggiore flessibilità per le aziende e il prolungamento dei tempi di reimpianto successivi espianto e la possibilità per gli Stati membri di bloccare i reimpianti, dando tuttavia priorità nelle nuove autorizzazioni alle denominazioni di origine e ai vigneti eroici. Continua invece a dividere la misura sulla regolazione dei mercati, introdotta dal Parlamento, relativa alla possibilità di utilizzare i fondi OCM per l’espianto o la distillazione e che vede alcuni dei rappresentanti del settore riuniti in CEEV, decisamente contrari a utilizzare risorse che potrebbero essere invece spese per migliorare la competitività, piuttosto che per distruggere un prodotto.
Tra gli emendamenti del Parlamento anche il ritorno e l’autorizzazione alla coltivazione delle varietà ibride di prima generazione.
Relativamente ai prodotti senza o a basso contenuto di alcol saranno introdotte nuove denominazioni di vendita più “attraenti”, come vino analcolico, alcol free o 0% alcol per i vini ottenuti da dealcolazione totale, mentre per i parzialmente dealcolati il Parlamento propone un “reduced alcol wine”. Si continua (ancora) ad aggiustare il tiro sull’etichettatura elettronica, la lista degli ingredienti e l’etichetta nutrizionale.
Sui fondi OCM destinati alla promozione nei paesi extraeuropei è tornata anche Rita Babini, Presidente di FIVI, ricordando che “spesso si dimentica di lavorare sulla domanda interna, quando ci sono circa 450 milioni di consumatori europei sui quali non stiamo agendo in modo proattivo e per i quali potremmo attivare un OCM intracomunitario”. Una misura ha continuato Babini che permetterebbe anche ai vignaioli, l’81% dei quali ha dichiarato di essersi in qualche modo attivata per dare un’offerta enoturistica, di potenziare questo canale di dialogo con il consumatore, importantissimo anche nel creare un legame tra il pubblico e i territori vitivinicoli.
La presidente dei Vignaioli Indipendenti Italiani ha colto l’occasione anche per commentare con soddisfazione l’ingresso ufficiale di FIVI al Tavolo di Filiera Vino, insieme ad Alleanza Cooperative Agroalimentari, Assoenologi, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini, Unione Italiana Vini e Coldiretti.

