Maurizio Gily
Se do un’occhiata alle pubblicazioni scientifiche in enologia, a occhio e croce, le donne superano gli uomini,sia in Italia che all’estero. Lo stesso vale per la cosiddetta “grey literature” cioè pubblicazioni tecnico-scientifiche su riviste come “Millevigne” (il cui board di redazione è ormai tutto femminile) o “L’Enologo” destinate agli utilizzatori finali. Se vado al CREA sezione enologia di Asti, già Istituto Sperimentale per l’Enologia, mi ritrovo in una specie di gineceo. Nelle cantine la presenza delle donne come primo enologo o come assistente è in continua crescita e anche in Italia (America e Australia arrivate prima) alcune enologhe sono ormai delle star. Per non parlare di quelle che operano come analiste di laboratorio: soverchiano in numero.
Gli unici che non sembrano essersi accorti che il mondo è cambiato sono gli enologi maschi, e in particolare i dirigenti di Assoenologi. La foto del Consiglio è imbarazzante: come piemontese mi rimane la felicità di vedere che l’unica donna è l’amica Daniela Pesce. Una su ventotto.
Mi dicono che al congresso di Assoenologi hanno parlato quaranta relatori: trentanove uomini e una donna. Se non è vero attendiamo smentite: ma se è vero c’è da chiedersi come è possibile che chi ha fatto la scaletta non si sia posto il problema.
Una direttiva europea prevede almeno il 33% di donne nei CDA delle imprese: non è vincolante per un’associazione come Assoenologi ma poteva essere almeno una “linea guida”.
Forse in un tardivo moto di resipiscenza (o sarà l’inizio della svolta?) Assoenologi ha mandato due donne, Sissi Baratella e Sara Fracassetti, a presentare la posizione di Assoenologi al Parlamento Europeo lo scorso 9 luglio, all’incontro “The Future of Fine Wine in Europe”.
Ne ha scritto, tra gli altri, il sito Doctor Wine : https://www.doctorwine.wine/pot-pourri/enomondo-news/the-future-of-fine-wine-in-europe-a-strasburgo-con-assoenologi/

