Aprile 2024

Pinerolese di vino e di olio

Il Pinerolese sta aumentando l’offerta turistica con la creazione di reti di produttori locali che promuovono e valorizzano le eccellenze del territorio

Pinerolese di vino e di olio

Testi e foto di Monica Massa

Il Pinerolese è un territorio, a Sud Ovest di Torino che ha come comune di riferimento la città di Pinerolo affacciata sulla Pianura Padana e ai piedi delle Alpi Cozie, in grado di regalare nelle giornate più terse una vista impagabile tanto che Edmondo de Amicis nel suo “Alle porte d’Italia” definì Pinerolo la città più bella del Piemonte.

Come altre zone del Piemonte , anche nel Pinerolese la viticoltura, dopo i fasti del periodo sabaudo, in cui i vini della zona erano rinomati e apprezzati dalla Torino aristocratica, subì un terribile arresto, causato prima dalla fillossera e poi dall’abbandono delle campagne. Anche il tesoro ampelografico fatto di tanti vitigni autoctoni ideali per queste terre, venne abbandonato a favore di vitigni di più elevato vigore, con la conseguente perdita di qualità del prodotto.

Da una ventina di anni a questa parte però le Valli Germanasca e Chisone stanno recuperando abitanti: giovani che decidono di riprendere le vigne dei nonni e di recuperare delle tradizioni, per tramandarle ma anche per creare un “substrato fertile” di racconti del paesaggio, della cultura (valdese) e dell’enogastronomia a vantaggio di un turismo lento e di prossimità che il periodo del Covid ha agevolato ma che ora non è più solo fatto di Torinesi ma è diventato internazionale.

Vigneto in località Santa Brigida a Pinerolo, cantina Dellerba
Vigneto della cantina Dellerba in località Santa Brigida a Pinerolo

Le vigne tra le Alpi e la Mole

Da sx Danilo Breusa, Luca Ciardossin e Alex Dellerba

Nelle Valli Alpine piemontesi sono stati rinvenuti 80 vitigni autoctoni, che la Scuola Malva di Bibiana (TO) ha catalogato e attraverso delle selezioni ha individuato quelli più promettenti tra cui lo Chatus, la Malvasia Moscata, il Bianc Vert: “Una perla per il Pinerolese” sono le parole di Danilo Breusa Presidente di Fondazione Malva e sindaco di Pomaretto. Per far conoscere le varietà locali a Pomaretto (TO) è stato creato un vigneto didattico, ad alberello, la forma di allevamento di inizio ‘900, quando la vigna era un mezzo di sostentamento e nell’interfila si piantavano patate, leguminose ma anche alberi da frutto. Oltre a Barbera, Bonarda, Freisa, Dolcetto e Doux d’Henry, i vigneti dei soli comuni di Pomaretto e Perosa Argentina compongono il Ramìe, il cui nome è il termine dialettale per indicare le cataste di rami, che si producevano quando gli abitanti iniziarono a disboscare i folti boschi per impiantare i vigneti in epoca medioevale. Lo Chatus e altri i vitigni locali vanno a comporre il “Pinerolese Ramìe” (che è parte della denominazione “Pinerolese Doc”, quest’ultima tutelata dall’omonimo Consorzio), una Doc che nasce sui vigneti eroici, di montagna, e che se un tempo aveva caratteristiche particolarmente “spigolose” dovute a difficoltà di maturazione delle uve, ora con il cambiamento climatico sta modificando le sue caratteristiche raggiungendo livelli di qualità un tempo difficili da ottenere. Una produzione di nicchia il Ramìe, (nelle annate migliori si raggiungono le 10.000 bottiglie complessive) che però si sta facendo conoscere al di fuori della zone di produzione e sta conquistando nuovo pubblico, anche alla luce dei premi e riconoscimenti che stanno arrivando. Alla 31ª edizione del Mondial des vins extrêmes, unico concorso internazionale organizzato da Cervim Viticoltura eroica e dedicata ai vini prodotti in zone caratterizzate da viticolture eroiche, per l’Italia due bottiglie made in Pinerolo hanno ricevuto la medaglia d’oro: il Pinerolese Doc Ramìe Arcansiel – 2020 e il Pinerolese Doc Barbera Scarpentá – 2020 (Azienda Giro di Vite di Luca Ciardossin, classe 1989).

Oltre il vino c’è di più: la tradizione millenaria dell’ulivo

Ma Ciardossin non è il solo ad aver deciso di accettare la sfida di riqualificare e ripopolare il Pinerolese, attraverso l’attività agricola; altri giovani, o rilevando l’azienda di famiglia, o recuperando appezzamenti abbandonati, si sono appassionati e stanno rivitalizzando l’economia locale attraverso la sfida enologica, aprendosi sempre di più all’accoglienza agrituristica o riprendendo un’altra tradizione, ovvero la coltivazione dell’olivo.

Un vecchio olivo dell’azienda Santa Caterina di Pinerolo

La presenza degli ulivi nel Pinerolese è testimoniata, come in altre zone del Piemonte, dalla toponomastica. In una parte del comprensorio collinare in Pinerolo c’è una zona denominata infatti Monte Oliveto, dove è stato rinvenuto anche un ulivo ultracentenario e che è stato oggetto di studio dell’Università di Torino DISAFA per poterne individuare le caratteristiche genetiche.

Ora in tutto sono cinque le aziende che hanno deciso di far rivivere una coltivazione antica, presente in Piemonte e a Pinerolo da circa l’anno 1100 d.C., coniugando tradizione, scienza e tecnologia.

Tanti giovani agricoltori che intendono lavorare insieme per promuovere e valorizzare le eccellenze enogastronomiche locali, incentivando pratiche a basso impatto ambientale per la gestione sostenibile e duratura delle risorse naturali, valorizzare il territorio, tutelare la redditività delle aziende e sostenere l’adattamento alla crisi climatica.

Per  chi volesse approfondire la conoscenza di questo territorio e dei  suoi prodotti L’Unione dei Comuni Valli Chisone e Val Germanasca, in collaborazione con il Consorzio Doc Pinerolese e AIS Piemonte organizza   Vini all’insù, rassegna di vini prodotti nell’arco alpino, sabato 4 e domenica 5 maggio.