Marzo 2025

Remo Falconieri, inventore. Dall’Olivetti alla viticoltura                        

Nell’anniversario dei primi quarant’anni di Cantina Cieck, Remo Falconieri continua a fare scuola e a essere un faro per i produttori dell’ Erbaluce, in vigna e in cantina

Remo Falconieri, inventore. Dall’Olivetti alla viticoltura                        

Da sx Domenico Caretto, Remo Falconieri, Gianpiero Gerbi e Lia Falconieri, foto di Monica Massa

L’Azienda agricola CIECK è una delle più note aziende produttrici dell’Erbaluce di Caluso, la perla bianca del Canavese: quel Piemonte meno conosciuto che sta a Nord del Po e ai piedi delle montagne, dove i ghiacciai alpini, ritirandosi alla fine delle diverse ere glaciali, hanno lasciato strati profondi di depositi morenici.
In questi suoli freschi il vitigno Erbaluce manifesta tutta la sua esuberanza: lunghi internodi, poca fertilità sulle prime gemme, grande sviluppo vegetativo. Per questo, e anche per mitigare il rischio delle gelate tardive, da secoli la vite viene allevata a pergola, con inerbimento del suolo. In passato questo consentiva anche alcuni tagli di fieno per il bestiame: data la fertilità del suolo e una piovosità estiva superiore a quella del Monferrato e delle Langhe la competizione del cotico erboso non è mai stata una grande preoccupazione degli agricoltori. La pergola, con diverse varianti, si è dimostrata una soluzione molto buona per la qualità del prodotto, a patto di contenere possibili eccessi di produzione. Oltre a questo i suoi limiti principali riguardano qualche difficoltà di meccanizzazione, l’affaticamento delle braccia nei lavori manuali e una certa sensibilità alle malattie fungine in annate piovose e con poco sole. Questa è dovuta in parte all’ombreggiamento parziale dei grappoli (che però è positivo in annate calde e asciutte), e in parte al fatto che l’irrorazione dal basso con gli atomizzatori non raggiunge mai completamente le “femminelle” che crescono verticalmente al di sopra del tetto della pergola.

Remo Falconieri, classe 1933, proprietario e fondatore dell’azienda Cieck, è un inventore. Radici contadine, ma ha lavorato per diversi anni alla Olivetti nella vicina Ivrea, alla quale ha portato in dote alcuni brevetti nel periodo di splendore di questa che fu un’azienda italiana di eccellenza “Adriano Olivetti cercava di valorizzare le persone che erano innovative” ci racconta Remo  con orgoglio durante la giornata in azienda riservata ai giornalisti per i 40 anni della cantina e che ha avuto il momento topico con la degustazione di vecchie annate di Erbaluce Spumante, fermo e Passito.

Nel 1985 Remo decide che la pensione non fa per lui e torna alle origini: si ricorda che il nonno faceva uno spumante casalingo, una sorta di metodo Martinotti ante litteram e per seguire le sue orme si reca in Francia, a Epernay, per imparare il metodo di produzione dello Champagne. Una produzione artigianale la sua che rispecchia l’animo accogliente dei Canavesani, il cui vino di riferimento storicamente è rosso, ma che secondo tradizione riservano la pergola di testata all’Erbaluce, i cui grappoli vengono raccolti e lasciati appassire per tutto l’inverno, per essere consumati come uva da tavola o per produrre il passito, un nettare delizioso da offrire all’amico, esempio di una cultura agricola di convivialità.

Pur essendo il Canavese un territorio di vini rossi, Remo decide quindi di dedicarsi soprattutto all’Erbaluce, cogliendo la versatilità di questo vitigno, adatto a produrre vini bianchi fermi dalla vibrante freschezza, vini spumanti e vini passiti. Il Caluso passito è un vino dolce prezioso che vanta una tradizione molto antica: le uve vengono appassite nei sottotetti per lunghi periodi, anche di cinque mesi, sfruttando le brezze notturne asciutte che arrivano dalle montagne, e una parte degli acini sviluppano al loro interno una forma particolare di muffa nobile.

Modello CIECK, un’alternativa alla pergola

Il titolo del brevetto recita “Struttura portante di sostegno per pianta da frutto, kit per detta struttura portante e gruppo portante di sostegno per filare di piante da frutto”. L’idea di portare la vegetazione della vite su una doppia spalliera verticale invece che su una spalliera singola non è nuova, credo che l’inventore della Lyra (così è chiamata nella bibliografia) sia Alain Carbonneau dell’Università di Montpellier, ma è stata ampiamente studiata e illustrata da altri studiosi tra cui Cesare Intrieri in Italia e Richard Smart in Australia. La Lyra di Falconieri è però particolare per le caratteristiche progettuali e per la tecnica di potatura che prevede un doppio tralcio rinnovabile per ogni lato, per consentire al vitigno Erbaluce di esprimere il suo grande vigore vegetativo.

Scopo della “chioma divisa”

Le forme di allevamento a “chioma divisa” (ve ne sono altre oltre alla Lyra) sono state proposte per ambienti e vitigni per i quali la forte spinta vegetativa rischia di creare chiome troppo dense e ombreggiate: quindi vitigni vigorosi e ambienti con poche limitazioni naturali. In tali condizioni una potatura con un numero troppo basso di gemme per vite porta all’emissione di germogli doppi e di una gran numero di femminelle. D’altro canto adottare potature molto lunghe porta a germogliamento irregolare e qualità non sempre ottimale.

Le forme a pergola da questo punto di vista sono una buona soluzione ma hanno i limiti già descritti. La divisione verticale della chioma punta, in un certo senso, a unire i vantaggi della spalliera con quelli della pergola. Ad ogni palo viene assicurata una forcella a U, a un metro di altezza. I due bracci verticali della U distano tra loro un metro e ciascuno porta un filo di banchina e, al di sopra, tre coppie di fili montati su forcelle a molla richiudibili. Ogni vite si biforca in due branche le cui estremità vanno a raggiungere i due fili di banchina.  La potatura è particolare: l’interceppo è di due metri, ciascuno dei due fili di banchina porta due tralci che si “rincorrono” nel modo seguente: un ramo di due anni, capo a frutto dell’anno precedente, porta un tralcio di un anno in cima (tutti gli altri vengono eliminati in potatura), mentre un altro tralcio di un anno, nato da uno sperone all’estremità della branca, corre parallelo al ramo di due anni. I germogli vengono poi palizzati su due piani verticali aiutandosi con la chiusura delle forcelle a molla. La distanza interfilare nel prototipo CIECK è di 280 cm, adatta per un trattore a carreggiata molto stretta (le due pareti che si interfacciano distano 180 cm, ma con la vegetazione lo spazio si riduce), ma si può ovviamente allargare in base alla tipologia di macchine. Si raggiunge in questo modo l’obiettivo di una chioma piuttosto aperta, ben illuminata e ventilata, con una produzione obiettivo di circa un chilo di uva per metro quadro di superficie fogliare esterna, cioè esposta alla luce. L’inventore Remo Falconieri, oggi supportato in azienda dalla figlia Lia Falconieri e  dall’agronomo Domenico Caretto e la consulenza del l’enologo Giampiero Gerbi ritengono che gli obiettivi di razionalizzazione degli impianti e di una ottima qualità enologica delle uve siano stati raggiunti e nuovi impianti sono stati realizzati.

Erbaluce il vino Peter Pan

La degustazione delle vecchie annate di Erbaluce ha stupito tutti gli astanti per la freschezza  e acidità dei vini.   Sia nella versione ferma (millesimo 2018,2015 e 2013) che spumante (millesimo 2013,2009 e 2013) ci si aspetterebbe un idrocarburo e una nota ossidativa che invece non compaiono, mentre il passito anche se più che ventenne (millesimo 2004, 2000 e 1997) presenta acidità, sapidità e dolcezza misurate, che lo rendono estremamente contemporaneo anche per gli abbinamenti.

Un vitigno e un vino, l’Erbaluce, che è contro la standardizzazione e che può far cambiare la mentalità ancora prevalente che il bianco debba essere consumato giovane.

Oggi la bellezza invece è di fare un vino e pensare che lo berrai quando avrai i capelli bianchi!

Di Maurizio  Gily e Monica Massa