Testo e foto di Monica Massa
Ronchi di Castelluccio è la storica azienda agricola di Modigliana (Forlì–Cesena) fondata nel 1974 dal regista e produttore cinematografico Gian Vittorio Baldi il quale, anche grazie all’amicizia con Luigi Veronelli, fece scelte che puntavano alla qualità e decisamente controcorrente rispetto alla vitivinicoltura regionale dell’epoca, basata su logiche di autoconsumo e che privilegiavano la quantità.
I Ronchi e le origini

Conosciuta in tutto il mondo per l’ambizioso progetto del proprietario Gian Vittorio Baldi che, con la consulenza dell’amico Veronelli, e affidandosi a due giovani professionisti, l’agronomo Remigio Bordini e l’agronomo Vittorio Fiore, da persona visionaria qual era intraprende per la prima volta in regione un’attività di zonazione, convinto delle potenzialità vitivinicole del territorio, a dispetto della consuetudine di considerare la Romagna terra generosa di quantità ma non di qualità dei vini. Remigio Bordini all’epoca direttore del Polo Sperimentale Naldi a Tebano studia le barbatelle frutto della selezione massale e sceglie per i vigneti dell’azienda cloni altamente qualitativi ma che erano stati scartati fino ad ora perché poco produttivi.” Agli inizi degli anni Settanta c’è necessità di avere materiale genetico molto produttivo, per cui si diede prevalenza a quel tipo di cloni. Per i Ronchi invece si decise di non abbandonare gli ecotipi più qualitativi, anche per esaltare una genetica di qualità del sangiovese, tra cui l’acino grosso spesso associato al grappolo grosso” spiega Remigio Bordini memoria storica della cantina.
Anche la scelta dei vitigni è originale: accanto al Sangiovese (di cui Bordini è tra i principali conoscitori) vengono piantati Cabernet Sauvignon e Sauvignon Blanc, per una scelta del cuore di Baldi rimasto folgorato dall’esperienza a Chateau Lafite- Rothschild durante il viaggio di nozze in Francia.
Anche la vinificazione è avveniristica e rivoluzionaria per la zona, in quanto viene fatta per singola vigna con affinamento in cemento e botti di rovere. Sull’esempio dei Cru francesi, la produzione si indirizza quindi su I Ronchi, vigneti chiamati localmente così poiché strappati al bosco dell’Appenino tramite uno strumento chiamato roncola e con caratteristiche di altitudine, esposizione e pendenza che li connotano come “eroici”. Le , parcelle vengono vinificate singolarmente e danno vita a vini che vengono apprezzati sul mercato nazionale e internazionale per l’alta qualità e l’incredibile longevità. In questo modo Baldi aveva portato alla ribalda non solo la sua azienda ma ne aveva affrancato il territorio di provenienza, dimostrando che anche la Romagna poteva essere terra di vini prestigiosi.
Il periodo buio e la rinascita
All’inizio degli anni 2000 con il passaggio di proprietà l’azienda rischiava di perdere le sue caratteristiche originarie. L’anno 2020 fortunatamente ha segnato una nuova svolta della cantina, con i nuovi titolari, i fratelli Rametta, nati e cresciuti tra gli Stati Uniti e la Svizzera ma con solide radici romagnole.

Aldo e Paolo Rametta con le rispettive consorti Angela Pastore e Simona Scalambra, pur non avendo una eredità agricola ma essendo legati alla loro terra d’origine e con una passione condivisa per il vino decidono di portare le loro competenze imprenditoriali di esperienza nell’alta finanza per dare vita a un sogno condiviso, che sia anche un contributo alla terra dei loro avi. E così nel 2016 acquistano una tenuta vitivinicola a Terra del Sole con 9 ettari di vigna e nel 2017 esce il brand Poggio della Dogana, la cui produzione dal 2023 è rigorosamente biologica e concentrata sulle varietà autoctone con un occhio di riguardo per i mercati internazionali. Venuti . Nello stesso tempo conoscono la situazione particolare in cui versa l’Azienda di Castelluccio e questo abbandono della filosofia originaria della Cantina è stato l’ulteriore sprone che convince i fratelli Rametta a deciderne l’acquisto. “Sentiamo tutta la responsabilità dell’eredità di questa azienda” ci ha detto Aldo Rametta che con il fratello Paolo ha fatto una scelta dettata soprattutto dal cuore e dalla volontà di trasmettere alle generazioni successive i capisaldi del progetto originale.

Le vigne storiche sono state restaurate, nessuna pianta è stata abbattuta e le vecchie forme di allevamento ripristinate; il problema delle fallanze è stato risolto recuperando i vecchi ecotipi individuati da Remigio Bordini. Ora è il figlio di Remigio, Francesco Bordini, a occuparsi della gestione agronomica ed enologica, affiancato da una brillante enologa Paola Antonello che si occupa anche dell’accoglienza, mentre la direzione commerciale è affidata a Fabio Castellucci. Una famiglia allargata di cui fanno parte anche 4 alpaca, la grande passione di Paolo, protagonisti delle passeggiate in vigna, oltre a un centinaio di vacche e tori per la monta e di cui si utilizza il letame per fertilizzare i vigneti. L’allevamento è di tipo riproduttivo finalizzato alla vendita dei vitelli e le bestie da aprile ad ottobre sono lasciate libere di pascolare all’interno dei terreni aziendali che comprendono oltre alle vigne e i pascoli sei laghi per l’abbeveramento del bestiame, 100 ettari di bosco e circa 1000 piante di ulivi.
I Ronchi di oggi al servizio del territorio

La gestione dell’intera proprietà si basa sul rispetto del territorio a 360 gradi, con situazioni problematiche da gestire a causa delle forti alluvioni dei mesi scorsi, tant’è che il press tour a cui abbiamo partecipato era stato pianificato in periodo di vendemmia ma è stato poi rimandato a causa delle frane che hanno interessato la strada che conduce ai vigneti. “Sostenibilità per noi è un concetto da declinare in scelte pragmatiche ed efficaci, volte a migliorare il nostro rapporto con la natura e la comunità” afferma Aldo Rametta. Il covid e le alluvioni hanno messo a dura prova gli abitanti della zona e i fratelli Rametta continuano a dare il loro contributo a favore della collettività collaborando con il corpo forestale dello stato per tenere in buono stato le colline di Modigliana, piantando cipressi e ripulendo boschi. Per ovviare alle frane, ci ha confidato Paolo, si pianteranno altre piante di ulivo. E riprende Aldo “Noi cerchiamo una sinergia tra pubblico e privato che invita a una maggiore responsabilità come singoli cittadini e come membri di una comunità di cui farsi custodi”. In tale ottica Ronchi di Castelluccio a seguito di un accordo con l’ente di servizi locali ha ampliato l’impianto fotovoltaico a 2MW, permettendo di soddisfare la domanda di energia elettrica dell’azienda e contemporaneamente di mettere l’eccedenza a disposizione della comunità di Modigliana.
Un patrimonio di tradizione enologica e biodiversità che è tornato a essere garantito dalla nuova proprietà che, anche per rispolverare la memoria delle origini e in occasione dei 50 anni dalla fondazione, è riuscita ad organizzare una verticale della linea dei Ronchi (grazie anche a Baldi che aveva mantenuto una riserva storica), dagli anni ’80 fino alla produzione firmata fratelli Rametta, che ha confermato le caratteristiche di eleganza e piacevolezza dei vini e la loro longevità.
Un momento degustativo unico e intimo che è stato, per chi come me ha potuto parteciparvi, il toccare con mano la sincera passione di Aldo, Paolo e di tutto lo staff per la Tenuta e le idee innovative del suo fondatore e la loro volontà di condividere delle bottiglie eccezionali.
Un’eredità di cui i fratelli Rametta vanno orgogliosi e che stanno portando avanti con molta umiltà; un ulteriore punto di partenza per progettare il futuro attuando una strategia innovativa, responsabile e lungimirante in cui la qualità e l’impegno verso l’ambiente e la comunità rimangono i capisaldi della mission dell’azienda.


