Giugno 2026

Si può fare vetro sostenibile?

La tecnologia a ossicombustione del forno inaugurato a Pescia da Verallia Italia riduce le emissioni e i consumi di un’industria molto impattante

Si può fare vetro sostenibile?

di Alessandra Biondi Bartolini

L’industria del vetro è considerata fortemente energivora e la sua attività è caratterizzata da elevate emissioni in atmosfera. Per questo motivo il packaging è responsabile fino al 30% dell’impronta carbonica di una bottiglia di vino.

Le misure e le valutazioni di impatto tuttavia sono fatte per stimolare ogni anello della filiera di produzione e di fornitura a migliorare le proprie performance ambientali. Non si tratta cioè di misure statiche o definitive ma di valutazioni dinamiche, che si realizzano all’interno di un approccio di miglioramento continuo. Misurare il proprio impatto per un’impresa rappresenta il punto di partenza per intraprendere un percorso.

Anche l’industria del vetro, che già negli anni ha migliorato la sua sostenibilità incrementando la percentuale di vetro riciclato e sviluppando prodotti progressivamente più leggeri, può lavorare nella messa a punto di processi e impianti innovativi e in grado di abbattere consumi ed emissioni.

È quanto sta avvenendo a Pescia, in provincia di Pistoia, dove il 28 maggio scorso Verallia, azienda multinazionale leader nella produzione di vetro cavo per bevande e prodotti alimentari, ha inaugurato un nuovo forno a ossicombustione. Un investimento da 110 milioni di euro che segna una tappa concreta nel percorso di modernizzazione industriale del sito toscano, attivo dal 1976 e oggi tra i più avanzati del Gruppo, e che porta con sé nuova occupazione e un significativo salto in avanti sul fronte della sostenibilità ambientale.

Una spinta verso una maggiore sostenibilità che, ha sottolineato Marco Ravasi, AD di Verallia Italia, è stata possibile proprio per le richieste dei clienti del settore Food.

“Lo sviluppo del mercato per i nostri clienti e la valorizzazione del Made in Italy sono al centro della nostra strategia. In questa direzione si inserisce l’inaugurazione del nuovo forno, un investimento pensato per essere ancora più vicini ai nostri clienti e sostenere la crescita del settore food & beverage italiano. Questo traguardo rappresenta non solo un importante passo industriale, ma anche un momento di sviluppo per l’intera comunità del territorio toscano. Reso possibile da un impegno condiviso, contribuisce a rafforzare un modello produttivo sempre più sostenibile e il ruolo del vetro nello sviluppo di un’economia circolare” ha dichiarato Ravasi.

All’evento sono intervenuti anche il CEO di Verallia Group Patrice Lucas, il Direttore Industriale di Verallia Italia Andrea Maffei e il Direttore dello stabilimento di Verallia Pescia Mattia Papini. A seguire si è svolta una tavola rotonda, moderata dalla giornalista Natascha Lusenti, che ha messo a confronto Riccardo Zucconi, Segretario di Presidenza e Responsabile energia Fdl della Camera dei Deputati, Bernard Dika, Sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana, Carmela Smargiassi, Responsabile del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la Toscana, Fabia Romagnoli, Presidente di Confindustria Toscana Nord, e Riccardo Franchi, Sindaco di Pescia, nella quale si è parlato del valore strategico che questo investimento riveste per il territorio, per la competitività del Made in Italy e per la filiera italiana del vetro.

Importante la ricaduta del progetto in termini occupazionali: il nuovo forno ha permesso l’assunzione di circa cento risorse, con un impatto concreto sul territorio in termini di occupazione, inclusione e coesione sociale. Nello stabilimento il 20% del personale è femminile, con una percentuale che sale al 40% nei ruoli manageriali – numeri che si inseriscono nel percorso di Verallia Italia sulla parità di genere, certificata UNI/PDR 125:2022 dal 2023.

L’investimento ha generato inoltre impatti positivi per le imprese del territorio, coinvolgendo oltre 100 fornitori locali partner di Verallia Italia.

Il forno 83: la tecnologia che riduce i consumi e le emissioni

Un impianto di produzione del vetro consiste in un “reparto caldo” o Hot end, dove avviene la miscelazione delle materie prime, la fusione nel forno la formazione della goccia e la formatura dei prodotti, e un Cold End dove le bottiglie o i vasetti vanno incontro ai processi di ricottura e trattamento per raggiungere la necessaria resistenza e successivamente sono sottoposti al controllo qualità e confezionati.

La temperatura di fusione raggiunta all’interno del forno è di 1600°C.

La tecnologia introdotta nel nuovo Forno 83 di Pescia – l’83esimo di Verallia Italia – si chiama HeatOx™, è stata messa a punto in collaborazione con Air Liquide e prevede che nella fase di combustione nel forno sia immesso ossigeno puro anziché aria. Questo consente una migliore efficienza nel processo di fusione e l’abbattimento di alcune emissioni inquinanti e climalteranti come gli ossidi di azoto.

Il recupero del calore dei fumi di combustione, che escono a 1400° C, e il suo utilizzo nel preriscaldo dell’ossigeno e del metano prima di essere immessi all’interno del forno, consente inoltre di migliorare l’efficienza energetica e ridurre il consumo di combustibili fossili.

Nel primo anno di esercizio del forno, che ha cominciato la sua fase di start up nel 2025 e che con il 2026 arriverà alla sua piena capacità, si sono risparmiati il 12% di combustibili fossili, il 15% dell’energia di fusione e il 30% di acqua, con una riduzione di emissioni equivalenti di 7,8 Kton di CO2/anno.

Un contributo importante nel percorso Net Zero del Gruppo, il cui impegno di riduzione delle emissioni scope 1 e 2 è del 90% entro il 2040,,  è validato da SBTi e allineato all’Accordo di Parigi.

Il nuovo forno di Pescia è dedicato alla produzione di vetro bianco che, va detto, tra tutti i colori è il meno sostenibile in quanto consente di utilizzare percentuali minori di vetro riciclato: una scelta strategica che consente di servire con un unico impianto una gamma trasversale di mercati — vino, olio, conserve, spirits, bevande analcoliche — variando forme e formati.