Dicembre 2025

Sicilia 2025: la vendemmia, le sfide e i progetti

Antonio Rallo e Camillo Pugliesi raccontano la vendemmia 2025, i successi del Grillo sui mercati e i progetti sulla biodiversità viticola

Sicilia 2025: la vendemmia, le sfide e i progetti

di Alessandra Biondi Bartolini

Secondo alcune analisi presentate recentemente da Nomisma Wine Monitor ed elaborate sui dati doganali relativi alle esportazioni del periodo gennaio-agosto 2025, rispetto ai primi otto mesi del 2024 le esportazioni dei vini bianchi siciliani sono cresciute in valore del 5,4%, il risultato migliore tra i vini DOP italiani, se si pensa che anche le Denominazioni del Prosecco, che in volume continuano a crescere, hanno segnato “solo” un +0,7% in valore. Non vanno altrettanto bene invece, e confermano un trend comune a tutte le regioni viticole, non solo italiane, i vini rossi Siciliani, che registrano in valore una riduzione del 9,2%.

Nel mese di novembre abbiamo partecipato agli eventi di Sicilia DOC Collection, organizzati a Palermo dal Consorzio di tutela DOC Sicilia per promuovere non solo i vini, ma anche le attività e i progetti che i produttori siciliani stanno realizzando con l’obiettivo di rendere la produzione siciliana sempre più riconoscibile, identitaria e sostenibile. Uno sforzo non solo di branding e di costruzione di un posizionamento solido su mercati nuovi o già consolidati, ma anche una serie di azioni concrete e radicate sul territorio, come la partecipazione alla Fondazione SOStain Sicilia o i progetti Bi.Vi.Si. e V.I.S.T.A. Lucido per la valorizzazione delle varietà autoctone e la conservazione e il recupero dei vitigni reliquia del germoplasma regionale.

Ne abbiamo parlato con Antonio Rallo e con Camillo Pugliesi, Presidente e Direttore del Consorzio di tutela della DOC Sicilia.

Il 2025 in vigneto e sui mercati

Come avevamo anticipato nei primi giorni di settembre nell’intervista di Millevigne a Giuseppe Figlioli di Cantine Birgi e membro del Consiglio del Consorzio, pur con tutte le difficoltà alle quali di anno in anno la crisi climatica sta sottoponendo i produttori siciliani, il 2025 è stato per la Sicilia un ritorno alla normalità dopo le annate precedenti estremamente siccitose e calde.

“Il 2025 vede un ritorno alla normalità sebbene la produzione rimanga molto bassa, se pensiamo che abbiamo una produzione di circa 3 milioni di ettolitri a fronte di un patrimonio viticolo di 97000 ettari. Le rese sono quindi sempre molto basse ma in ripresa rispetto alle difficili 2023 e 2024” spiega Antonio Rallo, Presidente del Consorzio.

I trend di mercato confermano il successo dei bianchi, con il Grillo che continua a guidare la crescita, ma anche il Catarratto sta dando buoni risultati, grazie anche ai lavori di ricerca e sperimentazione svolti recentemente per individuare cloni e biotipi da un lato e le tecniche di vinificazione e spumantizzazione più adatte dall’altro.

Un mosaico di territori, vitigni e vini

Sostenibilità, diversità e autenticità sono tre parole che descrivono la Sicilia del vino e il Consorzio Doc Sicilia, ci spiega il direttore Camillo Pugliesi: attenzione alla biodiversità e al territorio con tutte le sue differenze.

La vocazione alla sostenibilità è testimoniata dalla partecipazione del Consorzio alla Fondazione SOStain Sicilia, alla quale aderiscono un numero sempre crescente di aziende siciliane raggiungendo obiettivi misurabili sempre più ambiziosi e che si conferma un punto di riferimento per la costruzione di un modello di sostenibilità viticola, evoluto e avanzato anche in quanto calato nella sua realtà territoriale. Il Simposio “Interazioni sostenibili” tenutosi il 19 novembre a Villa Zito a Palermo è stato un’occasione importante di scambio e dialogo tra mondi diversi, dalla ricerca viticola e ambientale, all’imprenditoria, l’ecologismo, la politica. Di questo torneremo a parlare.

La valorizzazione delle varietà autoctone, dalle più diffuse come il Catarratto – che i produttori preferiscono oggi chiamare con l’antico nome di Lucido per faciltare anche la pronuncia da parte dei consumatori non italiani – alle cosiddette “reliquie” come la Lucignola e il Vitrarolo o l’Orisi, passando per la Nocera, il Grillo, il Frappato, il Perricone e il Nero d’Avola, è stata indagata ed estrinsecata in tutti i suoi aspetti nei progetti V.I.S.T.A. Lucido e Bi.Vi.Si., entrambi conclusisi nel 2025.

“È stato rispettato lo spirito dei progetti, che è quello di trasferire la conoscenza dal mondo della ricerca all’intera filiera. C’è stata una sinergia stretta e virtuosa tra il pubblico, il privato, gli Enti di Ricerca. I produttori sono stati messi al centro del progetto” spiega Camillo Pugliesi.

Una sinergia che faciliterà l’applicazione e il trasferimento e farà in modo che i produttori possano in futuro avere a disposizione sia il materiale vegetale di qualità per i loro vigneti, sia le conoscenze necessaire per scegliere tecniche e stili di vinificazione adatti alle varietà siciliane.

Se ti interessa approfondire i risultati del progetto Bi.Vi.Si. trovi l’articolo “Biodiversità viticola siciliana, una risorsa da valorizzzare” di Maurizio Gily sull’ultimo numero di Millevigne https://www.millevigne.it/numeri-uscite-riviste/04-2025/

Altri risultati di tecnica vivaistica affrontati all’interno del progetto sono stati riportati nell’articolo “Il barbatellone, quando e perché” di Maurizio Gily sul numero 4 20024 della rivista https://www.millevigne.it/numeri-uscite-riviste/04-2024/page/2/

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