Ottobre 2024

Stappa Montespertoli: una riflessione sul futuro climatico della Toscana del vino

L’evento organizzato dall’Associazione dei Viticoltori di Montespertoli è stato un’occasione informale di confronto tra produttori, scienziati e giornalisti che,“calici alla mano”, si sono interrogati sugli effetti delle annate estreme in Toscana e sui necessari adattamenti, anche culturali per affrontarle

Stappa Montespertoli: una riflessione sul futuro climatico della Toscana del vino

di Alessandra Biondi Bartolini

 “Stappa Montespertoli”, è l’evento organizzato lunedì 7 ottobre dall’Associazione dei Viticoltori di Montespertoli negli spazi della Chiesa dei Santi Martino e Giusto a Lucardo Alto (FI) per salutare la fine della vendemmia, che nelle previsioni degli organizzatori avrebbe dovuto essersi ampiamente chiusa, anche se l’andamento meteorologico di forte piovosità e instabilità ha portato a protrarsi le operazioni di raccolta e a creare non poche difficoltà ai produttori toscani, e non solo. Difficoltà e problematiche tra le caratteristiche generali di quest’annata che “leggeremo” soltanto tra qualche mese, quando sarà possibile valutare in modo più affidabile l’impatto dell’andamento meteo sulla qualità dei vini.

“Il diario climatico tuttavia non è che una delle infinite variabili che influiscono sul prodotto finale in termini di qualità e di quantità” ha affermato Paolo De Cristofano introducendo l’incontro con degustazione “La rivoluzione…del clima. Una conversazione sul cambiamento climatico e il suo impatto sul vino del futuro”, nella quale si sono alternati scienziati e produttori, che hanno presentato i vini delle due annate 2022 e 2023, entrambe considerate estreme anche se per motivi diversi.

Solo uno dei molti fattori che tuttavia sta condizionando e modificando in modo radicale il modo di fare agricoltura di molti paesi, configurando definitivamente – non è un’opinione – quello che stiamo vivendo come un momento di crisi climatica. Da questa consapevolezza dovremmo partire per trovare soluzioni.

“L’agrometeorologia si occupa di studiare quali sono le variabili climatiche che impattano sulla viticoltura. Il rapporto tra clima, suolo e vitigno è quello che permette di capire dove e in quali condizioni si possa fare viticoltura di qualità; ma per creare e comprendere questo equilibrio ci sono voluti  decenni se non secoli” ha spiegato Marco Moriondo, agrometeorologo e ricercatore senior nell’ambito di climate change presso il CNR IBE di Firenze.

I dati presentati da Moriondo parlano chiaro: in alcune aree viticole la coltivazione della vite rischia di uscire da quella che si definisce optimum zone per i parametri climatici, il range ottimale nella quale la vite ottimizza le proprie prestazioni produttive e qualitative. La situazione in Toscana è quella descritta anche in altre regioni: negli ultimi 10 anni si è assistito a una complessiva diminuzione delle piogge cumulate nel corso della stagione vegetativa e a questo si è accompagnato un incremento soprattutto delle temperature minime. Questi fenomeni si sono associati soltanto negli ultimi anni anche a un calo progressivo delle rese, già descritto in letteratura per zone climaticamente simili alla regione mediterranea, come il Sud dell’Australia (Webber et al. 2014). Le annate 2022 e 2023 riflettono entrambe questa tendenza, per quanto a cambiare sia stata la distribuzione delle piogge, che ha portato a una diverso impatto sulle rese e sulla pressione delle malattie: concentrate nei mesi invernali e autunnali per il primo dei due anni e  più abbondanti e frequenti in primavera e nei primi mesi dell’estate nel secondo caso.

 “Per quanto il Sangiovese sia una varietà piuttosto “plastica” e in grado di sopportare i cambiamenti,” ha osservato Giacomo Buscioni responsabile tecnico scientifico del settore bevande di FoodMicroTeam (FMT), “di fronte ad annate veramente estreme la viticoltura si dividerà sempre di più tra zone davvero vocate e zone non vocate, presenti in tutte le denominazioni toscane, dalle più famose alle meno famose. Il futuro di conseguenza non sarà di fare vigneti sempre più in alto o non solo, ma di scegliere quali togliere e di farli solo in zone veramente vocate. In tutto questo la conoscenza è fondamentale: la tradizione che ognuno si porta dietro come uno zainetto per le emergenze, perché legata alle vendemmie già fatte, o alle abitudini del luogo, dovrà essere molto rivista e riletta”.

Vocazionalità e conoscenze che con l’aiuto della ricerca dovranno quindi anche queste essere riscritte, perché non possiamo non chiederci oggi se le zone tradizionalmente più vocate lo saranno anche domani, mentre occorrerà al tempo stesso rendere più elastici anche alcuni dei paletti che spesso ci siamo dati nei disciplinari, come l’uso dell’irrigazione o la scelta delle forme di allevamento.

“Facciamo anche molta attenzione a osservare l’evoluzione dei parametri all’interno di un singolo vigneto: il vigneto osservato in un arco temporale di venti o trent’anni anni non è lo stesso vigneto, in quanto non solo cambia l’età delle piante, ma nel tempo si modifica anche il modo in cui il viticoltore lo conduce in funzione dell’evoluzione delle sue conoscenze e dell’esperienza” ha osservato Buscioni. “Al netto di questi cambiamenti, nella maturazione delle uve indubbiamente ci sono grandi oscillazioni, ma mentre al momento della vendemmia il contenuto in zuccheri nelle annate non cambia particolarmente – in quanto i viticoltori modificano la data di raccolta in funzione dell’andamento stagionale – si osserva invece negli ultimi anni un incremento sensibile e sistematico del pH. Un fenomeno che genera dei rischi crescenti per la stabilità microbiologica dei vini, con possibile sviluppo di alterazioni dovute soprattutto a Brettanomyces o ai batteri lattici”.

L’adagio del “per fare qualità si è sempre fatto così” non vale quindi sicuramente più e per essere in grado di prendere decisioni, intervenendo con scelte di lungo, medio o breve periodo e modificando anche le  pratiche più tradizionali, l’unica soluzione è imparare a leggere il vigneto, tenersi aggiornati e non dare niente per scontato o per già visto: anche coloro che hanno decenni di vendemmie di esperienza sulle spalle, sempre più spesso dovranno probabilmente affrontare situazioni che facilmente non si erano mai presentate.

L’ASSOCIAZIONE dei Viticoltori di Montespertoli

Nata nel 2022, l’Associazione Viticoltori di Montespertoli raggruppa 15 aziende accomunate da pratiche agricole sostenibili e dalla volontà di promuovere un territorio tra i più vitati della Toscana, la cui vocazione vitivinicola non ha, fin qui, goduto dell’attenzione che merita. Fanno parte dell’associaizone Podere all’Anselmo, Tenuta Barbadoro, Fattoria di Bonsalto, Tenuta Coeli Aula, Fattoria La Gigliola, Le Fonti a San Giorgio, Podere Ghisone, Podere Guiducci, Fattoria La Leccia, La Lupinella, Montalbino, Fattorie Parri, La Querce Seconda, Castello Sonnino e Valleprima.