Aprile 2025

Sud Heritage: la Calabria che ricorda, coinvolge e innova

C’è la casa della liquirizia e quella del tonno rosso, il  laboratorio della lana e il parco d’arte contemporanea, lo scrigno del profumiere e un museo la cui prima “sala” è un’ incredibile spirale verde che custodisce oltre 200 varietà di viti autoctone

Sud Heritage: la Calabria che ricorda, coinvolge e innova

Elisabetta Tosi     

C’è la casa della liquirizia e quella del tonno rosso, il  laboratorio della lana e il parco d’arte contemporanea, lo scrigno del profumiere e un museo la cui prima “sala” è un’ incredibile spirale verde che custodisce oltre 200 varietà di viti autoctone. Sono solo alcune delle sorprendenti e inaspettate suggestioni di cui è capace la Calabria, quando si abbandonano gli stereotipi e ci si cala in una realtà vivace che ha tanta voglia di comunicare e di farsi conoscere: quella imprenditoriale. In questi giorni in Tenuta Rosaneti dell’azienda Librandi, uno dei marchi più celebri della produzione vitivinicola di questa regione, è stata presentata Sud Heritage: una rete di musei d’impresa sparsi in tutta la Calabria*.

Il convegno, organizzato  in collaborazione con il G.A.L. (Gruppo di Azione Locale) Kroton per presentare questa iniziativa, è stata anche l’occasione per riflettere come in certe pratiche di viticultura tradizionale possa celarsi la chiave per adattarsi con successo a mutate condizioni ambientali e climatiche.

I Musei d’impresa per lo sviluppo del turismo

“Oggi è il battesimo di Sud Heritage, una rete di nove musei a supporto dello sviluppo turistico calabrese – ha spiegato il presidente del G.A.L. Natale Carvello – Come G.A.L stiamo avviando molte iniziative di promozione, e in futuro altri musei si uniranno. Ma chi aderisce a questa rete  dovrà dimostrare di avere uno standard qualitativo alto: una storia d’impresa da raccontare, una visione, un messaggio da condividere”. Il museo Vi.Te.S. di Librandi – Vite, Territorio, Storia –  ne è un esempio: la sua prima “sala” infatti si trova all’aperto. E’ il famoso giardino varietale messo insieme fin dagli anni Novanta da Nicodemo Librandi (cui il museo è intitolato), e che accoglie oltre 2800 piante di varietà autoctone da lui recuperate con certosina pazienza  in molti anni di ricerche, condotte  in tutta la Calabria insieme al prof. Attilio Scienza. Una banca del germoplasma alla quale possono attingere anche altri produttori calabresi interessati a studiare le potenzialità di vitigni unici al mondo.

Le altre sale espositive si trovano nella villa di inizio ‘800 e ripercorrono  il cammino della viticoltura, dai Greci ai giorni nostri, con una ricca collezione di reperti alla cui varietà hanno contribuito anche altri contadini della zona.

“Sud Heritage non sono solo ‘musei’ – ha precisato il presidente della rete Florindo Rubbettino – Sono luoghi di memoria e di cultura e per noi anche d’ispirazione e sperimentazione. Zone franche per chi ha idee e vuole metterle alla prova, per i giovani, per chiunque voglia capire cosa c’è dietro un nome o un marchio”.

 

Vi.Te.S. però, è solo un tassello dell’ampio puzzle di attività, progetti e pratiche che i Librandi stanno portando avanti. Durante il convegno, l’agronomo  dell’azienda Davide De Santis e la consulente Marta Donna dello Studio Agronomico SATA si sono alternati nella narrazione di un impegno per la sostenibilità a 360 gradi . “Da tempo ci chiedevamo se stavamo andando nella direzione giusta – ha spiegato Paolo Librandi, che con il fratello Raffaele e i cugini Teresa e Francesco è impegnato in azienda a tempo pieno. “Avevamo notato che c’è un nesso tra le attività agricole di un tempo e le attuali problematiche legate ai cambiamenti ambientali e abbiamo capito che la chiave è l’attenzione al suolo. In passato tutte le lavorazioni erano molto più delicate e rispettose della terra – ha continuato il produttore – Ed è così che dovremmo fare anche noi. Oggi non si può più pensare di sfruttare il suolo fino al suo completo esaurimento.  Dobbiamo restituirgli qualcosa”. Fin dai suoi inizi, l’azienda Librandi si è interessata alla conservazione dei vitigni locali, ma l’ultimo bilancio di sostenibilità (2023-2024) certificato da Equalitas testimonia anche un’attenzione sempre maggiore per la tutela della biodiversità in vigna.

Il progetto Biopass per garantire la ricchezza biologica del suolo

Con l’adesione al progetto Biopass dello Studio SATA, l’azienda sta perciò imparando  ad  “auto-monitorarsi”, esplorando e proteggendo la ricchezza biologica dei suoli delle sue sei tenute che comprendono un totale di 232 ettari di vigneto. Tutto questo ha portato a una serie di azioni intese a migliorare il benessere complessivo dei vigneti e a rafforzare le piante. Tra queste ci sono una rivisitazione delle forme di allevamento per migliorare la protezione dai picchi termici, l’integrazione dei  piani di difesa con il supporto a dinamiche di popolazione delle diverse forme di vita più adatte ad un contenimento naturale dei parassiti, l’adozione delle semine polifunzionali per migliorare  la fertilità biologica, una esplorazione dei suoli con un criterio olistico, onnicomprensivo, per costruire una progressiva zonazione della biodiversità del sottosuolo, della funzionalità e della fertilità biologica, con particolare attenzione a micro-artropodi, altri indicatori vivi ed alle forme diverse della sostanza organica nella sua evoluzione. Possono sembrare azioni moderne, in realtà sono la versione contemporanea di gesti antichi, come la potatura tradizionale, i sovesci naturali, l’innesto in campo, la corretta regimazione delle acque. “Negli ultimi anni l’enologia si è concentrata soprattutto sull’espressione genetica delle uve, trascurando un po’ il comportamento delle viti nel contesto climatico – ha spiegato Marta Donna – Perché certe viti si comportano meglio in certi ambienti e in certi climi? Il segreto è nel suolo. Per questo osserviamo i suoli, ma il Visual Soil Assessment, come adesso lo chiamiamo, lo facevano già nel 1500-1600”.

Ce ne sarebbe abbastanza anche per la prossima generazione, ma i Librandi non si fermano e stanno già pensando ai prossimi progetti: l’allevamento di viti maritate – il modello più antico ed efficace di agroforestazione – e un vigneto franco di piede.

“Il nostro modo di fare vino è sempre stato un atto di responsabilità verso la terra che abitiamo – ha concluso Paolo Librandi – Crediamo che la ricerca non debba mai essere disgiunta dalla memoria, e che solo partendo dalla conoscenza profonda delle pratiche tradizionali si possa immaginare un futuro davvero sostenibile.”

                                               * Amarelli 1778 – Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli”

Callipo 1913 – Museo d’Impresa

GIAS 1970 – Museo d’Impresa

Lanificio Leo 1873 – Museo d’Impresa

Librandi 1953 – Museo d’Impresa Vi.Te.S.

Mario Celestino 1959 – Museo d’Impresa della Ginestra, della Lana e della Srta “Eugenio Celestino”

Associazione Museo del Bergamotto – Museo del Bergamotto e del Cibo

Rubbettino 1972 – CARTA Museo d’Impresa e Parco d’Arte Contemporanea

Terme Caronte 1716 – Museo d’Impresa