Maggio 2024

Tecnologia in vigna, così i raggi cosmici aiutano a gestire meglio l’acqua

Innovazioni Emergenti nel Settore Vinicolo

Tecnologia in vigna, così i raggi cosmici aiutano a gestire meglio l’acqua

Stefano Labate

L’esigenza di gestire l’acqua in modo nuovo alimenta preoccupazioni e ragionamenti di produttori e agricoltori nel settore del vino. Salvaguardare un’indispensabile risorsa naturale, contenere i costi e mantenere la produttività della vite rende questa problematica centrale per la sostenibilità delle aziende vinicole. L’emergenza si manifesta con gli effetti dei cambiamenti climatici e solleva dubbi sull’affidabilità dei metodi tradizionali di gestione del vigneto.

Un aiuto arriva dalle nuove tecnologie e Luca Stevanato (nella foto), CEO di Finapp, spin-off dell’università di Padova con sede a Montegrotto Terme, si trova al centro della sfida. “Dopo l’oro nero adesso abbiamo l’oro blu, ovvero l’acqua”, afferma il fisico nucleare, citando la FAO che all’inizio degli anni Duemila segnalava che il 70% dell’acqua utilizzata dall’uomo viene impiegata in agricoltura, e più della metà di questa viene sprecata a causa di pratiche agricole errate.

“Sappiamo che l’acqua è sempre più preziosa e i cambiamenti climatici la stanno facendo scarseggiare – prosegue Stevanato. Quindi è nostro dovere, non solo nei confronti della terra ma anche nei confronti delle generazioni future, usarla in maniera più oculata rispetto a quello che abbiamo fatto fino a oggi”.

Riguardo l’irrigazione, per esempio, l’approccio tradizionale in agricoltura consiste nel dare una quantità di acqua superiore a quella necessaria, considerato che “un po’ in più non fa male”. Tuttavia, spiega Stevanato, questo “un po’ in più” ha portato a uno spreco significativo con un consumo da parte dell’agricoltura fino al 50-70% in più dell’acqua di cui avrebbe realmente bisogno.

Ecco dunque che entrano in gioco le nuove tecnologie, come quella che si basa sui raggi cosmici.

“I raggi cosmici sono quelli che generano l’aurora boreale e sono invisibili alle nostre latitudini ma sono presenti. Colpiscono il terreno e, se il terreno è intriso d’acqua, vengono assorbiti. Se il terreno ne è privo, o comunque c’è poca acqua, riescono a rimbalzare e uscire. Con il nostro sensore riusciamo a stimare quanti chilogrammi di acqua ci sono all’interno del terreno. Non lo facciamo più localmente, come facevano con i sensori conficcati all’interno del terreno che restituivano un’informazione solo puntuale, ma lo facciamo su vasta scala, con un sensore a raggi cosmici posizionato a due metri di altezza. Gli agricoltori possono così sapere se è necessario irrigare o se possono aspettare”.

L’approccio alla gestione dell’acqua si fa scientifico e misurabile

Ogni terreno ha un suo “serbatoio per l’acqua”, un concetto che molti agricoltori conoscono come “capacità di campo”. Stevanato afferma: “Il serbatoio delle piante, delle viti, della coltura è proprio un serbatoio, come quello della macchina, e dobbiamo tenerlo pieno al 10-20%, senza rischiare di arrivare a 0 perché altrimenti la pianta potrebbe soffrire. Ma la gestione dell’acqua è essenziale anche per evitare ristagni e lo sviluppo di malattie e funghi. Occorre mantenere l’umidità del suolo a un livello medio-basso, circa il 20-25%”.

I bassi livelli di acqua nel serbatoio si rendono necessari così anche per gli effetti dei cambiamenti climatici sui terreni: per un verso, l’acqua può faticare a penetrare in profondità e recuperare rapidamente una situazione di stress e, per un altro, può non essere assorbita durante un forte temporale, straripando e generando ristagni pericolosi.

L’applicazione della tecnologia a raggi cosmici fornisce una “fotografia chiara di quando si va sotto il limite minimo della capacità di campo accettabile”, permettendo di attuare contromisure solo quando necessario, portando a risultati sia in termini di risparmi idrici che in termini di qualità del raccolto e quindi del vino.

Si tratta di una soluzione consigliata a tutti?

Se è vero che, nel settore vinicolo, l’adozione di innovazioni tecnologiche rappresenta una barriera, soprattutto per le piccole aziende, secondo Stevanato queste tecnologie possono essere implementate con successo da coltivatori che dispongano anche solo di 2-3 ettari di terra.

Nel dettaglio, il sensore ha la capacità di misurare un’area di circa 5 ettari che può essere ampliata e coprire un’area molto più vasta, fino a centinaia di ettari.

In termini di ritorno sull’investimento, non ci sono casi specifici relativi alla viticoltura ma Stevanato cita un esperimento condotto su un campo di tabacco: l’uso del sensore a raggi cosmici avrebbe non solo ridotto i costi di irrigazione ma anche aumentato la produzione del 25% e la qualità del 20%-25%, rispetto al campo controllato con le vecchie tecnologie. “Il prodotto è stato pagato di più e il risultato a fine anno, è stato del 50% in più di fatturato. Al di là del caso indicato mediamente il fatturato dell’agricoltore aumenta di circa il 30%”.

Il sensore viene installato dopo uno studio preventivo, in cui vengono prese in considerazione l’esposizione, il posizionamento e la natura del terreno.

“Il sensore è autonomo, semplice da installare e non richiede particolari attenzioni”, continua Stevanato. Il consiglio è di piazzarlo nel luogo più “rappresentativo”, in termini di caratteristiche del terreno. Se un vigneto è per metà di argilla e per metà di limo, il posizionamento del sistema ne tiene conto grazie alle simulazioni condotte da una squadra di geologi.

In vigna, alla fine, si vedrà solo una “scatola”.

“Quando narri la vicenda dei raggi cosmici, uno pensa a luci lampeggianti, oggetti strani e fantasmagorici”, racconta Stevanato. “In realtà, apri la scatola – che è essenzialmente un quadro elettrico – e trovi una “spugna”, che cattura i neutroni e i raggi cosmici, e un circuito elettronico che raccoglie i dati e li invia al Cloud, nonché una batteria che alimenta il sistema. Sopra il dispositivo è posizionato un pannello solare che rende il sistema autonomo”.

E ancora: “Una volta caricati sul Cloud, i dati vengono resi disponibili all’agricoltore tramite un’applicazione sullo smartphone. L’app presenta i dati in forma di grafici, e può anche essere integrata in una piattaforma digitale per una gestione semplificata. Puoi visualizzare i grafici sul tuo cellulare, sul computer o in qualsiasi altro formato”.

Si noti che la tecnologia a raggi cosmici viene utilizzata anche in altri settori, spiega Stevanato. “In Veneto, abbiamo coperto l’intera regione montuosa con i nostri sensori. Possiamo misurare in inverno le riserve di acqua in montagna e prevedere la quantità di acqua che si rende disponibile in primavera. Le stime approssimative del passato sono sostituite da misurazioni in tempo reale che permetteranno una gestione ottimale dell’acqua anche a livello di laghi, fiumi e dighe. Non solo gli agricoltori saranno quindi in grado di implementare pratiche di irrigazione più efficienti, ma si potrà aiutare anche la distribuzione stessa dell’acqua da parte dei fornitori”.

In conclusione, il CEO di Finapp si dice ottimista per il passaggio a una Smart Agricolture, una agricoltura “intelligente”, anche con una migliore gestione dell’acqua.

“Entro pochi anni il settore agricolo subirà una rivoluzione completa”, prevede Stevanato, confidando sul cambio generazionale e l’abbandono dei vecchi metodi. “Ci stiamo rendendo conto del cambiamento climatico e che dobbiamo agire. La politica sta sostenendo questo tipo di innovazione, offrendo incentivi e spronando le persone all’uso di nuove tecnologie. Credo che sia estremamente importante, perché l’uomo, per sua natura, è un essere abitudinario e il cambiamento va supportato. Entro 10-12 anni gran parte dell’agricoltura sarà intelligente”.

Puoi ascoltare l’intervista  completa a Luca Stevanato su Winehub di Stefano Labate  cliccando QUI