di Alessandra Biondi Bartolini
Tracciare il profilo di uno studioso e un professionista multiforme e sensibile come è stato Daniele Vergari non è facile. Ancora più difficile è oggi, nel giorno successivo alla sua scomparsa, separare il Vergari agronomo e storico dell’agricoltura, dal Vergari uomo e amico, in quanto sono proprio l’umanità, la capacità di creare rapporti tra le persone, gli interessi sconfinati per gli ambiti più diversi della cultura, che di lui resteranno in chi lo ha conosciuto, insieme alle sue non poche opere.

Una laurea in Agraria e una in Storia, impiegato al Consorzio del Medio Valdarno, collaboratore storico e Accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili, membro dell’Accademia di Fisiocritici di Siena e di quella degli Euteleti di San Miniato, vincitore nel 2008 del premio Antico Fattore, fondatore e presidente dell’Associazione Giovan Battista Landeschi, responsabile della biblioteca della Società Toscana di Orticultura e moltissimo altro ancora. Tra le tante cose, molti di noi, allora studenti di agraria, lo ricordano attivo e instancabile nel coordinare i volontari che accorsero per il recupero dalle macerie dei libri della biblioteca dell’Accademia dei Georgofili quando questa fu colpita dall’attentato dinamitardo nel maggio del 1993.
Non riesco e non so elencare tutto quello che Daniele Vergari è stato e ha fatto, soprattutto perché probabilmente equivale in valore e in quantità a quanto ancora avrebbe potuto e voluto fare se una terribile malattia non lo avesse fermato troppo presto.
Credo che forse la definizione che meglio veste e descrive Vergari è la figura dell’erudito, colui che in altri tempi coltivava i molti campi della cultura e aveva modo di cercare nel passato, individuare fonti, creare progetti e raccogliere persone unite da comuni interessi. Ecco: Daniele Vergari era un erudito umile che condiva la sua cultura con una fine ironia e il gusto della goliardia.
L’attenzione per il paesaggio agrario e per la storia del territorio hanno caratterizzato alcune delle sue imprese più grandi, dal recupero delle sistemazioni agrarie realizzate da Giovan Battista Landeschi a San Miniato (Pisa) e la creazione di un percorso didattico alla loro riscoperta, alle ricerche e le pubblicazioni sulle bonifiche.
Nella sua attività di ricerca presso l’Accademia dei Georgofili, Vergari ha contribuito al recupero di manoscritti e archivi che rischiavano di andare perduti. Sua la pubblicazione delle note settecentesche di Pier Antonio Micheli “Istoria delle viti che si coltivano in Toscana” e del trattato di Giuseppe Del Moro “Agricoltura pratica tratta dall’esperienze nel giro d’anni LX” del 1758.
La sensibilità e il rigore scientifico non si limitavano tuttavia alla storia dell’agricoltura: fu cercando nell’archivio del Consorzio di Bonifica dove lavorava tutti i giorni, che scoprì le storie dimenticate degli ebrei che durante le persecuzioni naziste trovarono rifugio proprio in quegli stessi uffici dove erano impiegati.
Tra le sue ultime fatiche le mostre fotografiche realizzate con Davide Fiorino all’Accademia, il recupero e il riordino del patrimonio fotografico, ma anche quella sulle donne nel contesto agricolo e accademico, che restituì il giusto riconoscimento alle prime e sole quattro Accademiche ammesse nei primi duecento anni di attività dell’istituzione scientifica fiorentina.
Non ultimo Daniele Vergari è stato un collaboratore di Millevigne e sulle pagine della nostra rivista aveva pubblicato alcuni profili di personaggi che hanno fatto la storia della viticoltura e del vino e della scienza: Galileo Galilei, Antonio Micheli e i primi ampelografi, Domizio Cavazza.
Poi la malattia aveva messo in standby il lavoro che ancora progettavamo di fare. Insieme avremmo voluto fare un podcast sui pionieri dell’agricoltura e poi c’era un articolo sull’ampelografo Giuseppe Di Rovasenda e la sua collezione di vitigni, che sarebbe stato pubblicato ancora sulla nostra rivista. “Non ce la faccio a consegnarlo, sono troppo stanco” mi aveva detto.
Ciao Daniele, lo faremo noi per te: il Di Rovasenda avrà il suo meritato articolo, te lo promettiamo.
Alla famiglia, gli amici e ai tanti che gli hanno voluto bene, le condoglianze della nostra redazione

