Giugno 2024

Un vino buono in tutti i sensi. Non solo per la qualità enologica, ma perché vuole fare del bene

Torna l’iniziativa benefica Barolo en Primeur

Un vino buono in tutti i sensi. Non solo per la qualità enologica, ma perché vuole fare del bene

Stefano Labate

C’è un Barolo che si prende cura del sociale e intende farsi conoscere nel mondo anche per questa tensione etica. Questo aspetto diventa sempre più rilevante anche nel settore del vino, sviluppando sensibilità e nuove relazioni tra produttori, attori e comunità locali, consumatori.

Il biglietto da visita di questo Barolo, buono a 360 gradi, è Barolo en primeur, asta internazionale con intenti benefici e solidali, pensata e fatta crescere, a partire dal 2021, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione CRC Donare e Consorzio Barolo e Barbaresco.

Nelle prime tre edizioni, l’asta ha raccolto 2,37 milioni di euro, finanziando 55 progetti sociali e culturali. Sono state battute le barrique della Vigna Gustava, una vigna di Fondazione CRC che sorge di fronte al Castello di Grinzane Cavour. Le uve affidata alle cure di Donato Lanati  vengono vinificate separatamente in barrique, secondo una parcellizzazione realizzata in base all’altitudine, all’esposizione e alla presenza di piante giovani o vecchie. Il Barolo, battuto all’asta un anno dopo la vendemmia, deve poi attendere più di due anni per completare il ciclo minimo di invecchiamento e poter essere messo in commercio.

Alla Scuola Enologica di Alba si è fatto il punto sull’iniziativa e si è tenuta una degustazione tecnica della nuova annata, che andrà all’asta il prossimo ottobre.

Giuseppe Dacomo, vicepreside della Scuola Enologica, ha fatto gli onori di casa nella nuova sala della scuola e ha spiegato che gli allievi del sesto anno sono stati coinvolti nel lavoro guidato da Lanati. “Per noi è un progetto di grande respiro territoriale ma che ha anche valenza didattica: speriamo possa continuare a crescere”.

Francesco Cappello, vice presidente di Fondazione CRC, ha ricordato che l’acquisto della Vigna Gustava, da Banca UBI, è stato da subito pensato come investimento patrimoniale e progetto, per coinvolgere la Scuola Enologica nella conduzione delle uve e avere un impatto benefico. “La produzione della vigna viene destinata all’asta e il ricavato interamente devoluto a iniziative a carattere sociale sia in Italia che all’estero. La casa d’aste Christie’s ci ha preso per mano fin dalla prima edizione e ci ha fatto crescere con il collegamento prima con New York, nel 2022, e poi anche con Londra, nel 2023”.

Proprio con l’acquisizione della vigna, Fondazione CRC ha generato  una figlia, Fondazione CRC Donare, promossa per rafforzare nelle comunità la cultura del dono e la condivisione all’interno della comunità. Il presidente, Giuliano Viglione, ha commentato la stretta collaborazione con il Consorzio e l’importanza dei lotti comunali di Barolo e Barbaresco che hanno arricchito l’asta, raccogliendo 270mila euro, destinati interamente alla Scuola Enologica.

A partire dalla seconda edizione di Barolo en primeur, molte aziende vinicole del territorio hanno infatti iniziato a donare proprie bottiglie, in quantità e formati diversi, che sono state messe all’asta come “lotti comunali”, secondo il comune di appartenenza. “La Scuola Enologica di Alba rappresenta un vanto per la nostra città e una delle poche scuole professionali di questo tipo in Italia. L’intento delle nostre fondazioni è cercare di risollevare le sue condizioni per farla tornare a essere un riferimento non solo nazionale ma anche internazionale”.

Per la gestione è nata una commissione di cui fanno parte, oltre alle due fondazioni bancarie e al Consorzio Barolo e Barbaresco, anche il Comune di Alba e una rappresentanza dei produttori, attraverso la ricostituita Associazione di ex allievi della scuola. “Da una parte – ha concluso Viglione – c’è un patto territoriale da consolidare attraverso una rete tra il sistema educativo-formativo, quello produttivo e le istituzioni. Dall’altra, vogliamo sostenere anche il recupero funzionale ed estetico dei locali della scuola”.

Era assente il neo presidente di Fondazione CRC, Mauro Gola, che ha poi rassicurato circa l’impegno dell’ente con una nota. “L’iniziativa è nata da un’intuizione lungimirante. Sapremo fare gioco di squadra e far ulteriormente crescere questo appuntamento nei prossimi anni”.

La mattinata all’Enologica era attesa anche per il primo atto pubblico del neo presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, Sergio Germano

“È davvero bello – ha esordito Germano – come ex allievo della scuola, che ho frequentato quasi quarant’anni fa, essere qui. Penso che sia importante avere nuove iniziative per sviluppare un polo con il respiro e la visibilità che si merita questo istituto. La Scuola Enologica è stata, ed è, fucina di tanti tecnici che lavorano sul territorio e non solo. L’idea del Consorzio è proprio quella di proporre un territorio e questa iniziativa dà visibilità al prodotto Barolo, e adesso anche al Barbaresco”.

Il presidente ha ringraziato il predecessore, Mattero Ascheri, e ha parlato dell’impegno delle cantine. “È giusto che i produttori comincino a pagare ‘una tassa’ a questo territorio di cui sono artefici e promotori, e che investano per mantenere questa bellezza, in cui abbiamo la fortuna di vivere, con risorse praticamente uniche al mondo”.

In linea con le ambizioni del nuovo mandato, Germano guarda ora alle potenzialità del progetto nel far crescere il brand “Barolo e Barbaresco”.

Pare particolarmente interessante la formula dei lotti comunali. I produttori possono partecipare all’asta sostenendo la Scuola Enologica, a cui va il ricavato dei lotti, ma anche promuoversi in modo congiunto. “Barolo e Barbaresco – ha sottolineato Germano – hanno bisogno di consolidare il proprio posizionamento alto e dare risalto a realtà ancora poco conosciute. I lotti mettono insieme nomi di aziende già famose con altre che magari si sono appena affacciate sul panorama mondiale e sui mercati secondari”.

Durante la mattinata all’Enologica è intervenuto anche il neo sindaco di Alba, Alberto Gatto. Va ricordato che il Comune è proprietario dello stabile che ospita la scuola.

Il giovane primo cittadino – 34 anni, anche lui enologo ed ex allievo, che ha sconfitto senza il favore dei pronostici il sindaco uscente – ha tra l’altro auspicato che le relazioni tra istituzioni locali ed educative possano crescere e occuparsi anche di ricerca. “Penso che anche nel settore del vino ci sia davvero la necessità di aprire alla ricerca, anche rispetto alle nuove emergenze che ci sono, come il cambiamento climatico e tutto quello che ne consegue. Aiutare enti come la Scuola Enologica e come l’università è davvero un tema di estrema attualità”.

Infine, Donato Lanati, tra i più autorevoli ex allievi della Scuola, ha condiviso le sue emozioni. 

“Quando sono entrato qui, questa mattina, mi batteva forte il cuore. Anche perché mi hanno detto che ci sono gli esami. La mia carriera è partita da qui, come studente, e questo istituto mi ha dato una cosa importante: la passione. Proprio qui ho avuto in dono la passione per l’enologia”.

Il noto enologo, a cui è affidato il progetto della Vigna Gustava, è diventato protagonista della seconda parte del convegno. Ha tenuto un’affascinante lezione sul colore del Barolo, tra suggestioni, racconti e formule chimiche proiettate alle sue spalle, e poi ha guidato l’attesa degustazione tecnica della nuova annata 2023, messa a confronto con quelle del 2022, 2021 e 2020. In sala erano presenti giornalisti, produttori e anche potenziali acquirenti, collezionisti e filantropi, interessati a puntare le migliori barrique su cui rilanciare il  25 ottobre durante la prossima asta.

Dal Consorzio del Barolo e Barbaresco

Il Consorzio del Barolo e Barbaresco aveva poi comunicato le proposte di modifica del disciplinare che hanno raggiunto il quorum necessario da parte dei produttori e che quindi potranno ora proseguire il loro l’iter per diventare esecutive.

I Produttori hanno detto sì all’introduzione della limitazione esplicita delle zone di imbottigliamento di Barolo e Barbaresco, che devono coincidere con quelle della vinificazione. 

Inoltre, per il Barbaresco, c’è stato il via libera ai grandi formati (superiori a 6L). Si apre dunque l’impiego di bottiglie tra i 6 e i 18 L anche per la vendita, e non solo per la promozione.

Le restanti modifiche proposte non hanno raggiunto il quorum. In particolare, resta dunque in vigore il divieto di piantare nebbiolo da Barolo sui versanti nord della denominazione. La proposta, molto discussa, era nata con il precedente presidente del Consorzio, Matteo Ascheri, che aveva invitato i soci a pronunciarsi anche considerando gli effetti del cambiamento climatico.

Per approvare le modifiche serviva il consenso di produttori che rappresentassero almeno il 66% della superficie totale dei vigneti iscritti alla denominazione e almeno il 51% della produzione imbottigliata (intesa come media) nell’ultimo biennio.

Questo il dettaglio delle percentuali dei voti favorevoli all’introduzione della limitazione delle aree di imbottigliamento: Barolo, per la superficie 71,15% e per l’imbottigliamento 66,95%; Barbaresco, per la superficie 67,92 e per l’imbottigliamento 63,97%. Questo il dettaglio delle percentuali per il sì ai grandi formati del Barbaresco: per la superficie 67,22 e per l’imbottigliamento 65,23%.