Gennaio 2026

Una piattaforma per l’economia circolare nel mondo del vino

Realizzata dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo la piattaforma censisce le pratiche di economica circolare e crea connessioni responsabili

Una piattaforma per l’economia circolare nel mondo del vino

Il progetto Circular Economy for Wine, realizzato nell’ambito dell’ecosistema di innovazione per le regioni del Nord Ovest NODES con i fondi PNRR, si è concluso il 15 dicembre presso la Banca del Vino di Pollenzo con un panel di discussione organizzato tra stakeholder e una degustazione circolare, ai quali abbiamo avuto l’occasione e l’onore di partecipare. Obiettivo del progetto era quello di mappare e indagare le pratiche e i processi di economia circolare applicati alla produzione di vino e la loro sostenibilità. Un lavoro che ha prodotto come output la piattaforma digitale www.circulareconomyforwine.it , una raccolta di pratiche, esperienze e possibilità che partono da una considerazione che possiamo considerare la filosofia del progetto come hanno spiegato Franco Fassio e Roberta Destefanis (nella foto), responsabili scientifici del progetto presso l’Università di Scienze Gastronomiche: “Quando invitiamo il consumatore a “bere responsabilmente”, ci chiediamo se tutte le figure che lo hanno preceduto nella filiera hanno prodotto, progettato, dismesso o comunicato in modo altrettanto responsabile? L’economia circolare è anche un modo per entrare in una logica di co-responsabilità.”

Il portale offre una finestra sullo stato dell’arte,di coloro – aziende, reti di imprese, startup ecc –  che in Italia e all’estero applicano o hanno tentato di applicare il paradigma circolare delle 10 R: rifiutare (i principi di economia lineare che governano il sistema economico nel quale viviamo), ripensare, ridurre (scarti e rifiuti), ma anche riusare, riparare, ricondizionare, riconvertire, riciclare e recuperare, alle quali si sono aggiunte le R di relazionarsi e raccontarsi. Un insieme di strategie complesso che dovrebbe anche permettere di superare un racconto spesso eccessivamente semplificato, che vede l’economia circolare unicamente come valorizzazione degli scarti e riciclo dei rifiuti. Prima di far diventare un prodotto scarto o rifiuto è possibile individuare per lui altre possibilità di restare all’interno del sistema produttivo.

Nel sito si trovano tantissime esperienze cui ispirarsi per nuove idee di circolarità: dal progetto di raccolta e riciclaggio dei liner di supporto delle etichette sviluppato dalle aziende dell’Anello Forte nelle Langhe, ai tappi in sughero raccolti e riciclati in oggetti di design o pannelli per la bioedilizia,  dalla valorizzazione per uso cosmetico o farmaceutico dei polifenoli dell’uva, alla Wine leather, la pelle vegana realizzata utilizzando le vinacce, dalla bottiglia 100% Sicilia di SOStain Sicilia, fino alla capsula autoprodotta in Roero da Manuele Priolo a partire da cera d’api e gesso alabastrino.

Ma la piattaforma e la mappatura delle esperienze esistenti rappresentano solo un punto di partenza e sono destinate, nell’ottica dell’approccio sistemico applicato dai ricercatori, a far crescere quel sistema di relazioni e conoscenze che insieme potranno favorire il passaggio all’economia circolare.

Ed è appunto di futuro – prospettive, criticità, ostacoli e idee – che si è parlato nella tavola rotonda del 15 dicembre, partendo dai risultati dell’indagine sul questionario “Scenari futuri di economia circolare per il sistema vino” svoltosi all’interno del progetto. Presenti oltre a Fassio e Destefanis, coordinatori del progetto, allo sviluppatore della piattaforma Daniele Grasso dello studio Ynnesti e l’amministratore della Banca del Vino Federico Piemonte, anche associazioni come L’anello forte, rappresentata da Isabel Oberlin e Filiera Futura con Vincenzo La Forgia, produttori vitivinicoli come Claudio Conterno e Manuele Priolo, esperti di marketing, project management o fundraising come Sara Gigliotti e Gabriele Cena, realtà distributive innovative come Sfusobuono di Alessandra Costa e chi scrive in rappresentanza del mondo dell’informazione, con Millevigne.

Alcune riflessioni che potrebbero portare lontano

La prima riflessione, a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, è che i tempi potrebbero semplicemente non essere ancora maturi ma che il passaggio dall’economia lineare all’economia circolare dovrà necessariamente accadere. Si tratta di un processo che richiede competenze nuove (di sviluppo, progettazione, comunicazione ecc), così come di un nuovo approccio culturale e coloro che studiano, programmano e investono sull’economia circolare sono oggi dei giovani ricercatori, imprenditori e manager.

Potrebbe essere così (e in tal caso basterebbe attendere) ma non è necessariamente così.

Perché chi manca (anche fisicamente per chiudere il cerchio intorno al tavolo di discussione) sono le istituzioni. Gli ostacoli che gli imprenditori incontrano quando si trovano a introdurre pratiche e processi circolari e innovativi sono spesso anche di tipo burocratico o finanziario. Manca il sostegno delle istituzioni per facilitare l’accesso all’innovazione e il suo sviluppo, ma a volte le idee si scontrano anche semplicemente con la burocrazia e la difficoltà di far capire (e trovare quindi un modo per farlo) che un’azienda può vendere quello che generalmente avrebbe dovuto scartare o smaltire come rifiuto, o condividere il lavoro o la proprietà dei mezzi di produzione con altre realtà.

Ma in molti casi mancano anche i numeri: per funzionare l’economia circolare ha bisogno di fare rete e generare economie di scala all’interno dei territori e per raggiungere questo obiettivo forse si deve smarcare dall’immaginario di “cultura freak” nella quale molti la collocano.

È un buono, pulito e giusto a prescindere dalla dimensione: essere inclusiva e facilitare le reti dei piccoli e dei piccolissimi, ma cercare anche il coinvolgimento e l’alleanza necessaria con i grandi. Le esperienze della Romagna sono sicuramente un buon esempio.

Le pratiche di economia circolare infine devono essere economicamente sostenibili e offrire alle aziende che le adottano una qualche forma di valore. Dal momento che non sarà probabilmente valorizzando le vinacce che si potrà scardinare un sistema economico come quello capitalistico, è nel suo ambito che dobbiamo necessariamente continuare a muoverci e le imprese che introducono un cambiamento o un’innovazione di circolarità, per riuscire a mantenerla e farla crescere devono guadagnarci qualcosa, che sia reddito, vantaggio fiscale, posizionamento o reputazione.

 

Di economia circolare su Millevigne abbiamo parlato e scritto in molte occasioni. Raccontare le storie, i successi, ma anche le difficoltà e talvolta gli insuccessi, è il modo in cui una testata come la nostra prova a esercitare un impatto sul cambiamento e sulla cultura e l’innovazione nel settore vitivinicolo.

Continueremo a parlarne e ci sarà ancora occasione di parlare anche dei risultati ottenuti dal progetto “Circular Economy for Wine”.

Un caso molto interessante sulle possibilità offerte dal “pensiero circolare” ma anche delle difficoltà che ancora si oppongono alla sua diffusione è quello del riuso delle bottiglie con vuoto a rendere. Ne abbiamo parlato sul numero 4 di Millevigne, intervistando proprio Roberta Destefanis e i protagonisti di due delle realtà censite anche nel progetto: la piemontese Bracciarese e la toscana Rendivetro.

È uno dei due articoli offerti in libera lettura per gli iscritti alla newsletter, lo potete scaricare al link: https://www.millevigne.it/articoli-rivista/nella-bottiglia-vuota-il-bicchiere-mezzo-pieno/

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