Biodiversità come risorsa concreta per la viticoltura di domani
La biodiversità vitivinicola non rappresenta soltanto un patrimonio da conservare, ma una leva concreta e attuale per affrontare le trasformazioni in atto nel settore agricolo. Questo messaggio è emerso con forza dal convegno finale del progetto VaGiùBin – Valorizzazione e protezione della biodiversità viticola valsusina per una gestione sostenibile delle risorse nel contesto del cambiamento climatico – svoltosi a Torino lo scorso primo dicembre e caratterizzato da un confronto qualificato tra ricercatori, tecnici, produttori e operatori del comparto vitivinicolo.
Il progetto, coordinato da Maurizio Petrozziello del Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia (CREA-VE) e realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, è stato un lavoro corale che ha permesso di sviluppare una visione integrata e multidisciplinare della biodiversità viticolo-enologica in Val di Susa e nella collina morenica rivolese, evidenziandone il ruolo strategico nell’affrontare sfide complesse quali il cambiamento climatico, la sostenibilità ambientale, la riduzione degli input chimici e la valorizzazione delle produzioni locali.
Il convegno si è tenuto presso la Sala Trasparenza del Grattacielo della Regione Piemonte, confermando un’attenzione istituzionale verso i territori viticoli marginali e di montagna. Protagonisti della giornata sono stati i numerosi ricercatori e ricercatrici del CREA coinvolti nelle attività progettuali, affiancati da relatori di riconosciuta competenza in ambito viticolo, geologico ed enologico, nonché da produttori e professionisti del settore, il cui contributo ha garantito un elevato livello scientifico e operativo del dibattito.
Un ruolo significativo nel dialogo con il mondo professionale è stato svolto da AIS con Mauro Carosso Presidente AIS Piemonte presente in sala, dalla Strada Reale dei Vini Torinesi rappresentata da Giulia Chiarle e l’Associazione Baratuciat e vitigni storici nella persona di Valentina Peracino, partner e sostenitori del progetto sin dalla fase di ideazione, che hanno supportato la diffusione dei contenuti e favorito il confronto diretto con tecnici e produttori lungo tutto il percorso di VaGiùBin.
Geodiversità e biodiversità viticola e microbiologica: le basi dell’unicità valsusina
Il convegno si è aperto con un inquadramento del territorio che ha messo in relazione geodiversità, paesaggio e viticoltura. Marco Giardino (Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Scienze della Terra) ha illustrato come la Val di Susa è un territorio in cui la vite convive da secoli con un ambiente naturale multiforme e di straordinaria complessità geologica, modellato dall’orogenesi alpina e dalle grandi glaciazioni del Pleistocene. La presenza di unità litologiche differenti, depositi glaciali e fluvioglaciali, terrazzi e versanti con diversa esposizione genera una grande eterogeneità dei suoli, con effetti diretti sulla disponibilità idrica, sul drenaggio e quindi sul comportamento fisiologico della vite. In questo senso, il paesaggio viticolo valsusino non può essere compreso senza leggere le sue “radici geologiche”. Su questo “terreno” si innesta il contributo ampelografico presentato da Stefano Raimondi (consulente e specialista in ampelografia), che ha illustrato il lavoro di censimento e caratterizzazione di alcuni vigneti storici della Val di Susa svolto nell’ambito del progetto VaGiùBin.
I rilievi in campo, condotti tra collina morenica rivolese (Villarbasse e Rosta) fino alla media Val di Susa (Giaglione e Chiomonte), hanno permesso di registrare l’attuale diffusione delle cultivar tradizionali, confermare la presenza di vitigni storici e individuare soprattutto nuovi genotipi, spesso conservati in pochissimi ceppi. Queste scoperte confluiranno in appositi campi di conservazione della biodiversità viticola, nei quali i materiali saranno anche caratterizzati dal punto di vista agronomico e produttivo, ampliando così il bacino di biodiversità a cui attingere in futuro per strategie di adattamento, ad esempio in risposta ai cambiamenti climatici. Tra i vitigni censiti, alcuni, profondamente legati alla Valle di Susa e alla collina morenica, come Baratuciat, Balau e Brunetta di Rivoli, emergono come il risultato di una lunga coevoluzione tra ambiente, pratiche agricole e cultura locale, e rappresentano una risorsa concreta per una viticoltura resiliente e fortemente radicata nel territorio.

Un secondo livello di biodiversità, meno visibile ma altrettanto determinante, è quello microbiologico. Luca Nerva e Walter Chitarra (CREA-VE, Conegliano) hanno approfondito il ruolo delle comunità microbiche associate al vigneto, descrivendo la vite come un olobionte, ovvero un sistema integrato pianta–microbioma che funziona in stretta collaborazione, tanto da essere considerato un super organismo che rende la vite estremamente adattabile ai diversi ambienti.
I microrganismi presenti nel suolo, nella rizosfera e nei tessuti vegetali contribuiscono alla nutrizione, modulano le risposte agli stress biotici e abiotici e partecipano ai meccanismi di difesa della pianta. In questo contesto, un ruolo centrale è svolto dai metaboliti secondari, in particolare dagli stilbeni (come resveratrolo e viniferina), che agiscono come composti di difesa e influenzano selettivamente la composizione del microbioma.
In prospettiva, un contributo significativo alla comprensione della resilienza di molte vecchie piante nel contesto valligiano potrebbe derivare dall’isolamento e dalla caratterizzazione di microrganismi benefici associati alle varietà autoctone valsusine, aprendo concrete prospettive applicative per lo sviluppo di strategie di biocontrollo e per la riduzione dell’uso di fungicidi, tema di grande rilevanza per la sostenibilità della viticoltura.
Dalla biodiversità delle uve alla tipicità del vino
Andriani Asproudi e Loretta Panero (CREA-VE, Asti) hanno illustrato i risultati delle attività di caratterizzazione chimica delle uve e delle relative microvinificazioni di Baratuciat, Balau e Brunetta di Rivoli, con particolare attenzione all’analisi del profilo polifenolico e dei precursori aromatici, evidenziando come la biodiversità viticola trovi nel vino la sua piena espressione.
L’analisi dei precursori aromatici ha evidenziato differenze varietali marcate tra i vitigni studiati. Tra le varietà a bacca rossa, il Balau presenta un profilo aromatico complessivamente equilibrato, caratterizzato da un contributo bilanciato delle diverse classi di composti aromatici varietali che, nel loro insieme, concorrono a definire nel vino note prevalentemente floreali e una spiccata tipicità aromatica. Nel caso della Brunetta di Rivoli, questi composti risultano complessivamente presenti in quantità inferiori rispetto al Balau; tuttavia, prevalgono quantitativamente i norisoprenoidi che sono composti molto importanti dal punto di vista aromatico e responsabili di sentori floreali e fruttati, che ne caratterizzano l’espressione aromatica. Il Baratuciat si distingue invece per un tenore complessivo di composti varietali nettamente più elevato, con una concentrazione di terpeni di diverse volte superiore rispetto a Balau e Brunetta di Rivoli. Questa ricchezza compositiva si riflette in un profilo aromatico dominato da note fiorali e balsamiche, che trova piena conferma nelle valutazioni del vino effettuate nel corso degli assaggi.
Anche per queste considerazioni è stato dedicato, nel corso del progetto, un approfondimento sensoriale specifico a quest’ultimo vitigno, simbolo enologico della Val di Susa. Federica Bonello, esperta di analisi sensoriale del CREA-VE di Asti, ha illustrato il lavoro svolto per la definizione dell’identità aromatica del vitigno, adottando un approccio integrato basato su analisi chimiche e valutazioni sensoriali condotte con il supporto di panel addestrati e assaggiatori professionali esperti. I risultati ottenuti hanno consentito di aggiornare le conoscenze sul profilo aromatico di questo vino, ampliando e in parte rivedendo le limitate informazioni disponibili in letteratura.
Nonostante le differenze tra annate e campioni, il Baratuciat mostra un profilo aromatico sorprendentemente stabile, caratterizzato da note fresche di matrice varietale che evolvono verso sentori più complessi e minerali, anche con affinamenti relativamente brevi. Questa coerenza suggerisce una forte impronta varietale e conferma il potenziale del vitigno per produzioni di qualità, capaci di esprimere in modo autentico il territorio.
I risultati del progetto VaGiùBin offrono interessanti prospettive di sviluppo
Il progetto VaGiùBin ha restituito una visione integrata della biodiversità valsusina, intesa come un sistema complesso che coinvolge suolo, pianta, microrganismi, uva e vino, traducibile in tipicità, riconoscibilità e valore enologico. Si tratta di un patrimonio che non va soltanto conservato, ma approfondito, studiato e valorizzato attraverso un dialogo continuo tra ricerca scientifica, istituzioni e mondo produttivo, in grado di rafforzare la resilienza dei sistemi viticoli e di aprire prospettive concrete per la valorizzazione dei vitigni storici e autoctoni piemontesi.
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Si ringraziano per la realizzazione del progetto e la partecipazione al convegno conclusivo: Maurizio Petrozziello, Giulia Chiarle, Valentina Peracino, Andriani Asproudi, Federica Bonello, Loretta Panero, Stefano Raimondi, Walter Chitarra, Luca Nerva, Mauro Carosso, Marco Giardino, Vasiliki Ragkousi, Christos Tsolakis, Federico Piano.

